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Quotidiano di Sicilia

Disinquinamento di Priolo. Il mistero dei fondi stanziati
di Rosario Battiato

Il deputato regionale del Pd De Benedictis scrive a Prestigiacomo: che fine hanno fatto 770 mln di euro?. La Regione mette 60 mln per il rilancio dell’area, ma senza bonifiche sono inutili

Tags: Roberto De Benedictis, Priolo, Inquinamento, Marco Venturi, Stefania Prestigiacomo



PRIOLO (SR) – Ci sono voluti cinque anni, ma qualcosa a Priolo sembra muoversi. La Regione ha infatti stanziato, con decreto approvato all’Ars, i fondi relativi all’accordo di programma sulla chimica per la reindustrializzazione del polo petrochimico di Priolo. Adesso però dopo gli sforzi della Regione, che, come aveva annunciato già lo scorso gennaio Marco Venturi, si impegnerà per 60 milioni di euro, si attende una risposta anche dal governo nazionale.

Un punto di partenza, dopo tanti annunci a vuoto, che dovrebbe servire a dare un minimo di rilancio all’area. Accanto ai 60 milioni per la riqualificazione e la reindustrializzazione del Polo Petrolchimico ne serviranno altri 50 per la riqualificazione ambientale funzionale alla reindustrializzazione dello stesso sito. Una condicio sine qua non per far partire la pubblicazione del bando di selezione per l’erogazione dei contributi alle imprese industriali.  “Sarà pubblicato nei prossimi mesi – ha spiegato Marco Venturi, assessore regionale alle Attività Produttive - un bando di selezione per l’erogazione di contributi alle imprese industriali che operano nel sito petrolchimico di Priolo (Siracusa). Ciò sarà possibile grazie all’attivazione dell’Accordo di programma quadro per la ‘Qualificazione e reindustrializzazione del polo petrolchimico di Priolo’, sottoscritto nel 2005 con il ministero dello Sviluppo economico e dell’Economia”.

L’annuncio fa da seguito a quanto anticipato il 17 gennaio quando il comitato paritetico, istituito presso il ministero dello Sviluppo economico, aveva deciso di attivare l’accordo. Venturi ha spiegato le diverse opportunità che potrebbero scaturire da un effettivo funzionamento del piano. “L’accordo di programma prevede – ha proseguito il titolare delle attività produttive della Regione - investimenti nel settore petrolchimico e nel settore petrolifero, da parte delle imprese già presenti nell’area, per consolidare e quindi assicurare un futuro alle produzioni già esistenti; attività dirette a promuovere la nascita di nuove Pmi in grado di fare sistema con il territorio circostante; la realizzazione di un parco industriale, finalizzato alla nascita di imprese high-tech dirette a promuovere lo sviluppo competitivo dell’area”.

Tuttavia la Regione da sola non può bastare. La scorsa settimana Roberto De Benedictis, parlamentare siracusano in quota al Partito democratico, ha scritto al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, in uno scambio epistolare tra aretusei, per chiedere una maggiore incisività nell’azione del governo per quel che riguarda l’area priolese. In prima istanza proprio lo sblocco dei finanziamenti da parte del governo nazionale dell’accordo di programma sulla chimica, visto che la cifra di 20 milioni di euro stanziata lo scorso dicembre non sembra affatto sufficiente. In ultimo il De Benedictis chiede al ministro che fine abbiano fatto i 770 milioni di euro per il disinquinamento di ampie zone dell’area industriale siracusana. Nonostante tutto qualcosa sembra muoversi, seppur a passi infinitesimali, ma che ruolo giocheranno, in termini economici, le aziende che di quell’inquinamento sono dirette o indirette responsabili? La questione resta ancora sospesa.
 


“Chi inquina paga”, imprese sorde. Stato e Regione restano a guardare
 
PRIOLO (SR) – Il tam tam di associazioni e cittadini su internet torna a battere su una vicenda ben nota: le responsabilità, sinora respinte, dell’industria petrolchimica nella devastazione del paesaggio siciliano con annesso rifiuto di sobbarcarsi le spese per il risanamento secondo il principio europeo del “chi inquina paga”. L’ultimo capitolo della vicenda si è consumato lo scorso 8 febbraio quando Vincenzo Roppo, l’avvocato ben noto agli ambienti siracusani per aver espresso diversi mesi fa i suoi pareri in merito alle responsabilità di Erg nell’inquinamento del Polo siracusano, ha scritto alla società di revisione Deloitte & Touche in ordine ai pareri espressi nel 2009 in favore di Erg  Raffinerie  Mediterranee Spa (“ErgMed”) sulle problematiche giuridiche concernenti il sito industriale di Priolo Gargallo.
Gli internauti sono furenti perché pare che la strategia delle imprese sia quella solita dello “scaricabarile” o della limitazione di responsabilità che porterebbe i grossi gruppi a pagare un forfeit quasi simbolico (si parla di 90 milioni di € per Priolo da parte della famiglia Garrone), piuttosto che l’effettiva cifra necessaria per il ripristino dei luoghi. Posto che i luoghi possano essere ripristinati ad una fase pre-petrolchimica, resta indubitabile il dilemma dell’individuazione delle responsabilità delle diverse imprese che negli ultimi 50 anni hanno occupato il suolo siciliano ingrassando bilanci e inquinando acque.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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