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Messina - Università di nuovo nella bufera benvenuti nella Melittocrazia
di Francesco Torre

Una lunga lista di presunte illegalità che vanno dall’assenteismo ai soliti casi di raccomandazione. La moglie del rettore sempre nell’occhio del ciclone. Non c’è pace per l’Ateneo

Tags: Messina, Università, Carmela Grasso



MESSINA - Le belle famiglie dell’Università di Messina sono finite ancora una volta, l’ennesima, sotto la lente della Procura di Messina. E con esse la moglie del rettore, Carmela Grasso - giunta alla sua quarta inchiesta - gestita dal sostituto procuratore Adriana Sciglio e dagli investigatori della Sezione di Pg della Guardia di finanza e avente come oggetto una lunga lista di presunte illegalità che vanno dall’assenteismo ai soliti casi di familismo amorale nell’assegnazione di borse di studio.

Sono 38 i capi d’imputazione contestati agli indagati, che invece in tutto sono 18. Ma regina indiscussa dell’indagine è lei, Melitta, tra il 2007 e il 2008 impiegata di categoria “C” al Polo dell’Annunziata presso UniMeSport. Stando a quanto riportato dalla Procura, in quel periodo ci sarebbero state ben 77 giornate di lavoro in cui la donna si sarebbe assentata dal lavoro senza alcun motivo plausibile, o meglio: in 12 casi avrebbe dichiarato di non aver timbrato il badge “per dimenticanza”, con l’avallo di Carmelo Trommino, direttore di UniMeSport, quando la sua presenza era stata rilevata in altri luoghi dell’Ateneo; in altri casi si contesta alla Grasso di aver fatto timbrare il badge da altri in sua assenza (indagati con lei il segretario amministrativo e il responsabile dell’area amministrativa di UniMeSport, rispettivamente Giuseppe Cardile e Angelo Tortora), oppure di aver ottenuto permessi per malattia presentando false autodichiarazioni. E questo per quanto riguarda i primi 35 capi di imputazione.

Per gli altri tre si cambia registro e si passa alle raccomandazioni dei parenti. Stiamo parlando di borse post-dottorato da circa 10.500 euro l’anno e di un presunto patto tra docenti per infiltrarsi nelle commissioni e favorire i propri congiunti. Indagati in questo senso, oltre alla moglie del rettore, i docenti Giovanna Ursino, Letterio Smeriglio, Concetta Epasto, Francesco Gatto, Armando Curatola, Annamaria Murdaca e Giuseppa Casapollo. Avrebbero permesso illegalmente l’assegnazione delle borse nel 2008 a Miriam Grasso (nipote della reginetta dell’Ateneo), Lelia Di Natali (nuora di Giovanna Ursino) e Laura Scerbo (nuora di Letterio Smeriglio). E c'è ancora chi si illude di poter fare carriera universitaria solo con uno “studio matto e disperatissimo”. La meritocrazia a Messina sembra essere stata soppiantata da tempo con la “Melittocrazia”.
 


Concorsi. Tutto sarebbe stato pilotato
 
MESSINA - Ultimi due capi d’imputazione di quest’inchiesta della Procura sull’Ateneo di Messina. Indagati da una parte i docenti Giovanna Ursino, Giuseppe Rando, Valleda Bolognari, Attilio Aldo Epasto e Giuseppe D’Attila per presunto abuso d’ufficio (avrebbero favorito l’assunzione in area tecnica con contratto a tempo indeterminato di Girolamo Barbera, figlio della Ursino, come esperto in Tecniche e Relazioni didattiche per il corso di laurea di Promotore turistico della facoltà di Scienze della Formazione), dall’altra Elvira Lussana, Oria Tallone, Gianni Petino e Concetta Epasto, sempre per abuso d’ufficio (qui il posto da ricoprire era di ricercatore in Geografia economico-politica presso la facoltà di Scienze della Formazione, e la vincitrice  Simona Epasto, nipote di Concetta e di Aldo). Perché all’Università di Messina il sapere si tramanda per via genetica...

Articolo pubblicato il 24 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il Polo dellAnnunziata dellUniversit di Messina (ft)
Il Polo dellAnnunziata dellUniversit di Messina (ft)