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Piano Venturi per commercio tradizionale
di Antonio Borz├Č

La bozza di legge prevede circa un centinaio di articoli e sarà vagliata con tutte le categorie interessate dal provvedimento. L’assessore alle Attività produttive ha presentato una serie di misure per limitare gli effetti della crisi

Tags: Marco Venturi, Commercio



PALERMO - La necessità di rinnovare il settore del commercio ormai è sempre più evidente in Sicilia a fronte dei dati che vedono una perenne e inesorabile erosione del settore. Il commercio, infatti, ha subìto una rivoluzione progressiva che ha visto l’avanzata prepotente della grande distribuzione contro la sofferenza del commercio tradizionale con lo svuotamento anche del centro storico delle varie città siciliane.
Della necessità di dare una sferzata prepotente al settore non se ne rende conto solo l’imprenditore di turno ma anche la politica che si sta risvegliando dal torpore che ha provocato, con la sua mancanza di interventi correttivi, la crisi a cui assistiamo oggi.

Di fronte a una situazione a tratti irrecuperabile interviene l’assessore alle Attività Produttive della Regione Marco Venturi che ha presentato una serie di misure volte a limitare gli effetti devastanti che si stanno abbattendo sul settore. “Una bozza  di legge - ha dichiarato Venturi che ridisegna il settore del commercio in Sicilia, in tutti i suoi aspetti. Si tratta un testo molto complesso, che  contiene un centinaio di articoli, su cui incontrerò, nei  prossimi giorni, tutte le categorie interessate, dai lavoratori ai  sindacati, dalle associazioni datoriali alla grande distribuzione  organizzata”.
Una sofferenza del commercio che è evidente anche sfogliando alcuni dati. Fra questi il rapporto di Bankitalia sull’economia in Sicilia nel 2011 con un settore commerciale che non cresce e un calo del fatturato della piccola e media distribuzione intorno allo 0,6%. I dati invece vedono una crescita della grande distribuzione intorno all’1,4%. 

Per fronteggiare questa crisi dunque si rende necessaria un’attenta analisi del perché si sia arrivati a questo punto.  Fra le maggiori cause si può rintracciare la grande facilità di crescita dei grandi centri commerciali che con il loro potere hanno soffocato la normale distribuzione storica che ha da tempo messo radici nel territorio. Il testo sottoposto al vaglio della Giunta e delle parti sociali dovrebbe prevedere una distinzione nella grandezza degli esercizi commerciali in materia di orari di apertura e concessioni. Infatti per quelli sotto i 500 metri quadrati la competenza sarà dei comuni mentre per quelli che superano questa soglia la palla passa alla regione. Inoltre le autorizzazioni per la media e grande distribuzione potranno essere rilasciate soltanto per i comuni che sono dotati di un piano commerciale. Insomma una sorta di differenziazione che dovrebbe placare le concessioni facili anche se tutto resta da vedere. L’unica cosa certa è la crisi che sta attraversando il settore con delle motivazioni che possono essere rintracciate sia a livello nazionale, economia in arretramento, sia per le già citate carenze locali. Delle condizioni evidenziate anche dai dati dei saldi di quest’anno che vedono un calo delle vendita di circa il 20%.

In tutto questo ovviamente si assiste al progressivo svuotamento dei centri storici durante la settimana. Centri storici che potrebbero alimentarsi con il commercio legato al turismo per fronteggiare la crisi, un’idea che ha spinto il Codacons con i suo segretario Francesco Tanasi a lanciare una proposta al ministro Michela Brambilla. “Per salvare il commercio e migliaia di esercizi commerciali - afferma Tanasi- proponiamo al ministro Brambilla di promuovere assieme al Codacons una ulteriore novità: ogni domenica, per tutto l’anno, negozi aperti e sconti del 20% sulla merce in vendita! Iniziativa che potrebbe essere definita col termine ‘Happy Sunday’, e che porterebbe enormi vantaggi al commercio  ai consumatori, e all’economia nazionale”.

Articolo pubblicato il 09 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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