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Quotidiano di Sicilia

Sovraffollamento carceri e Opg. Salvo Fleres accusa la Regione
Dopo tre anni non ancora recepito il decreto che prevede il trasferimento della sanità penitenziaria al Ssn. “Totale immobilismo”. Intanto, salta il tavolo tecnico con l’assessorato alla Salute

Tags: Carceri, Salvo Fleres, Sanità Penitenziaria



PALERMO – Era il primo di luglio quando sulle pagine del nostro giornale affrontavamo le problematiche delle carceri  ed in particolare il dramma del sovraffollamento. Sono passati soltanto 15 giorni e nulla è cambiato. La polemica non ci è placata. Certo, in un Paese in cui le lungaggini politiche e burocratiche sono un fatto assai noto, cosa aspettarsi? è chiaro che niente – in così poco tempo - è stato fatto per arginare il fenomeno malgrado le proteste e  gli scioperi perpetuatesi per diverse settimane nelle varie regioni della nostra penisola.

Il sistema carcerario resta difatti un’incognita per la politica, quasi o del tutto sconosciuto. A destare preoccupazione non sono solo i 2.484 detenuti “di troppo”, ma bensì tutti i fenomeni critici che vi ruotano attorno: i suicidi, i danni alle strutture, gli atti di autolesionismo e la scarsa assistenza psicologica e sanitaria. Proprio quest’ultima carenza è la causa che ha portato alla morte recente di alcuni detenuti nel carcere Pagliarelli a Palermo. “Un fatto impensabile – ha detto il garante dei diritti dei detenuti regionale Salvo Fleres – che evidenzia ancora una volta l’immobilismo della Regione che non ha ancora recepito il decreto che prevede il trasferimento della sanità penitenziaria al Ssn”. La Sicilia difatti è immobile dinanzi alla normativa nazionale che affida la gestione degli Opg (ospedali psichiatrici giudiziari) al servizio nazionale. In questa direzione la campagna “Stop Opg” per la chiusura immediata degli stessi non ha avuto il successo sperato, tanto che ad oggi, la fase di recupero e di riabilitazione sembra un miraggio poiché molte regioni, pur adeguatesi dal punto di vista formale, non lo hanno ancora fatto sotto il profilo ri-educativo, nonostante lo stanziamento di 5 milioni di euro per ogni regione da parte del ministero della Salute.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha ribadito come “è in corso il programma di dimissione dagli Ospedali psichiatrici giudiziari degli internati per i quali il ricovero è stato prorogato in mancanza di una presa in carico all’esterno” e che i motivi di tale rallentamento devono essere ricercati “nella natura stessa del programma in questione essendo richiesto per il completamento della complessa operazione che sia acquisita l’assunzione di responsabilità diretta della Regione nel cui territorio gli internati sono residenti”. Le Regioni quindi – stando alle parole di Vito – sono le principali responsabili dell’uscita dei pazienti dimissibili dagli ospedali psichiatrici giudiziari. Sull’immobilità regionale ha discusso anche  Fleres il quale ha annunciato di voler provvedere quanto prima e di porre tutti gli strumenti consentiti dalla legge per far luce sulla situazione attuale.

Incisivo anche il parere del presidente dell’Anm (Associazione magistrati nazionali) Luca Palamara:  “Visto che il Parlamento c’é ancora, la politica non deve perdere tempo ad occuparsi di cose ininfluenti, ma di cose più importanti, nell’interesse di tutti, come il sistema carcerario”.
Occorre quindi saper ascoltare e studiare anticipatamente i segnali che gli stessi reclusi lanciano per evitare ennesimi atti di suicidi, sinonimo di una “tortura” già annunciata, lontana dai diritti universali di ogni uomo.
 

 
La polemica: “Eventi luttuosi assolutamente evitabili”
 
“È impensabile che in carcere si debba morire per la scarsa assistenza sanitaria o per la disattenzione dei medici”. Lo dice il senatore Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti. In una nota, Fleres parla “di decessi avvenuti nel carcere Pagliarelli, a Palermo”.
“Un infarto annunciato, e uno sciopero della fame mal gestito, hanno determinato gli ultimi eventi luttuosi evitabili se i sanitari avessero prestato maggiore attenzione ai segnali che spesso i reclusi lanciano e che, ancora più spesso, rimangono inascoltati”, aggiunge.
“Sono certo - ha proseguito - che la direzione, alla quale vanno i segni della mia stima, farà il possibile per fare luce su quanto accaduto. Per quanto mi riguarda porrò in essere tutti gli strumenti che la legge consente al garante di utilizzare in tali tristi circostanze”.
“Intanto - ha concluso - per protestare contro l’immobilismo della Regione che, dopo oltre tre anni, non ha ancora recepito il decreto che prevede il trasferimento della sanità penitenziaria al Ssn, ho ritirato il rappresentante dell’Ufficio del garante dal tavolo tecnico istituito nell’assessorato regionale alla Salute che avrebbe dovuto garantire tale passaggio”

Articolo pubblicato il 15 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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