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Mare Monstrum, 1.813 infrazioni certificate sulle coste siciliane
di Rosario Battiato

Durante la presentazione di Goletta Verde, sono stati diffusi i dati sulla condizione dei litorali. Questa la desolante fotografia scattata dall’ultimo dossier di Legambiente

Tags: Goletta Verde, Legambiente, Cementificazione



ROMA – Riparte Goletta Verde. Il prossimo 25 giugno l’imbarcazione, che monitorerà la qualità delle acque del litorale italiano, comincerà il suo percorso del 2011. L’inizio della campagna è coinciso con la presentazione, nei giorni scorsi, dell’ultimo dossier “Mare Monstrum” che fotografa la situazione delle illegalità lungo le coste del Belpaese.

Lo scorso anno il numero di reati ambientali è cresciuto di 32 punti percentuali. I numeri dicono che nel corso del 2010, secondo dati Forze dell’Ordine e Capitanerie di Porto, sono state accertate quasi 12.000 infrazioni ai danni del mare, circa 33 ogni giorno dell’anno, con 14.132 persone denunciate o arrestate. Superano di poco la soglia dei 4.000 i sequestri di beni.
 
Nella classifica delle regioni più contaminate dal morbo delle attività illegali lungo le coste il podio è occupato, come da tradizione, da Campania, Sicilia e Calabria, seguite da vicino dalla Puglia, distanziate dalla Sardegna e dalla Liguria.
Nell’Isola sono state certificate 1.813 infrazioni, pari al 15,3 per cento del totale, con 2.216 persone denunciate o arrestate e 564 sequestri effettuati. Il dato generale conferma una media di 1,2 infrazioni per chilometro di costa.

La Sicilia merita, inoltre, la palma d’oro per le infrazioni legate al ciclo del cemento, uno dei settori più remunerativi per la criminalità nostrana, dove le Forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno accertato 682 reati legati al cemento sul demanio, quasi il 6 per cento del totale nazionale, denunciato o arrestato 1.041 persone e sequestrato 296 manufatti.

Dalla lettura dell’ultimo dossier “Mare Monstrum” si percepisce una nuova sensibilità sostenibile da parte delle amministrazioni locali che, in alcuni casi vorrebbero restituire le spiagge ai cittadini restaurandole all’antica bellezza e chiudendo definitivamente col passato abusivo degli anni passati.

Esiste tuttavia anche una tendenza di segno opposto, sottolineata da Legambiente, come la battaglia al contrario del sindaco di Campobello di Mazara (in provincia di Trapani), Ciro Caravà, che in campagna elettorale ha “promesso solennemente – si legge nel dossier – che avrebbe salvato una volta per sempre le 800 case insanabili che campeggiano lungomare in zona di inedificabilità assoluta”. Si tratta di abitazioni costruite entro 150 metri dal mare e, quindi, secondo la legge regionale del 1976, assolutamente fuorilegge. Adesso il primo cittadino vorrebbe, attraverso un atto creativo che riprende un decreto datato 1973, sanare l’intero blocco delle abitazioni.

Dopo Campobello di Mazara, ci spostiamo a Triscina, sempre nella stessa provincia, dove, a pochi chilometri dal sito archeologico di Selinunte, “esistono – si legge nel dossier – 5 mila case fuorilegge (di cui circa 1.000 insanabili nonostante i tre condoni edilizi dislocate in tutta l’area, a cui si sommano le 300 per cui è stata avanzata e rigettata la domanda di sanatoria perché costruite entro i 150 metri dalla battigia)”.

Poi abbiamo ancora Lampedusa (in provincia di Agrigento), ben nota alle cronache per i recenti flussi di migranti, le ville del disonore di Pizzo Sella a Palermo, gli scheletri sulle spiagge di Realmonte (provincia di Agrigento), le 3 mila case abusive dell’Oasi del Simeto (provincia di Catania), lo scheletro dell’Aloah Mare nella riserva della Timpa ad Acireale (provincia di Catania), la grande muraglia e la lottizzazione di Torre delle Ciavole (provincia di Messina).

Articolo pubblicato il 24 giugno 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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