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Sinergia tra le associazioni e forze di Polizia per arginare il fenomeno
di Rocco Angelico

L’Associazione Penelope elabora programmi di protezione sociale per donne e uomini vittime di tratta. I progetti prevedono il contatto diretto con le vittime tramite le unità di strada

Tags: Associazione Penelope



CATANIA – La tratta di esseri umani è diventata una delle più lucrose attività della criminalità organizzata, che costringe migliaia di ragazze soprattutto africane e da una decina di anni anche dell’est Europa a prostituirsi, dovendosi calcolare una media di 50.000 ragazze, soltanto nigeriane, sulle strade del continente europeo. In Italia il fenomeno della prostituzione è attenzionato dall’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi istituito con il decreto del 18 gennaio 2007, collegato al Ministro dell’Interno e che compone un ulteriore tassello per intensificare il sistema di prevenzione e contrasto ai fenomeni della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. L’Osservatorio, presieduto dal Sottosegretario di Stato avv. Marcella Lucidi è all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e riunisce: una componente “istituzionale” dei rappresentanti del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, nonché una componente “associativa” dei rappresentanti di organizzazioni non governative maggiormente impegnate nel settore dell’assistenza e tutela delle vittime di sfruttamento sessuale.

L’Osservatorio si avvale di materiale informativo e di analisi per studiare le linee di azione al contrasto della prostituzione, avvalendosi di numerosi documenti offerti dal Dipartimento di P.S. e dall’Arma dei Carabinieri che curano la raccolta dei dati, nonché dai rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri, della Solidarietà Sociale, della Giustizia e delle Pari Opportunità che offrono suggerimenti nelle rispettive competenze. Un aspetto importante che emerge dal contributo delle Prefetture riguarda i progetti di collaborazione tra istituzioni ed enti di tutela, che rappresentano, laddove esiste una sinergia tra diversi soggetti impegnati nel campo della mediazione culturale e dell’integrazione sociale, un efficace strumento della lotta alla prostituzione e contrasto al fenomeno della tratta.

Anche i Comuni attivano iniziative a livello territoriale attraverso le associazioni di volontariato con progetti di ascolto e protezione delle vittime di sfruttamento sessuale, coordinandosi con l’attività delle Forze di Polizia per la repressione dello sfruttamento della prostituzione.
Nei comuni di Catania e Messina, l’Associazione Penelope è da anni impegnata nell’elaborazione di programmi di protezione sociale in favore di donne e uomini vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o grave sfruttamento lavorativo, supportati dai fondi ministeriali ex. Art. 18 Dlgs. 286/98 Dipartimento Pari Opportunità.

I progetti prevedono un contatto diretto con le potenziali vittime di tratta tramite unità di strada, una mediazione sociale e sanitaria, l’accompagnamento e il sostegno legale per la fuoriuscita e l’inserimento in programmi di protezione sociale, nonché l’alfabetizzazione e l’inserimento lavorativo. Dall’analisi del fenomeno si osserva una distinzione fra tratta a scopo sessuale e tratta per grave sfruttamento lavorativo, dove quest’ultimo risulta del tutto sommerso, con difficoltà di reperire canali di informazioni per avvicinare le vittime.

Per la tratta a scopo sessuale i dati dell’attività di unità di strada dell’associazione Penelope indica un contatto diretto con 249 vittime nelle ultime tre annualità, e 41 vittime rientranti  nei programmi art.18 di cui il 50% donne, (la maggior parte africane e solo una minima parte neocomunitarie).
 


Focus. Quando nasce Penelope
 
Catania – L’associazione Penelope nasce nel 1997 e dal 2001 si occupa del fenomeno legato alla tratta a scopo sessuale e tratta per grave sfruttamento lavorativo, contando al suo interno tra la provincia di Messina e Catania svariati uffici di contatto e tre strutture di residenzialità notturne a Giardini Naxos e Francavilla di Sicilia per vittime di tratta e disabilità psichica e un centro di accoglienza diurno a Santa Teresa di Riva.  L’operatrice dell’Associazione Penelope, Valentina Mantello, ci spiega che: “Dall’esperienza maturata sul campo, abbiamo acquisito maggiore conoscenza del fenomeno della tratta sulla popolazione femminile nigeriana, assistendo ai cambiamenti che le modalità di reclutamento ed assoggettamento hanno subito nel tempo.
Quali cambiamenti ci sono stati?
La maggior parte delle donne nigeriane contattate racconta di viaggi affrontati in aereo, probabilmente con passaporti falsi, passando da capitali europee quali la Spagna e la Francia per giungere in Italia, e non più quindi di viaggi “della speranza” durante i quali si attraversava il deserto libico rischiando persino la morte.
Per la prostituzione femminile dell’Est Europeo?
Dai racconti nel corso dei contatti e da quelli sviluppati in sede di denuncia, di donne che hanno fatto ingresso nei programmi di protezione ex art.18, si osservano meccanismi di assoggettamento in cui lo sfruttatore trafficante è legato da rapporti di parentela o sentimentali con le proprie vittime e un abbassamento dell’età media, questo rende ancor più complicato alla donna la rottura del legame-vincolo.

Articolo pubblicato il 25 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La sala del centro di ascolto Penelope di Catania (ra)
La sala del centro di ascolto Penelope di Catania (ra)


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