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Rigassificatore, niente condoni
di Rosario Battiato

Ambiente. La contrastata opera nel polo petrolchimico.
Il punto. L’iter per la costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli da parte di Ionio Gas (Erg+Shell) è ferma ai risultati dell’ultima Conferenza di servizi, svoltasi il 12 aprile 2010.
La necessità. In quell’occasione sono state decise le dieci precondizioni, indispensabili da realizzare prima di dare il via ai controversi lavori in una zona che ospita uno dei più grandi impianti petrolchimici del mondo

Tags: Rigassificatore, Priolo, Melilli, Raffaele Lombardo, Pier Carmelo Russo, Porto Empedocle



PRIOLO (SR) – Il nuovo anno si apre con l’incognita del rigassificatore di Priolo-Melilli che proprio in questi mesi dovrebbe trovare una soluzione definitiva.
Gli incontri informali del dicembre tra Regione e Ionio Gas lasciano presagire una fase di ammorbidimento del duo Erg-Shell, probabilmente pronto a trattare sul tema delle prescrizioni per la sicurezza dell’impianto dopo che anche l’avvocatura dello Stato lo scorso novembre aveva confermato l’esito della conferenza dei servizi.
In questo scenario ancora nebuloso, che fa da contorno al lungo elenco dei problemi decennali di inquinamento senza bonifiche del polo petrolchimico, tutto però è ancora da vedere.
 
Gli anni non sono passati invano. C’è voluto quasi un lustro, ma adesso la nebbia che gravava sul futuro del rigassificatore di Priolo Melilli si sta in parte diradando. Pur non essendoci ancora certezze ci sono almeno dei punti cardine: la posizione forte e definita della Regione siciliana, prima sicurezza poi costruzione, le prescrizioni dell’ultima conferenza dei servizi e la consapevolezza acquisita della controparte Ionio Gas, la joint venture paritetica tra Shell ed Erg, che sembra cominciare a rendersi conto che la Sicilia degli anni duemila non è quella soffice e genuflessa dei decenni scorsi.

Gli indizi per una nuova era nella gestione dei rapporti tra industriali e Sicilia pare ci siano tutti. Dalla Regione non trapela alcuna novità sulla trattativa per la costruzione del rigassificatore, anche se nel mese di dicembre si sono verificati degli incontri informali tra Giosuè Marino e rappresentanti della Ionio Gas proprio per concertare degli accordi sulle prescrizioni per la sicurezza dell’impianto. A breve saranno previste delle riunioni ufficiali, in virtù dell’insediamento di Gianluca Galati, ex capo di gabinetto del presidente Lombardo e nuovo dirigente generale del dipartimento all’Energia. L’ipotesi più probabile riguarda quindi l’apertura a trattare da parte della Ionio Gas. Alla fine la coerenza della giunta regionale, che ha sempre sbandierato la possibilità della costruzione a patto della garanzia della sicurezza dei cittadini che vivono già in un’area a rischio incidente rilevante, sembra aver avuto ragione.

La “diga sicurezza” messa in campo da Raffaele Lombardo come fase prioritaria a qualsiasi costruzione dell’impianto ha subito pressioni  a iosa, a cominciare dagli avversari politici del governatore che risiedono a Roma e a seguire dalla lobby degli industriali isolani sino ad esponenti politici regionali pidiellini e del Partito democratico. Un’onda d’urto davvero imponente, perché assieme politica, imprenditoriale e mediatica, che i vertici politici isolani hanno saputo gestire con la forza della coerenza dell’intera giunta.

Proprio lo scorso novembre, Pier Carmelo Russo, nel Lombardo ter alla guida dell’assessorato all’Energia, per difendersi dall’ennesima accusa da parte del mondo industriale, si trovava a specificare come “l’intero iter” fosse stato condiviso dalla “giunta di governo” e come fossero stati rispettati tutti i tempi. Raffaele Lombardo ha ribadito in tutte le occasioni la sua posizione. “Per quanto riguarda Priolo – si legge sul blog del governatore in una nota dello scorso 15 dicembre - non abbiamo mai detto di no a quell’impianto, ma abbiamo soltanto posto delle condizioni relativamente alla sicurezza ed alla vita delle persone oltre che per il rispetto del paesaggio che pure è già gravemente provato da precedenti insediamenti industriali”. Condizioni di pericolosità oggettiva che non ci sono a Porto Empedocle, sede del rigassificatore Enel, in cui la Regione crede perché “utile e legittimo” pur rispettando l’ordinanza del Tar del Lazio sulla partecipazione del Comune di Agrigento alle Conferenze di servizio.

In virtù di questa potenziale duplice presenza che la costruzione del rigassificatore di Priolo appare “assolutamente insensata”, come ha dichiarato Sebastiano Pennisi, un ingegnere che ha approfondito i rischi della costruzione. “Il rischio – ha spiegato Pennisi - è quello di fughe di gas che possono provocare incendi ed esplosioni. Essendo le quantità di gas ingenti i danni sarebbero estesi per un raggio di molti chilometri”. Ipotesi sempre respinta Ionio Gas, sia per la tecnologia usata negli impianti che per la presenza stessa del gnl, gas naturale liquefatto, non facilmente infiammabile. Anche in questo caso una sicurezza non assoluta, perché - precisa sul proprio sito Ionio gas - “una sua possibile combustione può avvenire solo se c’è un contatto con una fonte di accensione e se miscelato con l’aria in una percentuale che va dal 5% al 15%”.
 
Pertanto, le condizioni per la costruzione di Priolo sono innanzitutto messa in sicurezza dell’impianto, l’incassamento sotto terra per circa tre quarti della parte a rischio dell’impianto e la messa a punto di adeguate compensazioni a favore del territorio a fronte dei rischi ambientali. Del resto anche l’Avvocatura dello Stato, lo scorso 25 novembre, ha dato parere positivo sull’esito della conferenza dei servizi.

La tensione a Priolo e Melilli resta alta. Lo scorso maggio, durante una conference call, proprio Alessandro Garrone, a.d. di Erg, aveva precisato come l’inizio del 2011 avrebbe costituito una tappa fondamentale nella decisione finale sull’investimento dell’impianto di rigassificazione del polo siracusano. Insomma, il giorno del giudizio è sempre più vicino e anche i comitati dei cittadini tornano in campo.

Lo scorso 11 gennaio l’ultimo commento del “comitato melillese no” ribadiva l’eventualità di appellarsi alla Corte di Giustizia europea per illegittimità dell’impianto in caso di via libera definitiva della Regione. Intanto l’agone della battaglia si estende al pesante lascito che sessanta anni di industria petrolchimica hanno lasciato in eredità ai cittadini del polo. Giorno 20 gennaio Legambiente, Circolo culturale T. Gargallo e Il Faro cominceranno “la battaglia legale – si legge nel comunicato - contro le industrie che da 60 anni continuano ad inquinare. È giunto il tempo di chiedere il risarcimento del danno, a coloro che l’hanno causato”.

Sei decenni di inquinamento con le bonifiche ancora quasi all’anno zero, come più volte denunciato dalle inchieste del Qds. Proprio nel polo petrolchimico la bonifica, cominciata un paio di anni fa, in seguito ad un protocollo d'intesa sottoscritto dagli enti locali e dalla Regione con il ministero dell’Ambiente, sembra entrata in una fase di stanca. Il piano, che prevede il recupero della sostenibilità ambientale dei luoghi dopo mezzo secolo di industria chimica, avrebbe dovuto avere fondi dalle industrie, in base al principio “chi inquina paga” sancito dalla Corte di giustizia europea, ma finora sono stati utilizzati soprattutto fondi pubblici.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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