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La Sicilia non investe nella ricerca. Imprese peggio delle istituzioni
di Liliana Rosano

Dati sconfortanti nell’ultimo Rapporto 2011 sulle aree sottoutilizzate del ministero dell’Economia. Paragone schiacciante con le aziende lombarde, che investono 20 volte di più

Tags: Ricerca, Sviluppo, Raffaele Fitto



PALERMO – Su Ricerca e Sviluppo la Sicilia può e dovrebbe fare di più per mettersi in linea con le regioni italiane del Nord e soprattutto con i Paesi europei più avanzati. Il totale degli investimenti in questo settore, provenienti da Istituzioni pubbliche, università,  istituzioni private non-profit, nel 2008 è stato pari al 4%. Il dato è stato rilevato dal Rapporto 2011 sulle aree sottoutilizzate curato in collaborazione con il ministero dell’Economia e Finanze e presentato dal ministro Raffaele Fitto.

In Sicilia, la fetta più grossa degli investimenti in R&S proviene dalle Università (8,5%). A seguire, chi investe di più sono le istituzioni pubbliche (2,5%), le imprese (1,9%) le istituzioni private non profit (1,2%). Numeri che non sono in grado di competere con regioni come la Lombardia, che nel 2008 ha investito in ricerca e sviluppo il 20, 9 per cento di cui il 53,8 da istituzioni private non profit. Segnale che il settore privato vuole scommettere ed investire su questo campo. Sempre in Lombardia, le imprese hanno investito nel 2008 circa il 27,1% e le università il 12,7 per cento.

La classifica del dossier in questione evidenzia come, ancora una volta, sono le regioni del Sud ad investire di meno in ricerca e sviluppo, mentre al Nord, soprattutto le imprese private sono più aperte a scommettere in un settore strategico per il futuro.
 In Italia, la spesa in ricerca e sviluppo (R&S) delle imprese, delle istituzioni pubbliche, delle università e delle organizzazioni non profit italiane è stata complessivamente di 19.304 milioni di euro nel 2008. L’aumento rispetto all’anno precedente è stato del 5,9 per cento, un dato positivo ma inferiore rispetto alla crescita del 7,9 per cento registrata tra il 2006 ed il 2007. Gli effetti della crisi economica diventano più evidenti soprattutto osservando le previsioni ISTAT del 2009 e del 2010. Infatti, nel 2009, si attende una spesa leggermente inferiore all’anno precedente (19.276 milioni di euro, pari ad un calo dello 0,1 per cento in termini nominali e del 2,2 in quelli reali) e il trend, esclusi i dati relativi all’università, conferma un ulteriore peggioramento per il 2010.

In quest’anno, infatti, è venuto a mancare anche il contributo di crescita relativo alla ricerca nelle istituzioni pubbliche.
La quota prevalente della spesa per R&S proviene dal settore privato che si è stabilizzata attorno al 54-55 per cento tra il 2008 ed il 2009, valore che nel contesto internazionale continua a risultare piuttosto basso rispetto a paesi come Francia, Gran Bretagna o Germania, dove questo valore supera in modo deciso il 60 per cento.

L’attività di R&S si conferma ancora caratterizzata da una forte concentrazione geografica anche se leggermente meno pronunciata del 2006 soprattutto a vantaggio del Nord-Est. L’analisi dei dati ISTAT relativi alla spesa per R&S intra-muros continua a mettere in evidenza il ruolo trainante del Nord-Ovest, a cui è attribuibile, nel 2008, il 32,9 per cento della spesa, seguito dal Nord-est (24,1 per cento), dal Centro (24,4 per cento), e dal Mezzogiorno (18,6 per cento).
 

 
L’approfondimento. La spesa della Sicilia in R&S incide sul Pil meno dell’1%
 
Complessivamente l’incidenza della spesa in R&S rispetto al PIL nel 2008 è stata dell’1,23 per cento e le stime per il 2009 prevedono ancora una crescita del 1,27%. Anche in questo caso si osservano differenze molto forti a scala regionale: ad esempio il Piemonte e il Lazio registrano i dati più elevati, rispettivamente 1,88 e 1,79, mentre Calabria e Molise non raggiungono la quota 0,50. Per quanto riguarda la Sicilia, l’incidenza della spesa rispetto al PIL non arriva neanche all’1%. Un’analisi di questo indicatore sulla base della banca dati indicatori regionali evidenzia andamenti assai differenti rispetto ai dati 2004. Complessivamente le regioni del Mezzogiorno tra il 2004 e il 2008, pur rimanendo su valori molto bassi, hanno migliorato significativamente il rapporto tra spesa in R&S e Pil, passando da 0,36 a 0,91, pari ad un incremento complessivo del 156,4%. Tale contributo, tuttavia, è da attribuire alle regioni non appartenenti al gruppo convergenza le quali, invece, registrano una diminuzione complessiva del 20 per cento circa nei quattro anni suddetti. Segno negativo della stessa portata è osservabile nelle regioni del Centro-Nord, dove regioni quali Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna e Marche hanno ridotto l’incidenza della spesa in R&S sul Pil tra il 2004 e il 2008.

Articolo pubblicato il 03 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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