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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti, non discariche ma impianti industriali
di Carlo Alberto Tregua

L’immondizia è un’aurea materia prima

Tags: Rifiuti, Discariche



Chi ha detto che la CO2 (anidride carbonica) è un gas nocivo? Certamente un ignorante, perché senza di essa non ci sarebbe vita sulla Terra. L’anidride carbonica e l’acqua sono le molecole che permettono la vita. Gli esseri viventi hanno bisogno di energia 24 ore su 24, mentre la fonte primaria, cioè il sole, è disponibile nel corso del giorno e non durante la notte.
La natura si è inventata un meccanismo per imprigionare l’energia del sole durante il giorno e renderla durante la notte. Questo meccanismo si chiama fotosintesi clorofilliana. Nelle piante verdi, 1,4 chilogrammi di anidride carbonica e 1,6 chilogrammi di acqua, imprigionando la luce del sole, vengono trasformati in un 1 kg di glucosio e 1 kg di ossigeno.
Gli esseri viventi, nutrendosi del glucosio e respirando ossigeno, sviluppano il processo opposto. Liberano, cioè, anidride carbonica e vapore acqueo, ottenendo in cambio l’energia solare intrappolata nella molecola di glucosio. In questo modo, anche durante la notte, l’energia necessaria al funzionamento dell’organismo viene continuamente liberata, permettendoci di vivere.

Ben altri sono gli elementi che inquinano l’ambiente e più precisamente i residui dei processi produttivi che portano nell’aria soprattutto le polveri sottili, gli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), le diossine, i furani, il cadmio e il cromo. In particolare, sono responsabili dell’inquinamento tutti gli impianti che utilizzano olio combustibile (raffinerie, cementerie, centrali termoelettriche), i motori  di mezzi di locomozione pubblici e privati, degli aerei, degli impianti di riscaldamento e così via.
La fonte principale dell’inquinamento è dunque il petrolio, carburante adoperato da tutti i predetti impianti. Si tratta di passare alle fonti rinnovabili, per avere un prodotto che sviluppi energia senza inquinare o con bassissimo inquinamento. Il campionario è lungo: dall’idrogeno all’atomo, alle biomasse, alle piante vegetali, persino agli escrementi degli esseri umani,  alghe, maree, vento, sole.
Ma c’è una materia prima che può produrre tutta l’energia che ci serve e che costituisce l’ultimo anello del ciclo, che va dalla produzione ai consumi.
 
Si tratta dei Rifiuti solidi urbani (Rsu), considerati come merce da gettare via, mentre dovrebbe essere  una risorsa economica.
Alcuni gruppi imprenditoriali possiedono una vecchia tecnologia, che ha l’unico scopo di bruciare i rifiuti: un comportamento dissennato ed anti economico, perché si tratta di eliminare una materia prima suscettibile di produrre energia. Si tratta dei termovalorizzatori o inceneritori che procurano il danno di inquinare notevolmente l’ambiente, in quanto bruciano gli Rsu ad oltre 1200 gradi Celsius. I metalli vengono liquefatti e nella fusione viene prodotta una grandissima quantità di fumi fortemente dannosa.
Il residuo di fumo del processo è pari a circa il 30%  del materiale bruciato. Tale residuo contiene carbonio attivo che inquina perché si trasforma in diossina, polveri sottili ed altri elementi dannosissimi. Bisogna smascherare i gruppi imprenditoriali che, non sapendo a chi venderli, tendono a piazzare in Sicilia i loro impianti obsoleti e pericolosi.

Ma, allora, come fare per smaltire gli Rsu? La soluzione c’è, è pronta e costa poco. Si tratta di installare impianti che bruciano lentamente gli Rsu a soli 400 gradi C, quindi non liquefanno i metalli e producono pochissimo fumo, tanto che il residuo del processo industriale è inferiore al 3%, contro il 30% dei termovalorizzatori o inceneritori.
Un impianto siffatto produce energia elettrica che viene acquistata dall’Enel a 0,10 € per KWh, ha un conto economico attivo, impiega manodopera e l’energia prodotta genera ricchezza. Questi impianti esistono già nel mercato mondiale ed anche in Italia. Hanno l’ulteriore, grande vantaggio di abolire del tutto le costose discariche, perché ogni giorno i mezzi di raccolta portano la materia prima (Rsu) nei piazzali, che costituiscono il magazzino degli impianti stessi.
In atto, lo sversamento degli Rsu nelle discariche costa in Sicilia tra i 59 e i 109 euro per tonnellata, che va addizionato al costo della raccolta. Nel caso dell’impianto industriale tale prezzo verrebbe dimezzato.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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