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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia l’economia risulta al palo almeno per i prossimi due anni
di Salvatore Sacco

Fermi gli investimenti privati, in diminuzione quelli pubblici, statici i consumi, alla luce dei dati Ocse, Fmi, Federal Reserve, Istat. Sofferenze bancarie alle stelle. Fino a tutto il 2011 l’Isola si troverà ancora in stagnazione 

Tags: Pil, Economia, Sicilia



PALERMO - Il quadro congiunturale dell’economia siciliana non appare dei migliori: tanto i preconsuntivi che le previsioni sono meno positive rispetto all’ intero contesto nazionale, così come per altre regioni del Mezzogiorno.
Finora, nelle regioni sud insulari, la  crisi si è avvertita in modo meno pesante ma rischia di prolungarsi di più nel tempo, a causa della fragilità dell’apparato produttivo locale, meno globalizzato, poco orientato all’export,  eccessivamente polverizzato e con una preponderanza di attività terziarie ed edilizie collegate al settore pubblico. Ad oggi, nella nostra Isola, gli effetti della crisi si sono avvertiti di più con riferimento a quelle realtà collegate ai grandi gruppi extraregionali: Fiat, Fincantieri, Italtel, solo per citarne alcuni,  ma è probabile che ora si propaghino all’intero tessuto produttivo.

In base alle informazioni più recenti (Ocse, Fmi, Federal Reserve, Istat, Svimez e Ns. rilevazioni) si sono determinate le condizioni per una generale revisione al ribasso dei principali indicatori economici. In sintonia con quanto avviene nei principali Paesi industrializzati del mondo, l’economia italiana sembra aver esaurito lo slancio della fase di ripresa che si era manifestata nel primo semestre dell’anno; a metà settembre l’Ufficio studi della Confindustria, pur lasciando invariate le stime di crescita del Pil italiano per il corrente anno (1,2%), ha rivisto le previsioni per il 2011 abbassandole dall’ 1,6% a 1,3%. Gli ultimi dati Istat sull’andamento del mercato del lavoro confermano, peraltro, che siamo in presenza di una ripresa che non genera lavoro, mentre i dati sull’export mostrano un rallentamento delle performance nell’ estate, dopo i buoni risultati del primo semestre.
Ancora imballato il mercato del lavoro: nel secondo trimestre 2010 gli occupati, secondo i dati Istat, sono il 2,6% in meno (-37 mila unità) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente: è la performance peggiore sia  dell’intero contesto sud insulare (-1,4%) che di quello nazionale  (-0,8%); unico segnale positivo è dato  dal recupero di 18 mila occupati in più rispetto ai primi tre mesi del 2010; ma il tasso di disoccupazione è pari al 15,1%, rimanendo il più alto fra tutte le regioni italiane.

La bassa dinamica dell’economia regionale si può dedurre anche dalla natimortalità delle imprese: il saldo fra unità attivate e quelle cessate nel secondo trimestre 2010 determina una crescita delle imprese attive pari ad  uno striminzito 0,4%, inferiore al dato medio nazionale pari allo 0,8%. In particolare difficoltà le imprese artigiane che registrano una crescita vicina allo zero, mentre a livello nazionale si incrementano di uno 0,4%. Ciò dopo la forte contrazione registrata dagli inizi del 2009, rispetto a cui nell’ Isola si sono perse circa 4.600 imprese,  l’1,2% del totale (dati Movimprese). Ricordiamo che In Sicilia l’aumento dei procedimenti fallimentari nel 2009  si è aggirato attorno al 12%, con undici imprese fallite ogni diecimila registrate.

Vanno male anche i consumi e gli investimenti: le difficoltà del mercato del lavoro e la contrazione del reddito continuano a frenare i consumi delle famiglie siciliane, già diminuiti in misura significativa negli ultimi due anni, ed in ulteriore contrazione dalla primavera, in concomitanza con le tensioni scatenate dalle vicende greche e gli accresciuti timori su possibili nuove manovre fiscali. Per quanto riguarda gli investimenti fissi lordi, l’attività di accumulazione del capitale è rimasta penalizzata dal prevalere di aspettative ancora ispirate da orientamenti negativi, dalle crescenti difficoltà di finanziamento delle attività, dal ridimensionamento dei profitti.
I lavori di costruzione e manutenzione delle infrastrutture si sono ulteriormente ridotti per via delle difficoltà di bilancio delle Amministrazioni pubbliche centrali e locali.
 


Export in crescita ma rappresenta solo il 2,6% di quello nazionale
 
Segnali positivi sembrerebbero provenire dall’ andamento dell’ export regionale che ha fatto registrare nel primo semestre 2010 un incremento del 40,8% rispetto allo stesso periodo del 2009, sensibilmente superiore alla media dell’ intero Mezzogiorno (25,6%) ed a quella di tutto il Paese (12,6%). Tuttavia, la significatività del dato in termini congiunturali è abbastanza contenuta: intanto già a partire dal luglio del corrente anno si è registrata una contrazione di tali ritmi di crescita, poi, per quanto riguarda specificamente la Sicilia, va ricordato che il peso dell’ export siciliano è pari a circa il 2,6% del totale dell’export nazionale, dunque volumi che in atto  non sono in grado di influire in modo determinante sulla crescita della produzione. Inoltre, parte della performance si spiega con l’aumento in valore  delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (+42,4%) indotta dall’aumento dei prezzi dei derivati del petrolio: tale voce, che pesa sull’export regionale per circa il 65%, incide relativamente poco sul Pil regionale.

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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