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Quotidiano di Sicilia

Tutelare la Sicilia per darci un futuro
di Luca Insalaco

Forum con Sergio Marino, direttore dell’Agenzia regionale protezione ambiente

Tags: Sergio Marino, Ambiente



Ingegnere Marino, nei vari rapporti ambientali, le città siciliane sono costantemente agli ultimi posti. La politica cosa fa?
“Il momento economico sfavorevole sta penalizzando parchi, riserve e anche l’Arpa è in sofferenza. Le priorità per la politica sono altre. Si deve capire, invece, che l’economia green è l’unica possibile. Se lo sviluppo non tiene in considerazione la tutela ambientale non c’è futuro. Quale turista verrà in Sicilia se non troverà il mare che l’ha resa famosa?”.

Può indicarci i tre maggiori problemi ambientali della nostra regione?
“Dico sicuramente i rifiuti, l’aria ed il mare. I rifiuti, perché in questo mondo c’è molta illegalità e perché esiste una categoria di imprenditori che, salvo alcune eccezioni, non sa neppure cosa sia una discarica. Poi, l’aria che tutti respiriamo, spesso non sapendo nulla di cosa contenga. Il monitoraggio assume così importanza anche per l’attività di disinquinamento. Infine, il mare: uno dei beni più importanti per l’economia della nostra isola e che pertanto deve essere salvaguardato”.

Partiamo dai rifiuti. Le emergenze legate allo smaltimento sono all’ordine del giorno…
“I cittadini pagano sicuramente in maniera esagerata per il servizio che ricevono, sobbarcandosi anche il trasporto del percolato in Calabria. Le discariche, come le cave, vanno coltivate. Se le discariche sono fatte bene, possono stare benissimo in un contesto territoriale e in Sicilia vi sono molti siti - cave abbandonate e terreni - nei quali potrebbero essere realizzate in sicurezza. Non come a Bellolampo, insomma”.

A proposito di discariche, cosa ne pensa delle polemiche legate alla discarica di Assoro, nella Valle del Dittaino?
“Era sicura dal punto di vista progettuale e poteva essere una buona opportunità. In quel caso i problemi sono stati di tipo politico”.

Il sistema rifiuti-zero è attuabile in Sicilia?
“Credo in Sicilia sia un’utopia. Considererei già un successo se si arrivasse al 40% di differenziata. E l’indifferenziato come lo smaltiamo? A mio parere dovremmo adottare un modello elastico, puntando su tutte le tecnologie affidabili dal punto di vista ambientale e gestionale. Questo ci consentirebbe di gestire le emergenze.  I termovalorizzatori, ad esempio, sono ovunque. Più che la per la sicurezza, bisogna valutare i problemi impiantistici, gestionali ed economici. La tecnologia cellulare potrebbe, invece, essere sperimentata in piccole comunità”.

Cosa ci dice, invece, del mare?
“Uno dei grossi beni che trascuriamo più di tutti. È una risorsa naturalistica immensa anche dal punto di vista turistico. Alcune zone invece sono state deturpate a causa dell’inciviltà di molti. Ci vuole maggiore attenzione, anche perché tutta l’attività antropica finisce in mare”.

Non c’è la possibilità di fare un controllo sistematico dell’ambiente? Perché i dati sull’inquinamento non arrivano tempestivamente?
“I dati di nostra competenza arrivano subito. Per l’aria la questione è più complessa. La Regione non ha ancora assunto una posizione chiara sui soggetti che debbono gestire le reti di rilevamento. Se in precedenza erano gli enti locali a gestire le reti, negli ultimi tempi c’è la tendenza a trasferirne ad Arpa la gestione. È il caso, ad esempio, del Comune di Palermo che, in difficoltà con Amia, si avvierebbe a passare alla nostra agenzia il rilevamento dell’inquinamento atmosferico. Va ricordato che il D. Lgs. n.155/2010 prevede chiaramente la realizzazione di un sistema regionale per il rilevamento della qualità dell’aria, imponendo la zonizzazione e un progetto di monitoraggio che abbiamo già elaborato. La Regione deve ora scegliere se attribuire la rete ad Arpa, ad enti pubblici o a soggetti privati. Nell’ottica del principio secondo il quale chi inquina paga, c’è la possibilità anche per i privati di gestire le centraline di rilevamento, naturalmente seguendo il protocollo fornito dalla Regione. Nel siracusano c’è un privato, un consorzio di imprese, che lo fa già”.
 

 
Lo sviluppo sostenibile è sviluppo consapevole. Il nostro organico insufficiente a garantire i compiti
 
Quanto è importante la comunicazione ambientale?
“Comunicare significa rendere ai cittadini il senso del lavoro che facciamo. Non comunicando i dati che raccogliamo ai cittadini sprecheremmo risorse umane e di lavoro. Con i fondi del vecchio Por abbiamo realizzato il Sirvia, un sistema che consente di leggere, anche sul nostro sito, i dati rilevati delle centraline. Abbiamo una strategia per consentire ai cittadini ed alle associazioni di poter disporre dei dati sempre aggiornati, come prevede il D.Lgs. n.155/2010. I cittadini sono oggi nelle condizioni per poter comprendere i dati ambientali, anche senza essere biologi. Lo sviluppo sostenibile è sviluppo consapevole”.

Nel vostro lavoro operate in sinergia con le varie Asp?
“A dire la verità, non c’è una grande sinergia con gli altri soggetti, anche se la legge istitutiva dell’Agenzia prevedeva il dialogo con queste realtà”.

Su quanti uomini può contare l’Agenzia?
“A causa del blocco delle assunzioni e dei pensionamenti, siamo scesi a 400 unità, ben al di sotto della pianta organica che ne prevede 1000. Capisco che parlare di concorsi oggi è improponibile, ma se continuerà così l’Agenzia non potrà continuare a svolgere i suoi compiti. Del resto, anche le agenzie di Toscana e Lombardia possono contare su una dotazione organica di 1000 persone. Non possiamo lamentarci invece per ciò che riguarda la strumentazione tecnica e la qualità professionale del personale. Posso dire a tal proposito che siamo la prima agenzia del Sud Italia”.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Sergio Marino, direttore dell’Agenzia regionale protezione ambiente
Sergio Marino, direttore dell’Agenzia regionale protezione ambiente