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Quotidiano di Sicilia

Tremonti bond e speculazione bancaria
di Carlo Alberto Tregua

I paradisi fiscali delle banche italiane

Tags: Tremonti



I Tremonti bond sono dei prestiti che lo Stato effettua al sistema bancario italiano perché giri le corrispondenti risorse finanziarie al sistema delle imprese. Il pericolo di questa iniziativa consiste nel fatto che le banche distorcano la destinazione dei fondi, utilizzandoli per proprie necessità (carenze finanziarie) anziché per la finalità di dare credito alle imprese. Il meccanismo di controllo della filiera, dall’erogazione dello Stato all’arrivo presso le casse delle aziende, non è tassativo, per cui è facile prevedere che parte di questi finanziamenti si fermino dentro il sistema bancario.
È la solita questione italiana: la carenza totale o parziale di controlli per verificare se le finalità di ogni iniziativa si realizzino oppure se rimangano sulla carta.
La fortuna dell’Italia in questa crisi, troppo spesso ingigantita per scopi loschi, è che a fronte di un enorme debito pubblico che ammonta a 1686 miliardi di euro (fonte Bankitalia) corrisponde un basso indebitamento delle famiglie e del sistema di impresa. Nel complesso i due debiti, pubblico e privato, fanno media con quella europea.
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Il sistema bancario italiano è solido e infatti ha rifiutato l’intervento nel capitale di rischio da parte del ministero per l’Economia. Tuttavia, al suo interno, vi sono miscele che consentono operazioni non del tutto pulite ove si appalesano evidenti conflitti di interesse. La più grave di esse è costituita dalla commistione degli interessi fra industrie e banche, come dire fra clienti e fornitori che dovrebbero stare su rive opposte. Quando i banchieri detengono quote azionarie di importanti imprese e fanno sedere i propri uomini in quei consigli di amministrazione o, per converso, quando imprenditori possiedono azioni delle banche che consentono di far mettere i propri uomini nei rispettivi cda, è del tutto evidente che le imprese non fanno il loro mestiere e le banche neppure.
La commistione che precede diventa pericolosissima perché può nascondere evasione fiscale e nei casi più gravi danno per l’erario. Ci riferiamo in particolare ai cosiddetti paradisi finanziari e fiscali, il cui elenco è inserito nella cosiddetta black list dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).  Sembra una presa in giro che gli Stati a sviluppo avanzato abbiano stilato tale lista, quando poi hanno le proprie filiali in quelli che chiamano Stati canaglia. Vi è il fondato sospetto che quei luoghi costituiscano la base per il riciclaggio del denaro sporco, le lavanderie della criminalità organizzata e anche, perché no, l’evasione di tanti imprenditori che custodiscono riserve intoccabili.
Per venire all’Italia, tralasciando Montecarlo, Lussemburgo e Svizzera, ove ancora esiste il segreto bancario, vogliamo citare alcune importanti banche nazionali.
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Unicredit Group, il più internazionale e grande istituto bancario italiano, possiede una sua filiale nelle isole Cayman, precisamente Unicredit Bank Cayman Island ltd, oltreché Hvb Capital Asia limited a Honk Kong; il Gruppo Intesa San Paolo ha la sua filiale Intesa Bank Overseas ltd nella Grand Cayman; il Gruppo Ubibanca ha la sua filiale con Ubi Trust Company limited nel Jersey. Se un cliente siciliano del Banco di Sicilia del Gruppo Unicredit volesse aprire un conto free alle isole Cayman può farlo senza troppe difficoltà.
La questione di San Marino, poi, è tutta un programma. Nella repubblica del titano, fondata nel 1291, ove risiedono solo 30 mila abitanti, si entra e si esce senza alcuna barriera doganale. Quel territorio risulta essere meta di esportazione dall’Italia per cifre impressionanti, dal momento che l’iva che si paga è meno della metà della nostra. Naturalmente, si tratta di esportazioni sulla carta.
Da noi si lotta per le piccole cose, ma il Governo ha difficoltà ad affrontare quelle grandi quando si deve scontrare con i cosiddetti poteri forti. Sicuramente, il sistema bancario è uno dei più forti.
Le banche sono indispensabili, non devono danneggiare l’economia, ma aiutarla e sostenerla. è  così o il suo contrario?

Articolo pubblicato il 16 marzo 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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