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Palermo - Provincia, rebus dirigenti esterni sono “troppi” ma “indispensabili”
di Luca Insalaco

Brutta gatta da pelare per il presidente Avanti, alle prese con numeri precari in Consiglio. Superata la soglia dell’8%. Il ministero investe della questione la Corte dei Conti

Tags: Palermo, Dirigenti, Renato Brunetta, Gaetano Lapunzina



PALERMO - La questione dirigenti esterni rimane controversa. La Provincia ha superato la soglia dell’8% degli incarichi affidati a soggetti esterni fissata dalla legge Brunetta. L’amministrazione provinciale si è fin qui difesa sostenendo che la normativa in questione non è applicabile agli enti locali. La violazione della legge, tuttavia, è stata denunciata dai sindacati nonché dal capogruppo del Pd Gaetano Lapunzina. Il dipartimento della Funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri, dopo aver esaminato gli atti, ha deciso di investire della faccenda la Corte dei conti.

“Dall’esame della documentazione pervenuta e di quanto addotto in ordine alle censure formulate – ha scritto il dirigente del dipartimento Cristina Pirro - si è ritenuto di dover trasmettere gli elementi in possesso alla competente Procura regionale della Corte dei conti per l’eventuale configurazione di danno erariale e l’individuazione di connesse responsabilità”.

A dispetto di quanto sostenuto dall’amministrazione provinciale, l’orientamento della Corte dei conti è quello di applicare il tetto fissato da Brunetta anche agli enti locali. “Anche i contratti dirigenziali stipulati con funzionari dell’ente rientrano nel novero di quelli da prendere in esame ai fini del rispetto della percentuale dell’8% prevista dall’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n.165 del 2001” scriveva la magistratura contabile al presidente della Provincia lo scorso mese di marzo. In tale direzione vanno anche le deliberazioni della Sezione regionale di controllo per la Puglia n. 44 del 17 giugno 2010 e della Sezione Veneto n. 231 del 27 ottobre 2010, che hanno ritenuto applicabile il disposto dell'art. 19, comma 6 ter, del decreto legislativo n. 165 del 2001 anche alla dirigenza degli enti locali”. Pronunce, queste, che i magistrati siciliani parrebbero condividere. Avanti ha risposto alle critiche con la necessità di non lasciare scoperti settori dell’Ente anche alla luce dei dirigenti (tre) che si appresterebbero ad andare via.  

La questione rappresenta una brutta gatta da pelare per il presidente di centrodestra, già alle prese con i numeri precari in Consiglio. Nei giorni scorsi vi avevamo riferito delle polemiche suscitate dalla promozione di due dirigenti esterni, con annesso aumento di stipendio. Avanzamenti di carriera ridimensionati da Avanti come una “ripesatura”, determinata da un normale iter burocratico interno all’amministrazione.

Dal Pd piovono strali contro i vertici di Palazzo Comitini: “Sulla questione dirigenti esterni assistiamo, da mesi, ad un atteggiamento illogico ed arrogante – accusa il capogruppo dei democratici in Consiglio provinciale, Gaetano Lapunzina -. L’amministrazione Avanti, pur di sostenere una scelta sbagliata, si arrampica sugli specchi, facendo continuo ricorso ad onerosi pareri legali, con cui tenta una disperata difesa dalle varie pronunce della magistratura contabile, nonostante sia giunta pure la sconfessione ad opera del ministero dell’Innovazione, che ha chiesto alla Corte dei conti la quantificazione del danno.
 
Attraverso un’interrogazione presentata nel dicembre 2010 – ricorda Lapunzina - avevamo, per tempo, messo in guardia sulle responsabilità cui si andava incontro. Se qualcuno ha mostrato di non possedere le necessarie doti di umiltà e saggezza, è giusto che paghi”.
Con delibera dello scorso mese di aprile la Giunta ha affidato ad un legale l’incarico di redigere un parere sulla richiesta del ministero. Costo dell’incarico: 500 euro.

Articolo pubblicato il 22 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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