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Palermo - Asili nido: bisogna raddoppiarli ma sei strutture restano inagibili
di Luca Insalaco

Dati a confronto: a Palermo 26 nidi, a Reggio Emilia (170 mila abitanti) ce ne sono ben 23. Il servizio accontenta solo metà delle richieste. I fondi non bastano mai

Tags: Asili, Fondi



Non è maleodorante e non è infiammabile ma riesce a mandare in fumo le aspettative educative che le famiglie hanno nei confronti dei propri bambini. Stiamo parlando della “emergenza” asili nido, come quella dei rifiuti, un problema cronicizzato per il quale non si vedono soluzioni a breve termine. 

Palermo dispone di 26 asili nido funzionanti che non riescono a soddisfare neppure la metà delle richieste. Sono solo 988 i bambini che nel prossimo anno scolastico riusciranno a frequentare le strutture pubbliche, con una lista d’attesa di 1130 unità.
All’appello mancano ben 6 strutture, chiuse perché inagibili. Il problema lamentato è, come sempre la carenza di fondi.
“Con le poche risorse che abbiamo riusciamo a fare del nostro meglio. Entro l’anno, ad esempio, contiamo di aprirne un altro, per il quale abbiamo affidato i lavori ad Amg ed alle maestranze del Coime - sottolinea l’assessore comunale alla Pubblica istruzione Francesca Grisafi -. Per una situazione ottimale e per recuperare il gap, avremmo bisogno di risorse, che però non arrivano da chi di dovere. La Regione, infatti, ha bloccato il finanziamento che per ristrutturare gli asili Galante, Mimosa e Drago.
Senza una politica che agevoli il nostro lavoro diventa tutto difficile”.

Il confronto del capoluogo siciliano con Reggio Emilia (170mila abitanti), grande quasi l’ottava circoscrizione di Palermo, (127.000 abitanti) è sconfortante: la città emiliana possiede 23 nidi d’infanzia, frequentati da 1552 bambini con una lista d’attesa di appena 126 unità.

Anche la distribuzione delle strutture all’interno del territorio palermitano lascia a desiderare: ben 7 si trovano nella quinta circoscrizione e 5 nella terza. La quarta circoscrizione, composta da 140mila abitanti, ha un solo asilo nido, mentre i quartieri Boccadifalco e Mezzomonreale non hanno scuole. I quartieri del tutto privi di asili nido comunali sono ben 10.
Dinanzi al pubblico che riesce a rispondere alla richiesta di una fetta ristretta di popolazione, l’alternativa per le famiglie è quella di ricorrere alle strutture private (con annesse rette) se non, nei casi più estremi, nel sacrificare la carriera di uno dei componenti della famiglia.
“Negli ultimi anni – osserva la Grisafi - è aumentato notevolmente di donne che lavorano e gli asili nido sono diventati un servizio obbligatorio. Ma ripeto: con le risorse minime che abbiamo facciamo il possibile”.
Il tema, ovviamente, è entrato a buon diritto nella campagna elettorale per il rinnovo dell’esecutivo.
“Il Comune deve intestarsi un grande piano per l’infanzia, chiedendo la collaborazione di Provincia, Regione e coinvolgendo associazioni, cooperative, fondazioni e imprese – propone Davide Faraone, uno dei candidati per succedere a Cammarata - Occorre attivare un circuito virtuoso per creare nidi comunali a gestione mista. Una gestione che dovrà, proprio per la carenza di fondi e trasferimenti pubblici, coinvolgere la Provincia, la Regione, che insistono massicciamente con uffici e dipendenti nel territorio cittadino, ma anche i privati”.

Per il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, un modello possibile è che questi enti offrano la sede al Comune in modo che l’amministrazione si possa limitare a fornire il personale, lasciando così ai privati il compito di adeguare i locali e gli arredi. Il nido – secondo Faraone – dovrà accogliere il 50% di bimbi, figli dei dipendenti dell’ente locale che ha ceduto l’immobile, e l’altro 50% di bimbi della circoscrizione nella quale ha sede il nido. Ma come ampliare la rete di strutture? Per il consigliere democratico il project financing è una delle condizioni indispensabili. “In questo caso è il Comune a fornire l’immobile alle imprese, utilizzando per esempio gli innumerevoli locali confiscati alla mafia. I privati avranno l’onore di ristrutturarli, adeguarli a norma e arredarli”.

Articolo pubblicato il 12 agosto 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesca Grisafi
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