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Ferrovie, Piano per il Sud insufficiente
di Antonio Borz├Č

In Sicilia tempi di percorrenza da Terzo Mondo ed istituzioni indifferenti. Quasi cinque ore per la tratta Catania-Palermo. L’alta velocità si ferma a Napoli. Trasporti nell’Isola ancora all’anno zero e pendolari penalizzati

Tags: Trasporti, Ferrovie, Trenitalia



CATANIA - Treni sempre più veloci che permetteranno di raggiungere le città dello stivale in tempi brevissimi. Al servizio dell’utenza internet, ristoranti e tutti i comfort per un viaggio piacevole a bordo dei treni. Questo vale fino alla punta dello stivale appunto. Per chi si vuole recare da un capo all’altro dell’Isola, invece, il quadro è tragico.

Parliamo di quella tratta Catania-Palermo da tempo dimenticata con i suoi lunghi e interminabili 200km. Basta affrontare un viaggio fra le due città principali siciliane per comprendere come i disagi siano parecchi.

Partenza alle 10.40 dal capoluogo etneo ed arrivo a Palermo alle 15.30. Il tutto con cambi di vagone e tanta pazienza. Per non parlare dell’autentica tragedia per un viaggiatore notturno che deve perdere le speranze e soggiornare nel capoluogo isolano. Un tempo di percorrenza da Terzo Mondo basti pensare che in pullman si impiega molto meno tempo.

Due anni fa a suscitare le ire siciliane è stata l’introduzione nella nordica tratta Milano- Bologna del Freccia Rossa. Il mezzo ipertecnologico di Trenitalia infatti consente in soli 68 minuti di raggiungere l’Emilia. In contemporanea il presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione decise di intraprendere l’iniziativa “Freccia rotta”. Una risposta piccata all’intraprendenza delle Ferrovie dello Stato che hanno dimenticato l’Isola. Le promesse da quel momento non sono mancate. Per rendere almeno decente la tratta siciliana basterebbe un investimento di circa 20 milioni di euro. Una somma che in questi anni è stata introvabile visto lo stato di disagio che ancora i cittadini sono costretti ad affrontare.

A ricordare come nulla sia cambiato è stato Giosuè Malaponti, coordinatore regionale dei pendolari siciliani. “Lasciando perdere i vari annunci della politica- scrive in una nota Malaponti- possiamo dichiarare che ad oggi non è cambiato nulla sulla relazione ferroviaria Catania-Palermo, da qualsiasi punto di vista”.

Uno stato di frustrazione che avvolge chi, per disgrazia sua, vuole viaggiare fra i due grandi centri urbani siciliani.
Sulla carta però, è giusto ricordarlo, qualcosa dovrebbe migliorare. Dall’alto infatti lo Stato ha predisposto un Piano per il Sud che una volta approvato ha fatto storcere il naso a molti. Infatti fra i suoi investimenti, ritenuti insufficienti per la Sicilia ma sostanziosi per regioni come la Puglia che ospita il ministro Fitto, c’è anche l’adeguamento della celeberrima tratta ferroviaria Catania- Palermo. Anche in questo caso appare una sorta di contentino per i pendolari siciliani. Nel piano infatti è prevista una velocità di percorrenza di 200km/h ben 100 in meno rispetto all’alta velocità che si ferma a Napoli. Non che quella autostradale se la passi meglio viste le carenti condizioni del manto stradale che spesso costringono ad autentici miracoli gli automobilisti.

Insomma poco o nulla si muove perché sebbene nella carta qualcosa dovrebbe partire nessuno prende gli arnesi in mano. Per un siciliano ormai all’autentico disgusto verso una condizione da Terzo Mondo si è sostituita l’abitudine. Un’abitudine che si riversa anche nei “fiumi di inchiostro”(prendiamo in prestito un’espressione dello stesso Malaponti) della politica siciliana sulla vicenda. E mentre sul al Nord si discute se fornire o meno le linee di wi-fi per connettersi ad internet qui al Sud si spera che il treno passi in orario e che partendo all’alba non si arrivi al tramonto nell’attesa che dalle parole si passi ai fatti e che dall’indignazione si passi finalmente all’azione.

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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