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Ente acquedotti siciliani, nominato il nuovo commissario liquidatore
Confermato sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana il decreto della Giunta: scelto Agostino Equizzi. L’inizio del procedimento fissato da una legge del 2004, ma l’Eas è ancora lì

Tags: Ente Acquedotto Siciliano, Agostino Equizzi



PALERMO – I commissari passano ma l’Ente resta dov’è. Il decreto presidenziale. del 17 dicembre 2010, in esecuzione della deliberazione della Giunta regionale n. 461 del 10 dicembre 2010, ha nominato Agostino Equizzi commissario liquidatore dell’Ente acquedotti siciliani per un periodo di due anni. La notizia era già nota dal novembre scorso e non cambia la sostanziale sopravvivenza di un ente  che non dovrebbe esistere già da diversi anni. Nel 2004 durante un forum al Quotidiano di Sicilia, Guglielmo Scammacca della Bruca, all’epoca assessore regionale Lavori pubblici, annunciava l’inizio della liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliano. In effetti la l.r. del 31/05/2004 aveva definitivamente chiuso il capitolo di uno dei più dispendiosi carrozzoni pubblici isolani, un fatto che faceva decretare allo stesso Scammacca come l’aziende avrebbe “ufficialmente chiuso” il primo settembre di quell’anno.
 
In realtà di anni ne sono passati sette e l’Ente inspiegabilmente resta ancora. In realtà non proprio inspiegabilmente. Qualche motivazione provò a darla Marcello Massinelli, il commissario liquidatore nominato da Totò Cuffaro, che avrebbe dovuto condurre l’Eas alla conclusione della sua costosa esistenza. “Per la liquidazione dell’Ente – spiegava Massinelli - non sono previsti limiti di tempo perché ci sono ancora diverse attività residuali da completare”. In sostanza fino ad un completo funzionamento degli ambiti non potrà esserci una definitiva liquidazione dell’Ente.
Perché? Di fatto in alcuni casi l’Eas ha ancora funzioni di gestore del servizio idrico anche se originariamente, R.D. n°24 del 19/01/1942, era stato costituito per la costruzione di nuovi acquedotti e per il mantenimento di quelli già presenti.

Di fatto la storia dell’Eas in Sicilia ha rappresentato, sotto molti aspetti, il fallimento del settore pubblico nella gestione dell’acqua isolana. Neanche la privatizzazione forse sarà una manna dal cielo, una recente inchiesta del Qds ha dimostrato come il 2010 sia stato l’annus horribilis per il privato in Sicilia, ma di certo tornare al pubblico così com’è stato per gli ultimi quattro decenni sarebbe un vero e proprio suicidio. Basti pensare che dal 2005 al 2008 la Regione ha versato sul conto dell’Eas qualcosa come 13 milioni di euro all’anno, anche se la cifra complessiva richiesta era sui 130 milioni di euro per una prima chiusura dei debiti contratti dall’Ente nel corso dei decenni.

Dall’altra parte i comitati per l’acqua pubblica lamentano la progressiva dismissione dell’Ente che non ha aiutato certo lo stato dell’acqua isolana. Ci sono stati effetti diversi ma di certo il principale ha riguardato le difficoltà di gestione in cui si trovati molti comuni vista l’improvvisa mancanza del personale dell’Ente Acquedotti Siciliano.

Eppure continua questa strana compresenza. Siciliacque, società mista classificata come “impresa pubblica” operante nel settore della adduzione dell’acqua potabile della Regione siciliana, è subentrata come concessionaria, nel luglio 2004 e fino 2044, all’Eas nella gestione del servizio di captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione a scala sovrambito.

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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