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Quotidiano di Sicilia

Ben 592 beni confiscati alla mafia, soltanto 5 di questi sono utilizzati
di Desirée Miranda

Presentata l’inchiesta “Case Loro - I beni di mafia a Catania confiscati e dimenticati”. Viene colpita la “loro” economia ma con il riutilizzo sociale si riafferma la legalità

Tags: Beni Confiscati, Mafia, Dario Montana, Agata Pasqualino



CATANIA - “Case Loro - I beni di mafia a Catania confiscati e dimenticati” è l’inchiesta realizzata da Agata Pasqualino, firma storica del periodico telematico di informazione Step1, che è stata presentata lo scorso sabato nell’ex monastero dei Benedettini di piazza Dante a Catania. Realizzata all’interno del laboratorio di inchieste e video giornalismo curato dalla giornalista Rosa Maria di Natale del giornale online degli studenti universitari (www.step1.it) ha avuto  anche la collaborazione di Libera Informazione –osservatorio sull’informazione per la legalità e contro le mafie. I beni confiscati alla criminalità organizzata e soprattutto un’attenta analisi di cosa succede dopo l’affidamento degli stessi a enti a associazioni, al centro dell’inchiesta.

Sono ben 592 i beni confiscati alla mafia nella città etnea, per lo più terreni ma anche appartamenti e villette, garage, box, botteghe, palazzine intere e perfino intere aree urbane come quella di Tremestieri Etneo, cifre che fanno si che Catania sia al quarto posto per numero di beni confiscati in Italia dopo Palermo, Reggio Calabria e Napoli. Poco o nulla si sa, purtroppo, su cosa accade a questi beni prima e dopo l’assegnazione. Quasi nessuno sa, infatti, che soltanto 5 di questi sono utilizzati. La colpa è un po’ dei media che non danno il giusto risalto a eventi positivi di antimafia come questi,  facendo solo pubblicità in negativo, ma anche e soprattutto “dei politici, delle amministrazioni che preferiscono lasciare tali beni nel dimenticatoio per l’incapacità di crederci e di considerarli risorsa” come ha affermato Dario Montana, presidente della sezione catanese di Libera e fratello del poliziotto Beppe vittima di mafia. Sì, perché nella maggior parte dei casi i beni confiscati sono semplicemente dei ruderi abbandonati invece di rappresentare agli occhi del mondo un segnale di riscatto, un simbolo della lotta alle mafie che tanto attanagliano il nostro territorio. In molti casi si legge ancora sul citofono il nome della famiglia mafiosa a cui apparteneva prima della confisca e quindi altro che riutilizzo sociale, rimane il marchio della proprietà mafiosa bene impressa nella mente delle generazioni che abitano quel quartiere o quell’area urbana.
 
“Con la confisca viene colpito il patrimonio e la potenza economica della mafia e attraverso il riutilizzo sociale si riafferma il principio di legalità. Quando questo meccanismo non funziona il simbolo positivo per la società civile si ribalta nell’affermazione di una mafia invincibile. Ho visto immobili ufficialmente  espropriati e da abbattere con i panni appesi e i nomi sul citofono. Per non parlare del garage al civico 28 di via Caprera, a San Cristoforo, sulla cui porta vige la scritta: fatevi i cazzi vostri. Ufficialmente sarebbe da demolire, ma di certo risalta il suo essere ristrutturato in un quartiere fatiscente. Non è una cosa semplice ottenere un bene confiscato – ha spiegato Agata Pasqualino -  In media servono dagli otto ai dieci anni per passare dal sequestro alla confisca e ai tempi lunghissimi della giustizia vanno poi aggiunti quelli per l’assegnazione”.
 

 
Focus. Quattro beni assegnati ma...
 
CATANIA - Quattro sono gli immobili sottratti dal controllo della mafia e già destinati, ma inutilizzati. Tra questi uno è affidato al Comune e gli altri tre ad associazioni di volontariato (Fiadda onlus Catania, Addiopizzo Catania e Libera Associazioni, Nomi e numeri contro le mafie). Giuliana Liuzzo, presidente dell’associazione Fiadda in favore dei diritti degli audiolesi e ospite alla presentazione dell’inchiesta “Case Loro” di Agata Pasqualino è stata tra i primi a Catania a fare una richiesta del genere “Dopo molti, moltissimi anni di trafila burocratica sono riuscita a farmi assegnare un appartamento confiscato in via Anapo. Era il 2009 e ad oggi non sono riuscita a trasferire la sede della mia associazione in quell’appartamento tolto a Santapaola perché nonostante sia stato stanziato un finanziamento per ristrutturarlo, i lavori non sono mai iniziati e la mia preoccupazione è che non ce la farò mai. Nel 2012, infatti scadrà il mio comodato d’uso. Intanto pago 35€ al mese di condominio e devo affittare un’altra sede per l’associazione”.

Articolo pubblicato il 22 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuliana Liuzzo, Agata Pasqualino e Dario Montana
Giuliana Liuzzo, Agata Pasqualino e Dario Montana