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Catania - Economia “in forte sofferenza” in pochi investono sul turismo
di Melania Tanteri

Manca un modello di sviluppo concreto ed efficace, sostenuto anche dal punto di vista politico. L’analisi della situazione economica catanese da parte della Camera di Commercio

Tags: Catania, Turismo, Alfio Pagliaro, Pietro Agen



CATANIA - Pil tra i più bassi d’Italia, seppur in lieve crescita rispetto al passato – il capoluogo etneo è passato dal 97° posto nel 2009 al 93° nel 2010 –  la provincia etnea ha perso negli anni importanti posizioni in classifica nazionale rispetto al 1995, in linea con le altre province siciliane. È questo quanto emerso dal report illustrato alla Camera di commercio nel corso della IX Giornata dell’economia, dal tema “L’economia del territorio catanese e il ruolo delle piccole e  medie imprese per il suo sviluppo”.

A Catania, dunque, la crisi continua a far sentire i suoi effetti su un’economia definita “in forte sofferenza”, in cui il tessuto imprenditoriale decresce a vista d’occhio, nonostante, dalla lettura degli indici di natalità e mortalità delle imprese, si riscontri che la città ha avuto una percentuale di imprese nate quasi in linea sia con il dato nazionale che a quello regionale, che il tasso di mortalità è inferiore sia a quello registrato in Sicilia che in Italia e che il potere d’acquisto delle famiglie, il reddito disponibile pro capite, è rimasto pressoché invariato.

“La nostra – ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio, Pietro Agen - è una città che risente ancora della crisi. Ci vogliono lavoro, legalità e occupazione ed è importante ragionare su come si crea lavoro vero se vogliamo andare avanti”.
Lavoro vero che, stando a quanto affermato da Agen, dovrebbe arrivare da due settori in particolare: il turismo e l’agricoltura, ma sempre collegata al turismo, per fare sì che, alla crescita imprenditoriale della città, il cui tessuto economico è costituito da 82.363 imprese attive su un totale di 99.651 imprese registrate, ne corrisponda una reale.

“Il territorio – ha detto il segretario generale della Camera di Commercio, Alfio Pagliaro - è cresciuto almeno in parte dal punto di vista imprenditoriale. Di contro ciò che decresce è il tessuto imprenditoriale attivo, escluso il settore finanziario, l’economia reale, insomma, che si rivela debole e non a caso la disoccupazione persiste”.
A mancare, secondo quanto emerso dai lavori, un modello di sviluppo economico promosso dal mondo politico, che punti nel breve periodo sull’edilizia, con le giuste prospettive di rispetto del territorio e delle sue vere esigenze.

Tra i tanti dati raccolti nel report, in particolare relativi ai settori trainanti dello sviluppo della provincia la parte del leone continua a farla il terziario, tradizionale e avanzato, nel quale opera quasi il 60 per cento dello stock imprenditoriale. Nello specifico, il commercio con le sue 29.114 imprese, pari al 35,35 per cento, rappresenta il settore economico con la maggiore concentrazione imprenditoriale, a conferma dell’inclinazione quasi naturale dei catanesi per questo settore. Segue l’agricoltura che, nonostante la crisi, riesce a mantenere un alto numero di imprese, 16.214, pari al 19,69 per cento.

Un ruolo importante lo mantiene il settore edilizio e delle costruzioni, mentre è ancora bassa la percentuale relativa al settore manifatturiero, che rappresenta apperna l’8,6 per cento del tessuto imprenditoriale catanese e continua a contrarsi in maniera costante negli anni.

Preoccupa anche la bassa percentuale delle imprese nel settore turistico che, nonostante la volontà ribadita dalle istituzioni, rimane inchiodato a meno del 5 per cento.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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