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Quotidiano di Sicilia

Aeroporti siciliani sopra la quota degli 11 milioni di passeggeri
Cresce il traffico negli scali: Fontanarossa è il quinto in Italia, sotto c’è Punta Raisi, mentre Birgi si difende. Fa da contraltare la ferrovia, che perde terreno e tratte perché mancano gli investimenti

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PALERMO – Il 2010 della ripresa viaggia su binari a differente velocità. Il Centro Studi Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) ha registrato, per il primo semestre del 2010, una nuova vitalità: intensa nei traffici intercontinentali (Asia e Sud America in testa) e più timida nei traffici europei. Un dato pienamente ribadito nell’andamento delle singole modalità: volano infatti il traffico aereo (+15% in volume e +25% in fatturato) e quello marittimo (+13% con +15% di fatturato). Meno slancio invece per il trasporto su strada a carico completo rispetto al 2009: +2% il traffico nazionale e +7% quello internazionale, ma con una sostanziale stagnazione del fatturato. Segnali di recupero che hanno trovato conferme nel terzo trimestre del 2010, dati Istat, dove l’indice del fatturato dei servizi per il trasporto aereo è cresciuto del 2,9% rispetto al periodo aprile-giugno. I risultati si fanno più confortanti se confrontati con lo stesso trimestre dell’anno precedente, dove gli incrementi più ampi hanno riguardato il trasporto marittimo (+16,0%), e il trasporto aereo (+5,8%). Un quadro che in qualche misura rispecchia il trend di un altro anno delicato tra la congiuntura economica e timidi segnali di ripresa per i trasporti siciliani.

Una realtà tuttavia decisamente complessa per l’ottimo piazzamento di alcuni settori, come gli aeroporti principali che reggono l’impatto, e la dismissione di altri come le ferrovie. Già nel 2009 i tre maggiori aeroporti siciliani, secondo dati della Banca d’Italia della sede di Palermo, hanno ripreso il trend di crescita interrotto nel 2008, facendo aumentare il numero di voli del 2,5%, con un parallelo incremento dei passeggeri del 3,2%. Il 2010 ha dimostrato la necessità di razionalizzare gli aeroporti isolani, in quanto attualmente dei quattro scali, più un ipotetico quinto che dovrebbero aprire a Comiso, solo Catania Fontanarossa (5,5 milioni di passeggeri e quinto in Italia), il Falcone-Borsellino di Punta Raisi a Palermo (4,5 milioni di passeggeri) e parzialmente il Trapani Birgi (poco più di un milione di passeggeri) riescono a mantenere una media sostenibile, mentre a Lampedusa e Pantelleria (ovviamente, è il caso di aggiungere) il traffico è quasi esclusivamente estivo.
Ben altra aria si respira per le strade ferrate: nel 2010, secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente, la Sicilia e l’Umbria sono state le uniche regioni ad aver assegnato zero euro al sistema ferroviario. Il quadro si fa più chiaro con la strategia di fuga operata da Trenitalia che mentre nel continente inaugura le varie frecce ad alta velocità nell’Isola, secondo una raccolta dati realizzata dal comitato pendolari, ogni giorno taglia 1.000 chilometri. Una situazione tragica per i tantissimi pendolari dell’Isola – sono circa 50 mila i viaggiatori quotidianamente trasportati da mezzi Trenitalia - che devono inoltre far fronte alle interminabili tratte.

Ma non si tratta solo di passeggeri, perché anche il traffico merci su rotaia permette un notevole risparmio per l’ambiente date le contenute emissioni e basti pensare che circa 1/3 delle emissioni di anidride carbonica annuali derivano dai trasporti. Anche i tre porti principali, dopo un biennio 2008-2009 di severa crisi, sembrano riprendersi. A Catania il traffico dei traghetti da gennaio a maggio del 2010 è aumentato del 18% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Articolo pubblicato il 30 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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