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Quotidiano di Sicilia

Beni confiscati restano improduttivi
di Michele Giuliano

Si registrano numerose difficoltà gestionali: tra queste quella legata alle ipoteche che gravano molti immobili ex mafia. La Sicilia prima regione d’Italia con 516 aziende confiscate, ma è lunga la trafila per renderle produttive

Tags: Beni Confiscati, Mafia, Mario Morcone



PALERMO - Sicilia prima regione per numero di aziende confiscate e rese nuovamente produttive. Lo dicono i numeri dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, aggiornati a tutto il 2010. Ma è pur vero che l’Isola è anche il territorio dove più di tutti si soffre per portare avanti l’attività di consegna, di riconversione e di produttività del bene stesso.

Lo ha sottolineato lo stesso prefetto Mario Morcone, a capo dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, che ha confermato l’apertura questo mese di una sede a Palermo. Segno evidente che c’è bisogno proprio in Sicilia di una struttura vicina che sovrintenda tutta quella gran mole di problematiche inerenti per l’appunto i beni confiscati.

Si parte dal presupposto che proprio in Sicilia ci sono ben 516 imprese confiscate alla mafia che hanno bisogno di essere rese produttive in molti casi. Ci sono però dei problemi di non poco conto che sono davvero difficili da superare anche dal punto di vista burocratico. Ecco perché si sta pensando sempre più all’aiuto delle banche per risolvere almeno un paio di questioni centrali: “Stiamo cercando con l’Abi di trovare una soluzione in particolare per due problemi - dice Morcone -. Un terzo dei beni immobili, per lo più in Sicilia, sono infatti gravati da ipoteche. L’altra questione riguarda i fidi che vengono meno non appena un’azienda viene posta sotto sequestro. Ora dobbiamo, da un lato, evitare che venga interrotto il flusso dei finanziamenti, dall’altro tutelare da rischi gli istituti di credito. Per farlo stiamo pensando all’istituzione di un fondo di garanzia e di chiedere il sostegno di alcune fondazione bancarie».

Uno dei casi più eclatanti è proprio di questi giorni con la messa all’asta del commissariato di polizia di Partinico, in provincia di Palermo. A fronte di vantaggi evidenti che derivano dal riutilizzo dei beni confiscati, esistono infatti una serie di criticità con cui deve misurarsi chi gli amministra, a partire dal loro stato di salute. Qualche indicazione su queste criticità le fornisce un’analisi di Rosa Laplena, esperta nella gestione dei beni confiscati, che in cifre restituisce la sua esperienza. “Il 33 per cento circa delle aziende con dipendenti arrivate alla confisca definitiva - scrive - versano in una situazione debitoria grave con un altissimo potenziale di perdita dei posti di lavoro. Il trend nei fatturati si presenta così: positivo 8 per cento, negativo 54 per cento, costante il 21 per cento, non rilevato il 17 per cento, hanno avuto ripercussioni negative nel mercato per il 54,2 per cento, nei rapporti con i clienti per il 45,8 per cento e il 45,4 per cento anche con le banche”.

Sulla strada delle possibili soluzioni si inserisce l’idea lanciata da Legacoop. Accanto cioè all’ormai collaudata esperienza, che ha portato alla creazione di cooperative per la gestione dei terreni confiscati, potrebbe presto svilupparsi un modello analogo per rilevare le aziende in difficoltà. “Siamo pronti - spiega il presidente di Legacoop Giuliano Poletti - a mettere a disposizione di quei dipendenti che vogliano creare delle cooperative per salvare la propria azienda la nostra esperienza e i nostri servizi finanziari”.
 

 
L’approfondimento. 20 miliardi il valore di tutti i beni confiscati
 
Senza dubbi la Sicilia con le sue 516 aziende confiscate alla mafia è in testa nettamente in questa speciale classifica. Dietro ci sono Campania, con 268, e Lombardia, con 195 aziende, quindi nettamente distaccate. In totale i beni strappati alla criminalità organizzata dal 1982 (anno in cui viene varata la legge Rognoni-La Torre) ad oggi sono 11.152 (9.787 immobili e 1.365 imprese, in crescita rispetto al 2009 quando gli immobili erano 9.198 e le aziende 1.223). Passando dalle confische ai sequestri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ama ripetere che il loro tasso di incremento negli ultimi anni è stato del 300 per cento per un valore totale di 20 miliardi, il 20 per cento è costituito da aziende.
L’Agenzia nazionale per i Bni confiscati sta pensando a come ottimizzare l’utilizzo di queste risorse: “In questa fase - racconta Morcone - è importante coinvolgere il mondo imprenditoriale e finanziario”. Si lavora per recuperare quelle competenze gestionali che non sempre hanno gli amministratori nominati dai tribunali. Servono cioè i manager del settore privato per aiutare gli amministratori a salvare le aziende.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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