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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Beni confiscati e poi... sprecati oppure occupati abusivamente
di Agostino Laudani

La richiesta di una convocazione del Consiglio comunale perché indaghi e adotti un regolamento. Un patrimonio da 66 mln di euro. Cgil: “Su 502 beni, 328 sono ancora da affidare”

Tags: Palermo, Mafia, Beni Confiscati, Maurizio Calà, Cgil



PALERMO - Il Consiglio comunale  deve istituire una commissione d’inchiesta sull’assegnazione dei beni confiscati alla mafia ed approvare un apposito regolamento. Lo chiede la Cgil che ha organizzato una conferenza stampa nella Camera del lavoro. “Anche a Palermo - dicono i sindacalisti - i beni confiscati ai mafiosi devono creare lavoro e sviluppo, invece di scandali o clientelismi”.

 Secondo i dati forniti dal sindacato, su 502 beni sequestrati, tra appartamenti, ville, magazzini, uffici, box e terreni, a Palermo ne sono stati assegnati solo 155, ne restano da affidare 328, mentre 9 (solo appartamenti) risultano occupati abusivamente. Il valore complessivo  dei beni sfiora i 66 milioni.

La Cgil chiede all’amministrazione comunale una seduta straordinaria per intervenire “sulla mala-gestione dei beni confiscati”. “Il Comune faccia chiarezza su come, da chi e per quale fine sono stati gestiti fino ad oggi i beni confiscati alla mafia”, hanno detto Maurizio Calà e Dino Paternostro, rispettivamente segretario generale della Cgil di Palermo e responsabile del dipartimento legalità dello stesso organismo sindacale. Con una lettera firmata dal segretario generale, la Camera del lavoro di Palermo ha chiesto inoltre formalmente un incontro al sindaco per avviare un confronto su questi problemi.

“L’iniziativa della Camera del lavoro di Palermo - ha aggiunto Luciani Silvestri, responsabile del dipartimento sicurezza e legalità della Cgil nazionale - ha il sostegno della Cgil nazionale. I territori non possono essere abbandonati, vanno aiutati semmai ad essere protagonisti. Le istituzioni devono coinvolgere in questa battaglia anche le forze sociali ed imprenditoriali. Dopo l’approvazione della legge n. 50 del 31 marzo 2010, che istituisce l’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il governo nazionale deve dare prova d’impegno e continuità, rendendo la legge realmente operativa”.

Secondo la Cgil “é necessario che il regolamento comunale preveda l’istituzione di un apposito ufficio per la gestione dei beni confiscati alla mafia, distinto dall’ufficio patrimonio, affidato a personale che abbia le necessarie competenze tecnico-professionali”. E inoltre che “l’assegnazione dei beni avvenga sulla base della pubblicazione periodica di bandi”.
 
La Cgil chiede peraltro che “una commissione tecnica che, di volta in volta, esprima parere obbligatorio sull’assegnazione dei beni” e “l’individuazione di criteri oggettivi per la selezione dei soggetti assegnatari, che permettano di ‘certificare’ la loro storia reale, l’attività svolta, l’affidabilità e l’estraneità assoluta dei soci con vicende o soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa”.     “Bisogna dare priorità nell’assegnazione dei beni a quei soggetti che presentano idee progettuali atte a garantire lavoro, sviluppo e servizi dall’uso dei beni confiscati, in attuazione della Legge 109/96”, dicono i sindacalisti.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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