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Regioni e Patto, missione impossibile
di Angela Carrubba

Obiettivi dichiarati impossibili per i bilanci degli Enti locali territoriali dei Paesi “a rischio”

Tags: Mario Draghi, Enti Locali, Patto Di Stabilità



Il 3 maggio 2010 Mario Draghi – allora soltanto governatore della Banca d’Italia e dal 18 maggio scorso “candidato unico” dell’Eurogruppo al vertice della Bce – nel suo intervento alla Pontificia accademia delle scienze sociali aveva affermato che “Fino ad ora, il Patto di stabilità è consentito in un meccanismo di osservazione dei bilanci pubblici. È necessario ora renderlo più incisivo ed estenderlo all’area delle riforme strutturali perché la mancanza di tali riforme è il motivo alla base della mancata crescita di alcuni paesi”.

Tanto tuonò che piovve. La frase attribuita scherzosamente a Socrate per i suoi continui litigi con la moglie Santippe, ben si adatta alla  notizia  dei giorni scorsi: Standard & Poor’s ha rivisto l’outlook sul rating dell’Italia da stabile a negativo. Con buona pace di Tremonti che alla fine del 2010, in un’audizione in Parlamento, aveva dichiarato che “Il nuovo Patto europeo, sarà straordinariamente confortevole per l’Italia, mentre si potrebbero creare scenari avversi in altre parti d’Europa posso confermare che le proiezioni sull’Italia sono assolutamente confortevoli, migliori di molti altri Paesi europei”

Nei fatti, invece, per l’Italia gli effetti del Patto possono essere paragonati a quelli di una valanga di neve: inizia con una massa che improvvisamente si mette in moto su un pendio precipitando verso valle e durante la discesa coinvolge altra massa nevosa assumendo così dimensioni via via maggiori, trascinando al passaggio interi paesi.

Ed è quanto da tre anni in Italia vanno lamentando tutti gli interlocutori regionali, degli enti locali e delle imprese che gestiscono i servizi pubblici e che si ritrovano a fare i conti con bilanci sempre più risicati in nome di un Patto che patto non è più.
E mentre le imprese sono al collasso e Ivan Lo Bello dice che “in Sicilia attendiamo da più di due anni di potere beneficiare degli incentivi previsti con il credito d’imposta, ma poiché il Cipe non ha ancora dato il via libera ai fondi Fas è stato bloccato tutto”, l’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, ha emanato un decreto con cui si differiscono i termini per la presentazione delle domande di accesso al credito d’imposta, scatenando la reazione del presidente di Confindustria Sicilia.

Nel frattempo, le regioni fanno “prove generali” di regionalizzazione del Patto; l’Anci Emilia Romagna – per voce del vicepresidente Fabio Fecci – lancia appelli durante un convegno a Bologna il 18 maggio scorso per “un fondo regionale per l’estinzione dei mutui comunali ed un patto regionalizzato di solidarietà per compensare saldi positivi e negativi fra enti locali”; in Piemonte nel corso di un convegno del 9 maggio scorso è stata proposta anche l’attenuazione degli obiettivi previsti dal Patto, che a volte può apparire una “camicia di forza” impedendo di spendere le risorse. Senza lo stanziamento approvato dalla Regione, infatti, ben 93 enti non sarebbero stati in grado di rispettare il Patto, a meno di non introdurre aumenti alle tariffe o tagli alle spese.

Il Presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, nella Conferenza delle regioni ha lanciato l’allerta sul rischio che nell’ambito dell’Unione europea le Regioni restino ai margini: “L’evoluzione del contesto – dice – sembra portare, sempre più, le decisioni al livello degli Stati e delle istituzioni comunitarie”. La nuova Strategia 2020 – secondo Rollandin – “affronta il tema della partecipazione delle Regioni in termini generici, poiché prevede che “tutte le autorità nazionali, regionali e locali dovrebbero attuare il partenariato, tanto nell’elaborazione dei Programmi nazionali di Riforma, quanto nella loro attuazione. E sottolineo l’uso del condizionale. Nella versione finale di tali programmi (aprile 2011) largamente rimaneggiata, i contributi regionali hanno, purtroppo, perso di visibilità e incidenza, il che fa presagire che, ancora una volta, le necessità di governance europea vedano coinvolti, nella realtà dei fatti, quasi esclusivamente gli Stati, riservando al coinvolgimento delle realtà regionali un ruolo essenzialmente formale”.

E in una lectio magistralis il Premio Nobel 1998 all’economia, Amartya Sen, di fronte ai dirigenti della Regione Lombardia, nell’ambito di un’iniziativa organizzata da Eupolis, l’istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione della Lombardia, ha affermato che “la sussidiarietà è un concetto importante”. Nella sua lezione l’economista, professore alla Harvard University, ha riletto i principi cardine del sistema sussidiario lombardo mettendolo a confronto con il suo modello delle capabilities (capacità di realizzazione degli obiettivi personali del singolo individuo). “La sussidiarietà – ha spiegato Sen - è un concetto importante nella prospettiva di creare una politica quanto più vicina alle persone”.

La nuova cornice Europea non agevola il riequilibrio dell’economia dei paesi deboli, e dopo il 2013 anzi, le condizioni degli aiuti peggioreranno. I tassi a cui il nuovo meccanismo si stabilità presterà denaro sono penalizzanti. È vero che nel 2015-2016 il Fondo monetario prevede una crescita vigorosa dell’economia, ma tassi di interesse del 6% su un debito pari al 160% del Pil richiedono una crescita doppia di quella stimata.

Concludendo la breve rassegna di opinioni e posizioni di regioni, comuni, economisti e studiosi, sembra proprio che il Patto europeo di stabilità e crescita scontenti tutti: quelli che puntano alla stabilità, perché questa è una pretesa velleitaria dati i livelli attuali di debito pubblico; quelli che puntano alla solidarietà perché non prevede l’assenso vincolante degli enti che più da vicino devono farlo applicare; le regioni più indietro nella crescita (come il Mezzogiorno) perché non prevede un meccanismo inderogabile di sviluppo della dotazione infrastrutturale.

Però Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con Regioni e per la coesione territoriale,  afferma che “il Consiglio dei ministri del 19 maggio scorso ha approvato un decreto legislativo che individua e destina risorse aggiuntive ed interventi speciali finalizzati alla promozione dello sviluppo economico e della coesione sociale e territoriale delle aree sottoutilizzate...”
E Fitto, come direbbe  Shakespeare (Giulio Cesare, atto III, scena II L’orazione di Bruto e Antonio) è come Bruto “un uomo d’onore”!

Articolo pubblicato il 02 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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