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I siciliani capaci trovano il lavoro
di Carlo Alberto Tregua

Migliaia di opportunità non coperte

Tags: Lavoro



Ritorniamo ancora sull’argomento dell’occupazione perché tanta gente è convinta che il lavoro in Sicilia non ci sia. Si tratta di una semplice menzogna perché, ripetiamo, il lavoro c’è ma mancano le competenze.
è noioso, per i lettori e per noi, ripetere questi fatti e tuttavia la comunicazione è fatta di ripetizioni, per inserire nelle teste dei cittadini una verità che parti interessate a diffondere catastrofismo cercano di negare o di celare.
Quando il ceto politico e i sindacati parlano di protezione dei precari, dimenticano che i precari per antonomasia sono i piccoli artigiani e i piccoli commercianti, tutti coloro che devono andarsi a procurare il lavoro e il fatturato per pagare le spese delle loro micro-aziende, fondate in qualche caso solo sul titolare.
Non una parola,  né un’iniziativa a favore di milioni di precari autonomi che spesso fanno fatica ad andare avanti, soprattutto qui in Sicilia.

Non solo questi soggetti economici andrebbero sostenuti, magari detassando il loro reddito al di sopra dei trentamila euro di fatturato annuo, e intervenendo con contributi immediatamente utilizzabili mediante F24, nel caso di assunzioni di apprendisti o di altri dipendenti.
Ma le istituzioni regionali dovrebbero spingere nella direzione del lavoro autonomo, incentivando fortemente tutti i precari ad uscire dal limbo di coloro che stanno fuori dalla realtà per entrare nel mondo delle attività produttive.
Un settore in fortissima crescita nel Centro-Nord Italia è quello del franchising, dove la moltiplicazione dei punti vendita è veramente notevole. Invece, qui in Sicilia, ove il Pil dovrebbe essere circa l’8 per cento di quello nazionale (invece è al 5%), il franchising è presente intorno al 2 per cento.
Per diventare titolari di un negozio in concessione ci vuole un minimo di formazione, la voglia di sacrificarsi e un finanziamento iniziale. A tutto il resto pensa la casa madre, la quale fa uno studio di economicità e di rendimento del punto vendita, fornisce le attrezzature, i servizi, i mobili di esposizione e quant’altro. Fa la pubblicità nazionale. Insomma un’amorevole madre.
 
Il finanziamento iniziale dovrebbe essere garantito dalla Regione attraverso i consorzi fidi o convenzioni che essa potrebbe stipulare con le banche, in modo da consentire a chi ha bisogno di 40 o 50 mila euro di poter attingere al mondo bancario senza alcuna difficoltà.
La garanzia alla Regione costerebbe pochissimo, ma potrebbe mettere in moto migliaia e migliaia di punti vendita, capaci di assorbire in tutto o in parte l’esercito dei precari. Un’operazione a costo zero. Sorprende che né il Presidente della Regione né l’assessore al ramo si siano preoccupati di far analizzare da esperti questo progetto che gratuitamente e volentieri offriamo al Governo regionale. 
Non solo nel lavoro autonomo ma anche in quello dipendente vi sono quantità grandi di opportunità. Però ci vogliono le competenze e la volontà di sacrificarsi per acquisirle. Quelle competenze che né scuola né Università purtroppo forniscono. 

Il disegno di legge per gli aiuti alle piccole e medie imprese, in questo versante dovrebbe dare una precisa indicazione, riguardante l’assunzione di apprendisti o dipendenti in formazione. Non solo assumendo a proprio carico i contributi previdenziali, ma integrando lo stipendio mediante contributi. Questi ultimi, però, dovrebbero essere sottratti alla macchina inefficiente della Regione e utilizzabili mediante credito di imposta, cioè con l’F24. I contributi spesi in questo versante avrebbero un effetto moltiplicatore, perché indirizzati all’assunzione di dipendenti per attività produttive, quindi generatori di ricchezza e non di assistenzialismo, come è il caso dei dipendenti regionali e locali.
Un’ultima indicazione, relativa al lavoro produttivo. Vi sono migliaia di opportunità nel settore commerciale e della vendita. Se guardate la ricerca di personale, un terzo riguarda questo versante. Noi stessi siamo pronti ad assumere dieci agenti professionali capaci di fare il loro mestiere, che è duro, comporta sacrifici, ma offre tante soddisfazioni.
Avanti signori, la porta è aperta. Fatevi sotto.

Articolo pubblicato il 11 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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