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Quotidiano di Sicilia

Rigassificatore di Priolo-Melilli da aprile non è cambiato niente
di Antonio Casa

Negli ultimi giorni le dichiarazioni del presidente della Regione a L’Espresso e a La Sicilia. Valide per Lombardo le prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi

Tags: Rigassificatore, Porto Empedocle, Priolo, Melilli, Raffaele Lombardo



PALERMO – L’affare rigassificatore di Priolo ritorna a far breccia nelle pagine dei quotidiani dopo la recente accelerazione impressa da Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani. In questo vasto scacchiere di interessi ed alleanze non mancano le pressioni e i travisamenti propri del linguaggio mediatico. Domenica scorsa il quotidiano La Sicilia titolava un Raffaele Lombardo assolutamente convinto della realizzazione del rigassificatore, salvo poi ricalibrare una così evidente presa di posizione all’interno del pezzo. Il governatore era stato inoltre intervistato la settimana precedente dal settimanale L’Espresso dove aveva ribadito puntualmente quanto va dichiarando da almeno un anno sul tema: prima la sicurezza, viste le numerose e complicate prescrizioni dell’ultima conferenza dei servizi, poi la costruzione. “Lo facciano, il rigassificatore,- ha spiegato Raffaele Lombardo al settimanale -  ma mettano in sicurezza la fatiscente raffineria e interrino quell’enorme ferraglia per tre quarti dei suoi 40 metri, come ha fatto l’Enel a Porto Empedocle”.

Niente di casuale o di ambiguo nelle parole del presidente della Regione che ha voluto così rilanciare l’idea che la giunta e il suo programma di governo si muovono lungo quella linea già tracciata in passato che mira alla riqualificazione delle aree petrolchimiche e non viceversa ad una amplificazione del rischio e dei danni. Il governatore non esita e sempre dalla rivista del gruppo di De Benedetti attacca la gestione dell’area che ha avuto il merito di aver salvaguardato qualche migliaia di posti lavoro, ma “quanti morti per tumore, vite spezzate, città cancellate!”.

E poi che dire della questione sicurezza? Anche sul punto il governatore è stato lucidissimo ribadendo che “davvero vogliono costruire davvero in mezzo a raffinerie dove, se si aprisse una crepa, una fiammella farebbe esplodere un’area di 50 chilometri?”.

Appare chiaro come il presidente dei siciliani abbia fatto propri i dubbi e i timori di un’intera area – i cittadini votarono un secco no alla costruzione durante il referendum di qualche anno fa – e pertanto appare curioso assistere ad una sorta schizofrenia lombardiana, che solo per i giornali cambia idea nel giro di pochi giorni. L’esempio di Porto Empedocle è lampante: un’area completamente differente da quella del polo, i lavori dell’Enel per l’interramento, e il conseguente benestare di Lombardo.

A Priolo il discorso è completamente differente, perché si può essere d’accordo alla costruzione, Lombardo non ha mai smentito questo punto, ma se si ammette allo stesso tempo che bisogna attendere prima la messa in sicurezza, allora il discorso si fa decisamente differente. Il motivo è molto semplice: per ottemperare alle prescrizioni dell’area, circa 10 punti pubblicati integralmente da questo giornale nelle settimane scorse, bisogna spendere una volta e mezza l’investimento e per il completamento dei lavori, secondo tecnici autorevoli, ci vorrebbero almeno 10 anni. Si può facilmente comprendere come la concordanza ad un’opera del genere a patto del rispetto delle prescrizioni sia una semplice formalità, ma la sostanza, e anche la verità, sono tutt’altra cosa.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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