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Quotidiano di Sicilia

Stranieri: 11 centri polifunzionali per contrastare il sommerso
di Michele Giuliano

Il lavoro in nero riguarda il 10 per cento degli extracomunitari presenti nella nostra Isola. Specie in edilizia e agricoltura c’è un’incidenza di 200 irregolari ogni 2.000 lavoratori

Tags: Lavoro, Lavoro Nero, Extracomunitari



PALERMO - Undici centri polifunzionali per l’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati extracomunitari regolari in Sicilia. Questo l’effetto del Programma Operativo Nazionale  “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza 2007-2013″.
In tutta la Sicilia, ad oggi, sono 11 le strutture previste di questo genere. Titolare del programma, finanziato per il 50 per cento dallo Stato italiano e per il 50 per cento dall’Unione Europea, è il Ministero dell’Interno (Dipartimento della Pubblica Sicurezza). Il nome della struttura parla da solo: in pratica si vogliono garantire tutti quegli stranieri, con regolare permesso di soggiorno, a potere tranquillamente andare avanti nel territorio siciliano senza il rischio di incappare in qualche datore di lavoro senza scrupoli pronto ad approfittarsi di un eventuale stato di debolezza dell’impiegato finito in difficoltà per le più disparate motivazioni. Con questo sportello infatti l’obiettivo è proprio quello di garantire assistenza a 360 gradi allo straniero sbarcato in Sicilia con l’intento di lavorare regolarmente e costruirsi una vita senza incappare quindi nel sommerso.

Un fenomeno, quest’ultimo, che incide notevolmente a livello sociale nell’Isola: secondo l’ultimo rapporto dell’Inail ci sarebbe un immigrato ogni 10 non in regola. Il Ministero del Lavoro, in base ad un controllo effettuato con appositi ispettori inviati in Sicilia, ha potuto constatare che specie in agricoltura ed edilizia c’è un’incidenza di circa 200 lavoratori stranieri irregolari sui circa 2.000 controllati presso 500 aziende dei due comparti.

Ben due degli 11 centri finanziati in Sicilia sono stati autorizzati in provincia di Catania dove il sommerso ha una sua fortissima incidenza. In particolare, le strutture avranno sede a Linguaglossa, nella frazione Catena, e nello stesso capoluogo, in contrada Cardinale. I due progetti sono stati presentati rispettivamente dal Comune di Linguaglossa e dalla Provincia regionale di Catania. Gli immigrati extracomunitari regolari presenti nella provincia di Catania sono circa 20.000, in prevalenza marocchini, tunisini, senegalesi. In coerenza con l’Obiettivo Operativo 2.1 del Programma “Migliorare la gestione dell’impatto migratorio”, presso i due Centri verranno attivati percorsi di inserimento e di integrazione per contrastare l’esclusione e la marginalità sociale dei cittadini extracomunitari.

Il Centro polifunzionale di Catania, che prenderà il nome di “Gelso Bianco”, avrà una duplice valenza poiché verrà realizzato all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata. Un edificio di due piani con area verde circostante che, grazie al finanziamento di 893.000 euro, verrà ristrutturato e attrezzato per offrire ai migranti una varietà di servizi.
Verranno attivati uno Sportello per dare consulenza amministrativa su rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, consulenza legale per richiedenti asilo e rifugiati, informazioni su visti di ingresso e ricongiungimento familiare; uno Sportello Informativo Lavoro per lo svolgimento di attività di orientamento e accompagnamento al lavoro; laboratori per la formazione professionale,  linguistici, multimediali, musicali.
 


L’approfondimento. A Linguaglossa un’importante esperienza
 
Il Centro di Linguaglossa si chiamerà “Insieme” e per la sua realizzazione il PON Sicurezza ha stanziato 452.500 euro.  Nel territorio del Comune, al momento, non esistono servizi specializzati per l’utenza straniera nonostante il costante aumento di presenze nell’area. Il Centro verrà realizzato in un immobile di proprietà comunale, in passato destinato a scuola elementare. Misura circa 290 metri quadri, più l’area esterna di circa 350. Una volta realizzata, la struttura ospiterà attività di formazione professionale, attività ricreative e culturali, corsi di lingua italiana e di educazione alla cittadinanza e alla legalità. Inoltre,  offrirà assistenza socio-psicologica, assistenza per l’orientamento ai servizi del territorio e per l’accompagnamento al lavoro. Tutti gli altri sportelli siciliani nasceranno sulla stessa scorta di quelli catanesi e avranno grosso modo gli stessi servizi. Ovviamente punto essenziale che farà da trade d’union è proprio la costituzione di strutture che dovranno garantire servizi al cittadino straniero in modo da non farlo cadere nella trappola del lavoro sommerso. In pratica più che un progetto una vera e propria sfida in Sicilia.

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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