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Crisi libica, chiuse le valvole al gasdotto
di Rosario Battiato

Nel mirino dei manifestanti l’impianto Greenstream, proprietà Eni. Flussi prima rallentati, poi lo stop. Inaugurato nel 2004, a pieno regime trasporta 8 miliardi di m3 l’anno

Tags: Libia, Gasdotto, Eni, Greenstream, Gheddafi, Berlusconi



PALERMO – La fame di pane e libertà dei magrebini continua a propagarsi per i paesi nordafricani con effetti incisivi per l’intera area Mediterranea. I fatti di Libia degli ultimi giorni hanno riportato l’attenzione sul gasdotto Greenstream, proprietà Eni, che permette il passaggio del prezioso gas naturale libico attraverso la Sicilia, via Gela, in Italia, e che i manifestanti hanno minacciato di chiudere a causa della freddezza italiana nei confronti della rivolta popolare. Eni ha poi chiuso l’impianto a scopo precauzionale.

Il silenzio del governo italiano, le parole di Frattini, e anche una antecedente e sbandierata solida amicizia tra il colonnello Gheddafi e il premier Sivlio Berlusconi, potrebbero far scattare la vendetta dei militanti che sono scesi in piazza contro il leader della rivoluzione verde. Nel mirino dei manifestanti il gasdotto Greenstream, che fa parte del Western Libyan Gas Project, progetto che fa capo all’Eni, e rappresenta l’asse infrastrutturale essenziale per lo sfruttamento del gas naturale prodotto in Libia che ne permette l’esportazione e la commercializzazione in Europa.

“Greenstream – si legge sul sito dell’Eni - è il più lungo gasdotto sottomarino mai realizzato nel Mediterraneo: ha un diametro di 32", è lungo circa 520 Km e attraversa il mare in punti dove la profondità dell’acqua raggiunge 1.127 metri. Il progetto Greenstream (Libyan Gas Transmission System - LGTS) fa parte del Western Libyan Gas Project e include la Stazione di Compressione di Mellitah, sulla costa libica, il gasdotto sottomarino e il Terminale di Ricevimento a Gela, in Sicilia”. A pieno regime il gasdotto trasporterà 8 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Il gas, proveniente dai giacimenti di Wafa (estrazione di 4 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno) nel deserto e di Bahr Essalam in mare, a 110 km dalla terraferma, prende tre direzioni: una prima porzione viene trasportata tramite pipeline a Mellitah, sulla costa libica, per essere trattata, una seconda parte viene poi compressa e inviata in Sicilia proprio attraverso il gasdotto Greenstream, e l’ultima resta per il mercato locale.

Così la questione attualmente in ballo potrebbe riguardare proprio la Sicilia, ed in particolare Gela, che si vedrebbe privata del ruolo strategico di passaggio del gas naturale che rifornisce l’intera penisola. Ma più in generale è proprio l’Isola ad essere un punto essenziale per gli equilibri energetici nazionali perché punto di passaggio dei due principali ingressi nazionali di gas: da Mazara del Vallo e da Gela provengono il 35,6% e il 9% del gas importato rispettivamente dall’Algeria e dalla Libia.

Adesso il destino della politica energetica per la macroarea mediterranea sarà sempre più figlio degli esiti delle attuali sommosse popolari e del ripristino della stabilità istituzionale, anche se verosimilmente il rispetto degli accordi internazionali, e la presenza di importanti e danarose multinazionali sul suolo libico - l’Eni è l’operatore per lo sviluppo congiunto dei due giacimenti libici con una quota del 50% con la National Oil Corporation (NOC), la società petrolifera di stato libica – sono sinonimi di garanzia per il prosieguo dei rapporti economici.
 


Rapporti economici, l’Isola è tra le regioni più interessate
 
VENEZIA - Sicilia, Sardegna e Lombardia sono le Regioni italiane più interessate dai rapporti economici con la Libia. A livello nazionale, rileva una nota della Cgia di Mestre, nei primi nove mesi del 2010, il saldo commerciale con la Libia si è chiuso con  un risultato di -6,7 mld di euro. Questo esito è dato dalla differenza tra il valore delle importazioni dal Paese Nord africano (pari a 8,54 mld di euro) e dalle esportazioni realizzate dalle imprese italiane verso il Paese libico (valore pari a 1,82 mld di euro).
A livello territoriale, sono la Sardegna, la Sicilia e la Lombardia le realtà locali più investite dai rapporti commerciali con il Paese libico. Sempre nei primi 9 mesi del 2010, il saldo commerciale per queste tre realtà presenta valori estremamente negativi. Nel primo caso il saldo è stato pari a -1,629 mld di euro, nel secondo caso -1,051 mld di euro, nel terzo caso pari a 1,019 mld di euro. In questi territori, l’incidenza percentuale del gas e del petrolio sul totale delle importazioni dalla Libia oscilli tra il 95,5% della Sardegna, il 78,8% della Sicilia e il 70,9% della Lombardia. A livello nazionale, il dato medio delle importazioni di gas e petrolio sul totale delle importazioni si attesta all’85,5%. Tra le Regioni, invece, che presentano saldi commerciali positivi l’Emilia Romagna (+120 milioni di euro), la Campania (+114,7 mln euro) e il Piemonte (+105,5 mln di euro).

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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