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Quotidiano di Sicilia

Infrastrutture per lo sviluppo dell’Isola: Ponte, corridoio, autostrade e ferrovia
di Rosario Battiato

Per essere al centro del Mediterraneo la Sicilia ha bisogno di interventi di potenziamento in alcuni settori strategici. Il progetto della Regione per i porti turistici deve servire a rilanciare un comparto in crisi

Tags: Speciale Economia



PALERMO – Diventare un soggetto di primaria importanza nello scacchiere euro mediterraneo richiede una cospicua iniezione di investimenti alle malandate infrastrutture isolane. La Sicilia deve, infatti, essere in condizioni di sfruttare le proprie potenzialità per imporsi come punto di riferimento nei rapporti tra Ue e Nord Africa, ma anche per dialogare col resto d’Italia.
L’azione di riduzione del gap presente con il continente deve essere parallelamente affiancata da un progetto di potenziamento del sistema che si può declinare in differenti modalità. Parlando di infrastrutture non si può certo evitare di discutere dei diversi  punti di forza considerati prioritari dal governo regionale: Ponte sullo Stretto, Alta velocità, raddoppio ferroviario e rendere operativo il corridoio Berlino-Palermo.
Il completamento delle rete stradale isolana è certamente un passaggio imprescindibile e di giustizia nei confronti dei siciliani e del tessuto produttivo dell’Isola. “La Sicilia, - si legge in una nota Anas - con una rete stradale e autostradale di 4.100 km, pari al 20% della rete di interesse nazionale, è una delle regioni in cui l’Anas ha in corso maggiori investimenti, dedicati sia alle nuove costruzioni che alle attività di manutenzione”. Un documento dell’Anas ha registrato negli ultimi cinque anni un impegno di investimenti sul suolo siciliano pari ad 1 miliardo, mentre complessivamente ne sono previsti per il futuro oltre 7 considerando lavori realizzati, in corso e programmati. Un passaggio nevralgico sarà l’intervento in project financing per la realizzazione del collegamento autostradale Ragusa-Catania, opera per la quale sono in corso le procedure di gara, per un importo di 815 milioni di euro. Poi ci sono altre operazioni di rilievo da realizzare come la A18 Siracusa-Gela, che al momento può vantare il tratto Siracusa-Rosolini in tutti i suoi 40 chilometri, costato 375 milioni di euro, ma servirebbe ancora un miliardo e mezzo per il completamento.

Dall’asfalto alle strade ferrate il passo è breve. La parziale opera di dismissione operata da Fs in alcune tratte regionali ed extraregionali, trova un corrispondente impegno, anche da parte del governo nazionale, nel finanziamento per potenziare l’attuale rete con l’alta velocità. Qualche giorno fa proprio Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni, rispondendo ad un’interrogazione sul Piano nazionale per il Sud, durante il Question time alla Camera, ha spiegato come siano state “individuate le sei direttrici strategiche di rilievo nazionale. Opere di cui si avvierà in modo irreversibile il completamento, come la direttrice ferroviaria Napoli-Bari o quella che collegherà Catania e Palermo; opere di cui si accelera il completamento di lotti già avviati sulla direttrice autostradale Salerno-Reggio Calabria o la strada statale Sassari-Olbia; ovvero interventi per velocizzare e modernizzare, quali sono quelli che riguardano la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Sono opere di cui si parla da anni e che saranno finanziate, con risorse e tempi finalmente certi”. Tra i principali investimenti promessi dal gruppo Ferrovie dello Stato anche il raddoppio delle tratte terminali delle linee Palermo-Messina e Catania-Messina, nonché la velocizzazione delle linee Palermo-Agrigento, Catania-Siracusa, e Siracus-Ragusa-Gela. Tra gli interventi strategici da segnalare le opere di connessione al Ponte sullo Stretto di Messina e la sistemazione del nodo di Catania.

Sul fronte porti esiste la necessità di consolidare un potenziale di rilievo: secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, infatti, il porto di Augusta (con 30.979 migliaia di tonnellate) assorbe il 6% del traffico totale e fa piazzare la città tra le prime cinque d’Italia per traffico merci. Tra i primi quindici in Italia, troviamo anche i porti di Milazzo (18.054 migliaia di tonnellate e 3,5% del totale) e di Santa Panagia (15.938 migliaia di tonnellate e 3,1%). Tra il 2008 e il 2009 sono entrati in funzione altri 6 porti turistici in Sicilia, ma la Sicilia, con i suoi 139 porti e 1500 chilometri di costa attrezzata, deve investire ancora di più per diventare meta turistica di primo livello. Proprio per potenziare il settore la Regione  sta attuando  una strategia  che  individua ben 42 siti per lo sviluppo della portualità turistica in Sicilia. Nel Fesr sono previsti 58 milioni di euro per il completamento e la realizzazione di infrastrutture portuali in quei siti che oggi presentano le potenzialità per divenire infrastrutture armonizzate nel sistema della nautica da diporto.

Un’azione doverosa, visto che, secondo quanto emerge dal rapporto 2010 dell’Osservatorio nautico nazionale, in Sicilia si registrano segnali negativi in tutto il comporto. Il fatturato internazionale dei cantieri nautici, ad esempio, ha fatto segnare un netto -60 per cento rispetto alla precedente annualità, un -26 per cento nella spesa giornaliera di ogni fascia di diportisti.
Sulla questione del corridoio 1 Berlino-Palermo, recentemente escluso dalla programmazione Ue, si è espressa nei giorni scorsi la portavoce del commissario europeo per i trasporti, che ha precisato come nulla sia stato ancora deciso.

Articolo pubblicato il 22 luglio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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