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Catania - Reintegro del dirigente licenziato e nuova sconfitta per Stancanelli
di Melania Tanteri

Il Comune aveva allontanato il responsabile dei Sistemi informatici per “slealtà e scorrettezza”. L’ordinanza emessa nei giorni scorsi è l’ennesimo colpo per l’amministrazione

Tags: Catania, Raffaele Stancanelli, Maurizio Consoli



CATANIA - Reintegra immediata nel posto di lavoro, pagamento di un’indennità pari alla retribuzione totale degli stipendi dal giorno del licenziamento e delle spese processuali a favore del dipendente licenziato. Con questa ordinanza, emessa sabato mattina dal giudice del lavoro, Claudia Cottini, il Comune di Catania è stato condannato per ingiusto licenziamento dell’ingegnere Maurizio Consoli, dirigente dei Sistemi informatici del Comune di Catania che, un mese fa, aveva presentato ricorso contro l’ente datore di lavoro.

Il provvedimento disciplinare attuato mesi fa dal Comune aveva fatto molto rumore, dato che, per la prima volta a memoria d’uomo, un dipendente era stato licenziato in tronco con motivazioni – “slealtà e scorrettezza” - che subito suscitarono un vespaio. I giovani di Cittainsieme, ad esempio, in una lettera aperta, avanzavano dubbi sulle reali motivazioni: “Il provvedimento – si domandavano - dipende da un oggettivo comportamento scorretto del dirigente nei riguardi dell’Amministrazione o, invece, dalla scoperta, da parte del dirigente, di comportamenti scorretti  dell’Amministrazione nei riguardi della collettività in tema di Bilancio?”.

Di comportamento scorretto, invece, non si trattava, come sottolineato da Mario Giarrusso, avvocato dell’ingegner Consoli, che ha parlato di “soddisfazione per la pronuncia. Perché il giudice non solo ha ritenuto il licenziamento illegittimo, ma anche lesivo dei diritti del mio assistito, per questo motivo ha condannato l’amministrazione al risarcimento del danno”.

Le accuse con cui Consoli era stato allontanato dall’Ente, sono state, dunque, messe in discussione dal tribunale. Ma il giudice ha anche accolto l’accusa di violazione delle norme del procedimento disciplinare: l’Amministrazione infatti, è stata condannata per non aver rispettato il preavviso di 20 giorni, previsto dalla legge Brunetta per consentire la presentazione della propria difesa, convocato con un preavviso di soli 10 giorni. Questo, dunque, obbligherà il Comune, e quindi il sindaco, a restituire il maltolto all’ingegnere, il posto di lavoro e gli stipendi arretrati, ma anche a pagare le spese del giudizio, 1.650 euro.

“Ancora una volta – evidenziano i consiglieri comunali de La Destra - Alleanza siciliana, Nello Musumeci, Gemma Lo Presti e Manfredi Zammataro, che sulla vicenda del licenziamento avevano chiesto immediatamente il ritiro in autotutela del provvedimento - le scelte arroganti anche in danno della corretta adesione a norme di legge si trasformano in boomerang per l’amministrazione comunale e a pagare gli arretrati, le spese legali e il danno morale saranno i cittadini’’.

“Avevamo proposto al sindaco – hanno aggiunto - senza alcuna polemica, di ritirare in autotutela la determinazione che è stata cancellata dal giudice del lavoro, ma la sensazione è che allora il primo cittadino, non fosse neppur convinto della legittimità di quella decisione ma che fosse bloccato dalla burocrazia e dal suo carattere”.

“In ogni caso – hanno concluso - questa notizia è un segnale che si collega alla moria continua degli assessori di una Giunta che è nata minoritaria e oggi resta inadeguata e impantanata nelle sue contraddizioni’’.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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