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Lavoro, in Sicilia calo delle morti bianche
di Vanessa Paradiso

I dati Inail Sicilia e Osservatorio Vega segnano dati confortanti sugli incidenti in Sicilia nel 2009 rispetto al 2008. La Trinacria è la sesta regione per decessi (43) e ha registrato oltre 1.300 infortuni in meno

Tags: Lavoro, Sicurezza, Infortuni



PALERMO - Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering di Mestre, nei primi dieci mesi del 2010 in Sicilia le vittime sui luoghi di lavoro scendono e fortunatamente la nostra regione diventa la sesta per numero di decessi, a differenza dell’inizio dell’anno che era collocata al quarto posto.

In Italia, da gennaio a ottobre, il lavoro ha ucciso ben 440 lavoratori. In cima alla triste graduatoria la Lombardia con 61 decessi, seguita dal Veneto (49). Mentre al terzo posto, complice purtroppo la strage di Capua in cui morirono all’inizio del mese di settembre tre operai, si colloca la Campania (39 vittime). Intanto anche per la Puglia le morti bianche non conoscono tregua (36 morti). E il Lazio, come la Campania, sale la classifica dell’Osservatorio Vega Engineering (34 le vittime).

In un’ottica generale, se guardiamo i dati emersi dal rapporto Inail Sicilia, confrontando i dati del 2009 rispetto al 2008, si rileva che i morti sul lavoro in Sicilia sono diminuiti del 3,7%. Nel 2009 sono stati denunciati dall’Inail 34.311 infortuni sul lavoro rispetto ai 35.627 dell’anno precedente e sono stati 43 gli infortuni mortali nell’ambiente di lavoro ordinario (fabbrica o cantiere).
 
Il numero più alto di infortuni si è registrato nelle province di Palermo (7.152 infortuni), Catania (6.966) e Messina (5.026 infortuni ai 68 del 2008; +7,7%). Il numero più alto di morti si è registrato nella provincia di Catania (29), a seguire Palermo (17), Messina (12), Caltanissetta (10), Agrigento (8), Trapani (7), Siracusa (6) e Ragusa (4). Soltanto in provincia di Enna non ci sono stati infortuni mortali.

Tra le novità annunciate dall’Inail si segnalano finanziamenti fino al 50%, per aumentare la sicurezza sul luogo di lavoro. Di fronte a questo dato confortante, l’Inail nel suo rapporto fa notare però che aumentano le vittime nella circolazione stradale: 41 infortuni, rispetto ai 35 dell’anno precedente e si tratta in maggior numero di autotrasportatori merci/persone, commessi viaggiatori, persone costrette a viaggiare per svolgere il loro lavoro. Il fenomeno si registra soprattutto nelle province di Palermo, Catania, Messina, Ragusa.

I dati registrano 28.760 infortuni avvenuti nell’Isola nel settore industria e servizi e 2.717 nel settore agricoltura, la riduzione è avvenuta nel settore costruzioni che è del 16,18% e nell’industria manifatturiera che arriva al 12,17%.
Questi ultimi dati, confermano quanto già evidenziato dalla segreteria regionale della Cgil che dichiara “il calo degli incidenti sul lavoro registrato dall’Inail nel 2009 è direttamente collegato alla diminuzione dell’occupazione e dell’aumento della precarietà e del lavoro nero”.

D’altra parte anche stessi tecnici Burruano & Partners che hanno elaborato i dati Inail spiegano “il calo degli incidenti è una evoluzione da valutare positivamente, ma è influenzata in gran parte dalla crisi produttiva e dal calo delle ore lavorate. Sono tante ed estese le aree del nostro Paese in cui molti lavoratori sono precari o addirittura in nero, sfuggendo così all’analisi dell’Inail.
 


Numeri siciliani condizionati dall’alto tasso di disoccupazione
 
PALERMO - Esaminando nel dettaglio i dati forniti dall’Osservatorio Vega, la valutazione cambia se si calcolano le vittime in rapporto alla popolazione lavorativa. In questo caso, non è più in testa alla classifica la Lombardia, ma il Trentino Alto Adige, con un indice di incidenza pari a 53,9%, seguito dalla Valle d’Aosta 35,5%, Calabria 35%. Bene la Sicilia, in quanto conta un calo delle vittime di incidenti sul lavoro, laddove il lavoro non c’è ed il tasso dei senza lavoro arriva al 16%, dove gli appalti pubblici diminuiscono prepotentemente e dove il Pil a prezzo di mercato per abitante è di 17.324 euro, a fronte dei 30.036 euro, del Nord-Ovest e dei 25.237 della media nazionale e dove la spesa delle famiglie diminuisce del 2,8% (Istat). Puntando l’attenzione sul settore agricoltura, lo scenario è davvero inquietante laddove si verificano il maggior numero di incidenti mortali (il 36,6 per cento per la precisione). E l’edilizia non resta a guardare e cade nella trappola delle morti bianche con il 28,2 per cento delle vittime di tutto il Paese. La causa principale di morte continua ad essere la caduta dall’alto (27,5 per cento dei casi), seguita dal ribaltamento di un veicolo o un mezzo in movimento (20,2 per cento).

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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