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Palermo - Beni confiscati, una tempesta sulla gestione del Comune
di Agostino Laudani

Inchiesta della Procura. Faraone: “Cammarata riferisca”. Spallitta: “Un commissario dalla Prefettura”. Personaggi sospetti negli enti assegnatari. Interrogazione al ministro Maroni

Tags: Palermo, Mafia, Beni Confiscati, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Provenzano, Diego Cammarata, Davide Faraone, Roberta Bontade, Nino Lo Presti



PALERMO – Si sono drasticamente riaccesi i riflettori sulla  gestione dei beni confiscati alla mafia da parte del Comune di Palermo. Secondo un servizio giornalistico del tg satirico “Strisca la notizia”, l’amministrazione avrebbe assegnato beni confiscati alle associazioni Solaria e Live Europe (che contava alcune persone imparentate con la cosca mafiosa di Bagheria), e alla Fondazione Puglisi (che aveva alcuni soci collegati al gruppo Grigoli e a Matteo Messina Denaro).

In particolare tra i soci della “Live Europe” vi era anche Roberta Bontade, figlia del boss mafioso Giovanni Bontade. Bontade era fratello di Stefano capomafia storico ucciso nell’81 nell’ambito della guerra tra cosche mafiose scatenata dai corleonesi di Totò Riina. Della Fondazione Puglisi, diretta dal successore di don Puglisi, padre Mario Golesano, avrebbero fatto parte, nel periodo dell’assegnazione - tra il 2006 e il 2008 – alcuni parenti di boss o persone a loro vicine, come anche Giuseppe Provenzano, consigliere comunale Udc a Giardinello, diventato socio di Giuseppe Grigoli, presunto prestanome del boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro.

GOLESANO - “Roberta Bontade – spiega don Golesano - aveva partecipato all’avvio dell’associazione condividendone gli scopi e vedendo nella sua partecipazione un modo per dissociarsi da quella cultura, impegno che ha mantenuto sino al 2004 e da quella data non ha più partecipato ad alcuna delle nostre attività. Mi dispiace moltissimo per Roberta (oggi giovane mamma e moglie) - aggiunge don Golesano - che nel nome di non capisco bene quale “guerra santa” è stata sbattuta sui giornali e  umiliata. Ho dato incarico ai miei legali di predisporre tutte le iniziative necessarie per la salvaguardia della mia immagine e delle persone che con me hanno collaborato”. Riguardo a Provenzano, don Golesano spiega di averlo conosciuto “solo nel 2004, quando creai la Fondazione Puglisi” che sostenne versando 5000 euro, ma che “non ha mai partecipato alle attività della fondazione” e conclude dicendo: “Non ho mai avuto niente a che vedere con la mafia”.

RISPONDA MARONI - Intanto, il deputato di Fli Nino Lo Presti ha depositato sul tema un’interpellanza al ministro dell’Interno Roberto Maroni. “Il 16 ottobre 2008 - scrive il deputato finiano, dopo aver ricostruito la vicenda con tanto di nomi - una nota riservata della Prefettura di Palermo indirizzata al Comune di Palermo denunciava la presenza di tali personaggi nella compagine sociale delle predette associazioni e suggeriva al Comune di Palermo di procedere alla revoca delle assegnazioni. È stato accertato - racconta Lo Presti - che il giorno dopo l’iscrizione al protocollo del Comune della nota della Prefettura, furono cambiati tutti i soci ‘sospetti’. Ma l’amministrazione comunale, ignorando la modifica, provvedeva quindi a revocare tutte le assegnazioni dei beni confiscati alle predette associazioni” esponendosi così al ricorso di don Golesano e dei suoi amministratori che, fidando proprio sul cambiamento dell’assetto societario, riusciva ad ottenere una pronuncia favorevole dal Tar che ordinava al Comune di restituire i beni revocati”.

LE REAZIONI - Davide Faraone, consigliere comunale del Pd, già a marzo aveva presentato un’interrogazione sulle assegnazioni e gli uffici gli hanno risposto che “è già operante, dal luglio del 2005, un gruppo ispettivo che periodicamente effettua un monitoraggio sull’attività svolta dagli assegnatari di immobili confiscati e che, dal 5 marzo 2010, sono stati avviati da parte del Comando della Polizia municipale i controlli giudiziari e amministrativi”. Faraone ora chiede che il sindaco e l’assessore Scoma riferiscano in Consiglio comunale. Nadia Spallitta, capogruppo di “Un’altra storia” rincara la dose e, ritenendo che “questo delicatissimo settore non possa essere più affidato all’amministrazione comunale” chiede un tempestivo intervento della Prefettura, con la nomina di un commissario.

LE INDAGINI - La Procura di Palermo, da mesi, ha aperto diversi filoni di indagine sulle assegnazioni di alcuni beni confiscati alla mafia anche da parte dell’amministrazione. L’inchiesta si è inizialmente concentrata sui criteri adottati dal Comune per scegliere i destinatari dei beni ed è stata assegnata al pool di pm che si occupano delle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione, coordinato dall’aggiunto Leonardo Agueci. Solo recentemente l’inchiesta è stata coassegnata alla Dda perché si accerti la compagine di alcune società assegnatarie di beni.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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