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In Sicilia trasporti da Terzo Mondo
di Rosario Battiato

In crisi anche gli scali marittimi: il porto di Messina registra una contrazione del 10,8% del traffico passeggeri. Ferrovie: mentre al Nord si punta all’alta velocità, in Sicilia una dismissione inesorabile

Tags: Infrastrutture, Trenitalia, Trasporti, Ferrovie, Porto



PALERMO – Lo stato di salute dei trasporti nell’Isola non può dirsi di livello europeo, ma neanche al pari di quello italiano. Le ferrovie, perlomeno quella componente che fa capo a Trenitalia, sono in fase di dismissione mentre nel nord del Paese si punta all’alta velocità.

Ma non ci sono solo i treni a rischio, perché sul sistema dei trasporti negli ultimi anni ha pesato il periodo di crisi congiunturale dell’economia mondiale, che ha ridotto il volume di affari.
Nel 2009 il traffico merci – secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia della sede di Palermo - nei porti siciliani è calato complessivamente del 4,1%, mentre nel 2008 il dato era andato in negativo del 7,4%. Tra i porti principali proprio quello di Messina ha registrato una contrazione del 10,8% del traffico passeggeri, premettendo a questo dato che nel porto della città dello stretto si concentra il 60% del traffico passeggeri totale.

In controtendenza invece i dati che provengono dai tre maggiori aeroporti siciliani che hanno ripreso il trend di crescita del 2008, interrotto nel 2009, facendo aumentare il numero di voli del 2,5%, con un parallelo incremento dei passeggeri del 3,2%.
Anche qui occorre fare dei distinguo in quanto le buone notizie riguardano solo il trasporto nazionale cresciuto sia in termini di voli sia di clientela (rispettivamente 5,3% e 5,7%) mentre il numero di voli internazionali è calato del 9,2 per cento, con una riduzione del 6,3 per cento per i passeggeri. Sin qui lo stato dell’arte.

Ma il futuro? Le strade ferrate al momento vivono la nascita di GMC, un nuovo soggetto nel settore del traffico merci e del trasporto passeggeri che potrebbe soppiantare Trenitalia e fornire un profilo di livello nazionale alle disastrate ferrovie isolane.
“Da quattro anni – ha spiegato Giuseppe Campione, direttore generale GMC - predico l’esistenza di una strategia dell’abbandono da parte di Trenitalia mentre noi ci stiamo opponendo e abbiamo intenzione anche di aumentare la nostra attività. Abbiamo le licenze per merci e passeggeri, così a dicembre inizieremo con le prime mentre per i secondi prima dell’estate 2011. Avremo treni nuovi e tecnologici che non saranno paragonabili a quelli di Trenitalia, perché la Sicilia merita un servizio al pari dei treni da Napoli in su”. Proprio sui treni sembra giocarsi l’assetto dei trasporti dell’Isola nel futuro.

“Un sistema ferroviario all’altezza è essenziale – ha spiegato Claudio Barone, segretario regionale Uil – perché dobbiamo essere in grado di gestire con puntualità e precisione i turisti che arriveranno se vogliamo che la Sicilia diventi snodo strategico del Mediterraneo”. Indispensabile anche una sistematizzazione degli aeroporti. “Gli aeroporti dell’Isola devono essere razionalizzati - ha spiegato Barone - così da permettere un potenziamento di quelli più importanti”. Ma il futuro sembra passare anche da un’integrazione virtuosa che metta assieme porti, aeroporti, ferrovie e strade. La Società degli Interporti Siciliani è soggetto realizzatore di Catania-Bicocca e Termini Imerese, due nodi strategici per il traffico nell’Isola dei prossimi decenni.
 
Dall’interporto catanese, che originariamente era stato previsto due decadi fa, dovrebbe passare, secondo le previsioni statistiche, un milione di tonnellate di merci nelle due direzioni.
 

 
Negli aeroporti dell’Isola è necessario razionalizzare
 
PALERMO – Una situazione da migliorare per aeroporti e ferrovia.
Nel primo caso la necessità di razionalizzare, in quanto attualmente dei quattro scali, più un ipotetico quinto che dovrebbero aprire a Comiso, solo Catania Fontanarossa (5,5 milioni di passeggeri e quinto in Italia), il Falcone-Borsellino di Punta Raisi a Palermo (4,5 milioni di passeggeri) e parzialmente il Trapani Birgi (poco più di un milione di passeggeri) riescono a mantenere una media sostenibile mentre a Lampedusa e Pantelleria il traffico è quasi esclusivamente estivo, pertanto si resiste in inverno solo con i contributi della Regione per i residenti. Nel secondo caso la necessità di un potenziamento della rete ferroviaria visto che attualmente Trenitalia continua a lanciare segnali di dismissione. Le perplessità giungono direttamente dal comitato pendolari di Giosuè Malaponti, infatti nonostante lo stop momentaneo dei tagli ai treni a lunga percorrenza, restano ancora dubbi sul contratto di servizio, sui rincari e sul trasporto dei treni regionali. Sul tavolo delle trattative ci sono i 50 treni regionali che potrebbero saltare e il taglio del 3% di 11 milioni di km/treno realizzati attualmente in Sicilia, al cambio degli orari del 12 dicembre 2010, pari a 330 mila km/treno.
 

 
Biglietto a tempo. “La Sicilia seconda regione italiana più cara”
 
ROMA - Le tariffe dei mezzi pubblici in Italia sono le più basse in Europa e quelle che pesano meno sul reddito delle famiglie: il costo medio del biglietto europeo è di 1,88 euro, in Italia è di 1,06 euro. Ma “nessun aumento delle tariffe potrebbe mai compensare un taglio del 25% delle risorse (ammontare desunto dalle stime delle Regioni)”. Lo denuncia il presidente di Asstra, Marcello Panettoni, sulla base di una simulazione contenuta nello studio sulle tariffe di bus, tram, metro e treni regionali esclusa Trenitalia, in cui si fa anche un confronto con l’estero. “La tariffa del trasporto pubblico locale - ha detto Panettoni - è un valore fissato dalle amministrazioni, fuori dalla portata dell’azienda che non può usare il prezzo del servizio che produce come leva per una qualsiasi politica industriale”.
Tuttavia, ha osservato Panettoni, “per effetto dell’elasticità della domanda, oltre una determinata soglia di aumento tariffario, più cresce il prezzo del biglietto meno persone prendono i mezzi pubblici”. I prezzi di biglietti e abbonamenti nelle diverse regioni e città sono molto simili nonostante contesti economico-sociali e produttivi profondamente diversi. Il prezzo del biglietto a tempo più alto è in Umbria (1,25), Sicilia (1,21) e Friuli Venezia Giulia (1,19), mentre il più basso è in Calabria (0,84), Puglia (0,91) e Trentino Altro Adige (0,98). Il rapporto abbonamento mensile/reddito mensile (dati 2010) varia dall’1,38% del Trentino Alto Adige, al 2,52% dell’Umbria, al 2,48% della Sicilia all’1,43% in Lombardia e all’1,40% nel Lazio.

Articolo pubblicato il 23 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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