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Quotidiano di Sicilia

Mettere i gioielli in rete per offrirli ai turisti
di Annalisa Giunta

Forum con Pietro Meli, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento

Tags: Pietro Meli, Beni Culturali, Agrigento



Qual è stato l’impatto come nel ricevere questo nuovo incarico di soprintendente?
“Ritorno alla Soprintendenza dopo diversi anni, naturalmente le cose sono cambiate rispetto quando c’ero io, i problemi sono diversi, sono più grandi vista anche la ripercussioni della crisi economica. Ho trovato problemi che non avevo come direttore del Parco della Valle dei Templi, poiché la gestione del parco è diversa, intanto perché si amministrano fondi propri quindi non ci sono quelle delle difficoltà che hanno gli istituti periferici dell’Amministrazione dei Beni Culturali”.

Di cosa si sta occupando oggi, in particolare, la Soprintendenza?
“Il mio programma, stilato con i colleghi della Soprintendenza nell’ambito dei finanziamenti europei, è quello di mettere in valore i beni culturali della provincia. La nostra idea è quella di mettere in rete i beni culturali e i siti, soprattutto gestiti direttamente dalla Soprintendenza (area demaniale, area archeologica e area di proprietà regionale). Ciò significa creare delle strutture all’interno di queste zone per migliorarne la conoscenza, la fruizione e collegarli informaticamente tutti quanti in modo che in uno di questi siti si possano attingere informazioni rispetto agli altri, ossia promozione reciproca utilizzando anche strutture di proprietà non regionale come ad esempio le biblioteche. Il nostro intendimento è di espandere questa rete, questa possibilità di accesso a tutti i comuni, anche se, con i fondi a nostra disposizione, non potremmo farlo per tutti”.

Quanti progetti avete presentato?
“Circa una trentina, ma quelli su cui puntiamo maggiormente sono due: il sistema dei beni culturali della provincia e il sistema dei poli principali della provincia attorno a cui dovrebbero  ruotare tutti gli altri. Abbiamo quattro siti principali cominciando da oriente: Licata, la Villa Romana di Durrueli, Eraclea Minoa e Monte Adranone, che costituiscono i poli principali della provincia. Ciò non vuol dire che non ci siano siti di importanza altrettanto grandi, ce ne sono parecchi come ad esempio Ravanusa, Sant’Angelo Muxaro. Esistono tanti altri siti cosiddetti minori che compongono un mosaico  all’interno della provincia che è da goder, fruire localmente. In questi siti minori abbiamo già aree demaniali, strutture pronte per essere fruite, ci sono immobili acquisiti, alcuni già pronti per essere aperte ma che non lo sono  perché non disponiamo della somma per poter fare questa operazione. Penso che in questo caso potremmo coinvolgere le amministrazioni locali, perché senza il loro coinvolgimento si può fare ben poco visto le risorse esigue di cui disponiamo”.

Un esempio positivo di collaborazione con le amministrazione?
“L’ho trovata, e la stiamo incrementando, con il Comune di Burgio. Un comune piccolo con meno di 3 mila abitanti, ma che possiede un repertorio culturale di grande spessore, ci sono delle attività particolari, ad esempio il campanaro l’unica fonderia di campane che resiste in Sicilia. Qui, grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale, è stato realizzato il museo della ceramica che altrimenti non si sarebbe potuto realizzare. Il museo è stato aperto a giugno con una mostra e rimarrà aperto sino al 6 di gennaio, grazie anche all’arricchimento di altri reperti provenienti da Palazzo Abbatellis. Abbiamo già intrapreso i contatti con i sindaci delle altre amministrazioni comunali presenti in provincia, approfittando anche di piccole occasioni, per avviare discorsi volti a valorizzare il territorio. Altro esempio di una fattiva collaborazione è stata instaurata con il Comune di Licata, infatti abbiamo aperto al pubblico una mostra di ori rivenuti una decina di anni fa in un’area archeologica del territorio mai mostrati in loco prima. Mostra che non si sarebbe senz’altro realizzata senza il sostegno dell’amministrazione e della Banca Popolare Sant’Angelo, quest’ultima sta ospitando la mostra e che si sta facendo carico della promozione della stessa. Tutto ciò in attesa della riapertura del Museo di Licata, i cui locali di grande prestigio sono stati ceduti dall’amministrazione comunale all’amministrazione regionale e che al momento noi stiamo provvedendo a restaurare per poi aprirlo al pubblico”.
 

 
Pochi mezzi economici per affrontare banali problemi nonostante ciò contiamo di rendere fruibili tutti i beni
 
Quali sono i principali obiettivi che si pone come soprintendente a breve termine?
“L’obiettivo principale è quello di fare sistema, di mettere tutti i beni nelle condizione di essere fruiti anche se al minimo poiché non mi illudo che ci possano essere le risorse per potere rendere assolutamente al meglio fruibili tutti i beni. Tra i progetti che stiamo portando avanti quello della didascalizzazione di tutti i siti periferici, prevedremo delle somme per il minimo della sistemazione degli stessi per rendere più accessibili”.

Facciamo qualche esempio, su quali siti avete individuato su cui operare per renderli più accessibili?
“Contiamo di partire dalle strutture che esistono già e per le quali ci vuole poco. Tra i siti individuati quello l’area archeologica di Vecchio Soldano di Canicattì  per aprire al pubblico l’antiquarium. Naturalmente contiamo di portare avanti per primi quei siti che costituiscono i poli principali con l’allestimento e l’apertura del museo di Licata, la sistemazione di Monte Sant’Angelo, il potenziamento dell’antiquarium di Eraclea con il miglioramento della fruizione”.

Quanti sono i collaboratori della Soprintendenza?
“In tutto sono oltre 300 tra le varie qualifiche (personale tecnico, custodi, personale Puc, Asu ...)”.

Quali le criticità particolari che lei riscontra?
“La disponibilità di pochi  mezzi economici per affrontare i problemi più banali, anche mantenere la gestione ordinaria degli uffici è difficoltoso. Tuttavia l’ente è dotato di personale dotato di buona volontà e capacità, che si impegna per far andare avanti la struttura”.
 

 
Curriculum
 
Pietro Meli nasce a Camastra il 27/11/1946. Si laurea in architettura nel 1972, presso la facoltà di Architettura di Palermo. Dal 1973 al 1983 ha svolto attività di libera professione. Nel 1983 vince il concorso per dirigente tecnico architetto e prende servizio presso la Soprintendenza di Palermo, nel 1984 viene trasferito ad Agrigento. Direttore della sezione Beni Paesaggistici Architettonici ed Urbanistici della Soprintendenza Agrigento dal 1987 al 1992. Dal 1991 al 2000 ha ricoperto l’incarico di direttore di sezione dei Beni Paesaggistici Architettonici Urbanistici della Soprintendenza di Trapani. Direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi dal 2001 a tutt’oggi. Da settembre è il nuovo soprintendente di Agrigento.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Pietro Meli, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento
Pietro Meli, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento