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Messina - Il sindaco rimane al proprio posto. Resta il nodo della poltrona all’Ars
di Francesco Torre

Buzzanca si è detto soddisfatto della sentenza del Tribunale, ma rimane il dubbio legato a Palermo. L’incompatibilità c’è, ma la legge non prevede la decadenza da primo cittadino

Tags: Messina, Giuseppe Buzzanca



MESSINA - C’è un giallo nella sentenza del 17 novembre scorso, pronunciata dai giudici della sezione elettorale della II sezione civile del tribunale di Messina sul cosiddetto “secondo caso Buzzanca”, ovvero la presunta incompatibilità tra le due cariche attualmente ricoperte dal politico (già condannato in passato per peculato), ovvero sindaco di Messina e deputato regionale. La vicenda giudiziaria in questione, di cui abbiamo scritto anche nei giorni scorsi, sembra infatti la trama di una delle “novelle per un anno” di Pirandello, impreziosita però da un probabile colpo di scena finale.

Il paradosso c’è e si vede. Da un lato il Tribunale, per opera dei giudici Adolfo Fiorentino, Antonino Orifici e Rita Russo, ha dichiarato “la sussistenza di una causa di incompatibilità tra la carica di deputato della Regione Sicilia e di sindaco del Comune di Messina”, dall’altro ha però rigettato “la domanda tendente alla declaratoria di decadenza dalla carica di sindaco”.
Roba da neuropsichiatri? Forse, ma soprattutto roba da “azzeccagarbugli”.

Ragion d’essere della sentenza “salvasindaco” risiede infatti nella legge regionale che prevede l’incompatibilità tra le due cariche, la n. 29 del 1951, secondo la quale “la decadenza dalla carica di deputato regionale da parte del soggetto che non provveda ad esercitare l’opzione nel termine fissato dalla legge stessa”, motivo per cui “sia l’Assemblea regionale sia l’organo giudiziario possono solo intervenire sulla carica regionale e sancire la decadenza della stessa”, non su quella di sindaco.
In pratica, dunque, si sostiene valido il principio di incompatibilità ma la decadenza non può scattare – a norma di legge – dal ruolo di sindaco (in quanto l’eventualità non è prevista dalla norma), mentre potrebbe - e dovrebbe a seguito della richiesta avanzata all’Ars dal primo dei non eletti del Pdl nel collegio di Buzzanca, Antonio D’Aquino - scattare da quello di deputato regionale.

E qui sta il giallo, o meglio il probabile coup de théâtre. Secondo l’avvocato Antonio Catalioto, colui cioè che ha presentato il ricorso elettorale contro Buzzanca per conto del cittadino Vincenzino Salimbeni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di aspettare il giudizio della Commissione elettorale dell’Ars, perché nella sentenza i giudici del tribunale di Messina hanno dichiarato che “in assenza di una manifestazione di volontà diversa da parte dell’eletto, non può che ritenersi lo stesso decaduto dalla carica regionale”.
Buzzanca si è detto soddisfatto di quanto detto dai giudici. Ma se domani si ritrovasse improvvisamente privo della sua poltrona all’Ars?
 


Scenari. La dimenticata questione morale
 
MESSINA - Due doverose premesse. La prima: la prospettiva di una decadenza di Buzzanca e l’indizione di nuove elezioni di per sé non è un’eventualità auspicabile per la città di Messina, che ha invece bisogno di un governo stabile dopo un decennio di commissariamenti e beghe giudiziarie ed elettorali. Secondo punto: Buzzanca ha già fatto sapere di voler avvalersi della leggina dell’Ars che rimanda all’ultimo grado di giudizio prima di obbligare un deputato regionale a lasciare la poltrona.
Detto questo, rimane la questione morale. Con una sentenza del genere, dovrebbe essere evidente l’imbarazzo e si ci aspetterebbe una doverosa presa di posizione.
Se il mandato non è saltato, infatti, è solo per una mera questione burocratica, non certo in virtù di un principio di diritto.
E questo è bene che sia chiaro a tutti.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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