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Quotidiano di Sicilia

Sicurezza e crescita. Questioni inscindibili
di Nicole Demoustier

La parola al direttore generale del ministero dell’Interno e dello Sviluppo Locale della Tunisia M. Tahar Fellous Refai

Tags: Tahar Fellous Refai, Tunisia



Qual’è il settore di attività al quale questo Ministero punta maggiormente la sua attenzione?
“Questo Ministero ha la fortuna e il privilegio di conciliare tre grandi attività; è un Ministero dell’Interno e dello Sviluppo locale e, come il suo nome indica, gestisce allo stesso tempo la sicurezza nazionale - nel senso più ampio possibile - e lo sviluppo locale in quanto è incaricato della tutela e dell’inquadramento dell’azione dei governi delle regioni e comuni, soprattutto nel campo dello sviluppo. La terza dimensione consiste nella missione classica di servizio, quella di consegna dei vari documenti di stato civile e di gestione della situazione degli stranieri. Per concludere questa presentazione, questo Ministero si occupa delle due prime dimensioni, la sicurezza e lo sviluppo locale, partendo dalla costante secondo la quale non vi è sicurezza senza sviluppo, né sviluppo senza sicurezza.
“È per questo motivo che puntiamo molto la nostra attenzione sulla lotta contro l’emigrazione clandestina, poiché essa consiste innanzitutto in una questione di sicurezza”.

Come gestite dunque il fenomeno dell’emigrazione?
“L’emigrazione è considerata in un approccio globale e concertato che s’impegna a trattare questa questione sotto tre aspetti complementari. La Tunisia ritiene che debba essere incoraggiata la circolazione e l’emigrazione legale. Il Presidente Ben Alì ne ha discusso davanti al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 1993 con il risultato finale di un patto di sviluppo tra le regioni del Sud e del Nord del Mediterraneo, patto che include anche l’emigrazione legale.
“Il secondo aspetto di questo approccio globale è la lotta contro l’emigrazione clandestina. È una responsabilità che dipende prima di tutto dalle prerogative di sovranità: è impensabile ed inconcepibile che si possa in un modo o nell’altro attentare alle frontiere tunisine!
“È anche, come dicevo prima, una questione di sicurezza, ma la lotta contro l’emigrazione clandestina va intensa soprattutto come una questione di cooperazione con i paesi vicini e i paesi partner”.
 
Com’è organizzata la rete di cooperazione tra Italia e Tunisia nell’ambito della lotta contro l’emigrazione illegale?
“In verità, questa cooperazione risale a molti anni fa, al 24 gennaio 1995, quando la Tunisia ha ospitato una prima riunione dei ministri dell’Interno dei paesi del Mediterraneo occidentale e meridionale, il cui tema, tra l’altro, era la lotta contro l’emigrazione clandestina. Una seconda data faro della cooperazione tra Italia e Tunisia è la conclusione di un accordo firmato il 6 agosto 1998. Esso consiste in uno scambio di informazioni nell’ambito dell’emigrazione e di formazione del personale addetto al controllo a titolo di confronto di esperienze e di savoir-faire”.

Questa cooperazione risulta efficace? Cioè, il tasso di emigrazione aumenta o diminuisce?
“Il tasso diminuisce, è chiamato a diminuire, non soltanto per questo accordo di sviluppo reciproco che consiste anche in contributi attribuiti agli sforzi impiegati nel Paese per la lotta contro l’emigrazione, ma soprattutto perché la Tunisia ha avviato numerosi progetti e programmi di solidarietà contro la disoccupazione, a favore delle assunzioni dei giovani laureati e per il miglioramento del quadro e condizioni di vita.
“Sul piano della legislazione, essa è stata rivisitata nel 2004 ed incrimina oggi l’insieme degli atti che permettono ed organizzano clandestinamente l’emigrazione; la pena può raggiungere i venti anni di detenzione, nel caso di omicidio colposo o non colposo. La legge di Febbraio 2004 permette inoltre d’individuare un mezzo di trasporto e di esigere da ogni imbarcazione che superi gli 8 nodi l’autorizzazione ad uscire da un porto ufficiale”.

Articolo pubblicato il 11 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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