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Quotidiano di Sicilia

Sale ancora la disoccupazione tra i giovani under 35 siciliani
di Michele Giuliano

I dati statistici dell’Ufficio studi della Confartigianato parlano di un mercato del lavoro che arretra. Nella classifica delle province la maglia nera spetta ad Agrigento, con il 35,8%

Tags: Lavoro, Disoccupazione



PALERMO – Organizzazioni di categoria siciliane sempre più preoccupate per il futuro economico ed occupazionale dell’Isola. Ovunque arrivano segnali sconfortanti che proprio in questi giorni sono stati confermati dall’Ufficio studi della Confartigianato dal quale si rileva come negli ultimi tre anni gli occupati sotto i 35 anni sono diminuiti in tutta Italia ed in particolar modo in Sicilia. Infatti, se a livello nazionale la disoccupazione delle persone fino a quell’età si attesta al 15,9 per cento, va molto peggio in Sicilia dove il tasso medio sale al 25,1 per cento.

A livello territoriale la provincia di Caltanissetta è tra quelle che davvero sembra boccheggiare e raggiunge addirittura il 33,9 per cento, vale a dire che un giovane under 35 su tre è fuori dal mercato del lavoro. “Questi dati preoccupanti – commenta il Presidente provinciale della Confartigianato di Enna, Tarcisio Beniamino Sberna – dimostrano che siamo in piena emergenza occupazionale, acuitasi negli ultimi tre anni a causa della crisi economica. E proprio i giovani che oggi non trovano un lavoro pagano il prezzo maggiore, senza prospettive certe per il loro futuro. Serve un maggiore impegno per le nuove generazioni, soprattutto abbassando il costo del lavoro a tempo indeterminato, perché anche il precariato, in una fase economica come quella attuale, non li aiuta”.

“E sappiamo – continua – che la mancanza di un lavoro può immettere i ragazzi nella brutta strada della delinquenza e della criminalità. Una soluzione per facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro è rappresentata dall’apprendistato, e proprio l’artigianato è il settore con la maggiore vocazione all’utilizzo di questo contratto. Perché da un lato i giovani potranno trovare nuove vie per imparare una professione, dall’altro le imprese potranno formare la manodopera qualificata di cui hanno necessità”.

C’è anche chi sta peggio in Sicilia: nella classifica delle province maglia nera ad Agrigento, con il 35,8 per cento, e Palermo, con il 35,7 per cento. Proprio in questi giorni a Palermo la Cgil si è mobilitata passando una giornata in giro tra ombrelloni e sdraio sulla spiaggia di Mondello per incontrare disoccupati, precari e lavoratori. L’iniziativa è stata promossa anche dall’Unione degli universitari. “Quella di Mondello è solo la prima tappa di una serie di iniziative che condurremo in giro per l’Isola – dice Andrea Gattuso del dipartimento politiche giovanili della Cgil Sicilia. Siamo la regione italiana con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. La manovra economica promossa dal Governo non servirà certo a farci uscire da questa situazione, ma colpirà ancora di più le fasce deboli della popolazione, giovani compresi. La crisi non la dobbiamo pagare noi”.

Ad alzare le barricate è anche la politica che lancia strali di accusa: “Il fatto che Lombardo non si candidi alle prossime elezioni – sottolinea il segretario dell’Mpfe (Movimento popolare federalista europeo), Domenico Cutrona – non è un male poiché il suo governo, contrariamente a quanto vuol fare credere, non ha prodotto nulla, anzi ha fortemente aumentato la disoccupazione a la miseria di una zona già depressa come la Sicilia”.
 


Approfondimento. Condorelli (Ugl): “Il fenomeno grava sull’economia”
 
Il segretario dell’Ugl Giovanni Condorelli esamina lo stato di emergenza della questione giovanile e dell’economia meridionale, sulla base dei dati dello Svimez, l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno. “La questione meridionale, la questione giovanile e l’elevata disoccupazione – scrive in una nota – gravano su un’economia debole, che stenta a crescere e che alimenta il divario tra Nord e Sud. Secondo le prime anticipazioni del rapporto 2011 sull’economia del Mezzogiorno dello Svimez il Sud non dà segnali di ripresa, penalizzando lo stato precario e di inattività dei giovani, soprattutto la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Bisogna interrogarsi perché abbiamo raggiunto tali livelli sociali e occupazionali in cui due giovani su tre sono senza lavoro e quale deve essere la strada per venir fuori da questa emergenza. Noi ci interroghiamo da molti mesi – spiega il sindacalista – e per noi la priorità è cercare di raggiungere la stabilità di coloro che sono ai margini del mercato del lavoro, non a caso la rilevazione giunge alla conclusione che bisogna creare solidità all’interno del mondo del lavoro, solo così potremmo pervenire ad una attenuazione non della disoccupazione”.

Articolo pubblicato il 13 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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