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Quotidiano di Sicilia

Miccichè attacca di nuovo i burocrati “signor no”
di Raffaella Pessina

Il capogruppo della “Forza del Sud” è Cateno De Luca, ex Mpa. Il Pd, a sua volta, lo addita incapace di fare trasferire i Fas

Tags: Cateno De Luca, Gianfranco Miccichè, Ars, Gaetano Armao



PALERMO - Si comincia a chiarire il panorama delle adesioni ai vari partiti nuovi o vecchi che siano dei 90 deputati che fanno parte dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Il messinese Cateno De Luca, che faceva parte del gruppo misto dopo essersi allontanato dall’Mpa, è diventato ora il capogruppo del della “Forza del Sud”, il gruppo fondato dal sottosegretario alla presidenza Gianfranco Miccichè. Vice capogruppo è stato nominato il palermitano Francesco Mineo, che faceva parte del Pdl Sicilia. La nuova forma politica, Sarà un movimento federato, sul modello della Lega Nord e diventerà ufficialmente un partito il prossimo 30 ottobre, al teatro Politeama di Palermo, con l’assemblea costituente. De Luca in un comunicato stigmatizza l’espulsione dall’Mpa di Armando Aulicino, reo, secondo De Luca di aver partecipato alla conferenza stampa di presentazione del gruppo “Forza del Sud”. Altre critiche arrivano dal segretario regionale del Partito democratico: “Micciché è uno dei responsabili della politica antimeridionale del governo nazionale che penalizza la Sicilia. “Forza del Sud” è un partito che nasce al servizio di Berlusconi e pertanto contro gli interessi dei siciliani”.

“È il partito dei falliti che hanno frantumato il Pdl e governato male la nostra regione negli ultimi dieci anni – ha aggiunto Lupo  – Piuttosto che fondare un nuovo partito Micciché dovrebbe dimettersi da presidente del Cipe non essendo stato in grado neppure di garantire il trasferimento dei fondi Fas, che servono per lo sviluppo e il lavoro della nostra Isola”.

Miccichè, sul suo blog dichiara che  “Nessuno ha il coraggio d’intestarsi la prima, vera riforma che serve alla Sicilia: la riforma burocratica. La burocrazia siciliana, la classe dei signor No è la vera responsabile del dissesto siciliano. E a proposito di crisi economica, la Regione siciliana propone una serie di emendamenti al decreto attuativo sul federalismo fiscale, per escluderne l’automatica attuazione nelle regioni autonome. L’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao a margine della riunione congiunta delle commissioni Finanze e Salute della Conferenza delle Regioni ha infatti chiesto che ogni negoziazione con lo Stato, nel caso della Sicilia, deve infatti essere formalmente approvata dalla speciale Commissione paritetica Stato-Regione.

Il graduale superamento del criterio della spesa storica in materia sanitaria, a favore dei costi standard, come prevede espressamente l’articolo 27 della legge 42/2009, deve tenere conto della dimensione finanziaria della Regione, rispetto alla finanza pubblica complessiva e degli svantaggi strutturali permanenti di alcune aree del Paese, come le isole.

“Il decreto approvato dal governo -dice Armao - non è corredato da alcun parametro di riferimento. Non appare frutto di una analisi ragionata. Potrebbe rappresentare per la Sicilia un vero e proprio salto nel buio”. Per discutere della questione si sono riunite ieri mattina le regioni a statuto speciale. La Regione siciliana era stata la prima a segnalare l’impianto incostituzionale dello schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri.

Intanto sono ripresi i lavori d’Aula a Sala D’Ercole e nelle commissioni legislative a Palazzo dei Normanni. In particolare in commissione attività produttive è stato approvato il piano regionale delle cave, dopo una serie di audizioni di sindaci, docenti universitari, corpo regionale delle miniere, Confindustria e ordine dei geologi.

 Il Piano dovrà essere ratificato dalla Giunta di Governo entro il prossimo 17 ottobre per evitare il fermo di molte attività estrattive. In Sicilia sono 557 le cave attive, 258 di esse ricadono all’interno delle aree perimetrate, mentre 48 ricadono in zona Sic e 78 in zone Zps e 11 all’interno dei Parchi siciliani. Il Piano regionale prevede la costituzione di un Osservatorio regionale delle Cave che avrà le finalità di monitoraggio e controllo dell’attuazione del Piano da parte degli Enti locali e delle aziende estrattive.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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