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Nei dipartimenti della Regione l’obbligo di dar vita ai Nuclei ispettivi interni per far rispettare i tempi
di Massimo Mobilia

L’assessore Chinnici ha fissato le linee guida per l’applicazione della legge regionale su semplificazione e trasparenza in vigore dal 26 aprile. Procedimenti amministrativi entro 30 giorni, in caso contrario i dirigenti responsabili saranno oggetto di sanzioni

Tags: Caterina Chinnici



PALERMO – Saranno i nuclei ispettivi interni di ogni dipartimento regionale, per i quali viene stabilito  sin d’ora l’obbligo di istituirli, a dover vigilare sul rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi previsti dalla nuova legge regionale su semplificazione e trasparenza, con l’obbligo di trasmettere ogni sei mesi, all’Ispettorato per la Funzione pubblica, una relazione dalla quale risultino eventualmente i motivi che hanno portato alla mancata conclusione dei procedimenti nei termini stabiliti. Spetterà poi all’Ispettorato, sulla base dei dati contenuti nelle relazioni semestrali, svolgere il monitoraggio e il coordinamento sull’attività degli Uffici.

È questo l’aspetto decisamente più interessante descritto nelle linee guida contenute nella circolare dell’assessore regionale per Autonomie locali e la Funzione pubblica, Caterina Chinnici, diffusa ieri per dare attuazione alla nuova normativa in tema di termini di conclusione dei procedimenti amministrativi, così come previsto dalla legge sulla semplificazione e trasparenza, approvata col voto unanime dell’Ars ed entrata in vigore lo scorso 26 aprile. “Stiamo procedendo con celerità – ha detto l’assessore, che ha già illustrato il provvedimento al Codipa, il (Comitato di coordinamento dei dipartimenti regionali presieduto dal segretario generale) – per attuare, nel più breve tempo possibile, tutte le disposizioni contenute nella legge che, è già operativa in buona parte”.

Le linee guida, in particolare, dettano i criteri per una corretta e uniforme applicazione di quanto previsto dall’art. 2 della legge 5/2011 e riguardano tutti i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni regionali e degli enti, istituti e società sottoposti a controllo, tutela e vigilanza delle stesse. Secondo l’art. 2, infatti, le Pa hanno il dovere di concludere l’iter entro 30 giorni dalla data di avvio del procedimento, se d’ufficio, o dal ricevimento della domanda se di parte. Tuttavia, in caso di procedure particolarmente complesse, la durata massima può essere elevata, tramite appositi regolamenti che individuano i singoli procedimenti oggetto di deroga, fino a 60 ovvero 150 giorni.

In caso di mancata emanazione del provvedimento nei termini previsti, la colpa ricadrà tutta sul dirigente responsabile, che verrà in tal caso investito da misure disciplinari, soprattutto in relazione anche alla propria retribuzione di risultato. È questo l’altro importante aspetto della nuova legge, esplicitato nelle linee guida della Chinnici. L’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento potrà determinare, infatti, l’obbligo di risarcire il danno ingiusto subito dal privato per il ritardo dell’amministrazione che, comunque, potrà rivalersi nei confronti del dipendente. 

L’assessore ha annunciato anche di aver avviato le procedure in merito al processo di misurazione e valutazione della performance dei dirigenti regionali. Infatti, la legge prevede anche che entro sei mesi venga adottato un regolamento con il quale disciplinare le modalità di nomina, composizione e funzionamento degli organismi di valutazione. Per questo motivo è già in fase di costituzione una cabina di regia, ai cui componenti non spetterà alcun compenso o rimborso spese, che dovrà fornire gli indirizzi e le direttive propedeutiche alla predisposizione dello schema di regolamento.

“Ciascuna amministrazione – spiega l’assessore – nel rideterminare i termini dei procedimenti dovrà attenersi ai principi di certezza, proporzionalità, economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa. Le amministrazioni dovranno, inoltre, coniugare il principio costituzionale di buon andamento, inteso come adeguatezza e funzionalità dell’azione amministrativa, con le aspettative del cittadino-utente a un procedimento quanto più spedito e certo nei suoi tempi di definizione. Le amministrazioni dovranno perseguire l’obiettivo di una congrua riduzione dei termini medi di conclusione dei procedimenti rispetto a quelli vigenti, individuando percorsi virtuosi che consentano lo snellimento del relativo iter”.

Le amministrazioni non dovranno fissare termini superiori di conclusione del procedimento a quelli attualmente vigenti, tenendo in debito conto anche le diverse fasi di cui esso si compone. “L’obiettivo principale – riprende Chinnici – è garantire il rispetto del principio di trasparenza per consentire l’effettiva partecipazione degli interessati al procedimento, presupposto essenziale per un rapporto collaborativo tra pubblica amministrazione e cittadino. Ciascuna amministrazione dovrà assicurare che ai tempi di conclusione dei procedimenti sia data adeguata pubblicità, con la pubblicazione sulla Gurs e anche sui rispettivi siti web istituzionali”.

Articolo pubblicato il 14 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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