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Quotidiano di Sicilia

Sicilia prima per numero di morti bianche
di Vanessa Paradiso

Osservatorio Vega Engineering: a fine luglio incremento della mortalità del 7,5% rispetto al 2010. Il settore più colpito rimane l’agricoltura con il 38 per cento dei decessi

Tags: Morti Bianche, Lavoro, Sicilia



PALERMO - I provvedimenti sino ad oggi presi e l’aumento dei controlli effettuati nei cantieri di lavoro non hanno raggiunto risultati significativi nella lotta quotidiana contro gli infortuni e le morti sui luoghi di lavoro.

Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering si è registrata una media di quaranta morti al mese. A fine luglio 2011 in Italia si contavano già ben 301 decessi sui luoghi di lavoro con un incremento della mortalità del 7,5% rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2010 pari a venti morti in più rispetto allo scorso anno.
In relazione al numero degli occupati la Sicilia e la Sardegna si collocano al primo posto con un indice di incidenza del 16,5%, seguiti dal Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto (13,6%), Campania, Puglia, Basilicata e Calabria (13,5%), Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise (12,9%) ed infine Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria (11,8%).

Analizzando i casi di morte sul lavoro per provincia, Messina si colloca al 13° posto con un indice di incidenza del 25,2% sul numero degli occupati (198.267), seguita da Palermo (14%) e Catania (12,9%), mentre la provincia di Ragusa che occupa il 36° posto registra il più alto tasso di incidenza sul numero degli occupati (28,5%). La più virtuosa Caltanissetta con zero decessi e circa 70 mila occupati.

Alla data del 31 luglio 2011 in Sicilia si sono verificati 23 casi di morte sul lavoro, ovvero il 7,6% sul totale (1.464.000). Il settore più colpito rimane  l’agricoltura con il 38% delle morti bianche registrate nei primi sei mesi dell’anno, seguita dal settore delle costruzioni (23,1% delle vittime).

Da un confronto tra i primi sei mesi del 2010 e del 2011 si osserva invece un aumento delle morti bianche ed in particolare nel settore delle costruzioni: erano 58 lo scorso anno a fine giugno e ora sono 59. Dati relativamente meno allarmanti si registrano nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e nelle attività artigianali (12,5%), nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (6,3%), nei servizi (4,3%), nella produzione distribuzione manutenzione di energia elettrica, acqua e gas (3,1%); nello smaltimento rifiuti (2,4%), nell’industria alimentare (1,2%).

La prima causa di morte sul lavoro è la caduta dall’alto (24,6% del totale delle morti bianche), seguita dal ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento (22% dei casi), lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti sulle vittime (20%), per investimento di mezzo semovente (6,3%) e per contatto con oggetti o mezzi in movimento (5,9%) o per contatto con organi lavoratori in movimento (5,5%). Ed infine i decessi dovuti ad un’esplosione riguarda il 2,4% delle croci bianche, l’incendio 1,2%, l’1,6% muore poi per contatto elettrico diretto.
 
La fascia d’età più a rischio è quella che va dai 50 ai 59 anni con 71 casi di decesso e rappresentano il 23,7% del totale delle morti bianche. Seguono quindi i quarantenni (22,4%) e i trentenni (16,7%). I ventenni deceduti sul lavoro sono 29 (9,7%). Nei primi sei mesi dell’anno le donne che hanno perso la vita sono 6, mentre gli stranieri sono 32 (10 solo nel mese di giugno), ovvero il 12,6 per cento del totale. Rumeni ed albanesi sono maggiormente coinvolti nel dramma.
 

 
L’approfondimento. Prevenzione: l’Inail lancia l’idea della chat
 
L’Eurispes ha calcolato gli oneri conseguenti agli infortuni sul lavoro. Nel 2008 i costi economici e sociali sono stati pari a 43,8 miliardi di euro, ovvero circa il 2,8 per cento del prodotto interno lordo. Di Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza Sul Lavoro Vega Engineering, ha dichiarato che si tratta di “cifre che fanno riflettere e che fanno ancor più pensare quando si scopre che il 60% è carico delle aziende e il rimanente 40% ricade direttamente sul bilancio del Paese. E ancora: ogni giornata lavorativa persa pesa in termini di retribuzione ben 5,5 volte in più rispetto ad una lavorata”. Particolare attenzione va rivolta anche alle malattie professionali legate alle mansioni esercitate dal lavoratore. Secondo i dati pubblicati da Inas-Cisl nel 2009 sono stati oltre 34 mila i lavoratori colpiti da malattie professionali, il 15,7% rispetto all’anno precedente. Si sostiene a tutti i livelli che la prevenzione è l’unica soluzione possibile: in tal senso l’Inail ha introdotto sul sito un nuovo strumento di comunicazione, la chat. Il nuovo servizio è al momento disponibile per servizi di denuncia di iscrizione o cessazione per le aziende e per denunciare gli infortuni sul lavoro ma la chat sarà presto integrata con tutti gli altri servizi dell’Istituto.

Articolo pubblicato il 20 settembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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