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Messina - Quando un “errore di battitura” blocca fondi per 160 mln di euro
di Francesco Torre

Impossibile aprire i cantieri, dare assistenza alla popolazione, pagare i debiti accumulati e ripartire. Si attendono ancora le risorse per la messa in sicurezza dei territori alluvionati

Tags: Messina, Giuseppe Buzzanca



MESSINA - Ripiombato sull’Italia l’incubo delle frane, il sindaco messinese Giuseppe Buzzanca ha subito inviato il gonfalone civico e annunciato una raccolta di fondi per le popolazioni alluvionate della Liguria e della Toscana. Una solidarietà che vale doppio perché proviene da chi quel lutto lo conosce bene, lo ha vissuto sulle proprie spalle in passato e continua a farlo oggi. Subendo anche oltraggi che hanno dell’incredibile. Come la notizia del blocco dei 160 mln stanziati dal Governo per la messa in sicurezza delle vallate, avvenuto “per un errore di battitura”.

Spente le luci sugli eventi organizzati dalle istituzioni e dalla società civile per ricordare il secondo anniversario della morte di 37 cittadini durante l’alluvione del primo ottobre 2009, a Giampilieri e dintorni purtroppo è nuovamente calata la notte più nera. Il sindaco e il presidente della Regione, due che non sono mai andati troppo d’accordo, nei luoghi toccati dal tragico fango hanno fatto passerelle separate, reclamando visibilità e flash per la stampa, avocando a se stessi il merito per i 160 milioni stanziati nell’ultima ordinanza di Protezione civile. Ma quei soldi non arriveranno a breve in riva allo Stretto. Perché? Perché dopo un mese e mezzo dall’emanazione dell’ordinanza la Regione si è accorta che questa era sbagliata. E perché da allora la Protezione civile e il Governo non hanno trovato 5 minuti di tempo per correggere e riscrivere una frase.

Tutto dipende da una nuova legge in base alla quale dal primo luglio 2011 anche i finanziamenti della Protezione civile risultano vincolati al Patto di stabilità. Come peraltro evidenziato dall’ordinanza, che difatti prevede che il trasferimento di denaro avvenga “nel rispetto dei vincoli del Patto di stabilità interno”. Peccato, però, come sostiene il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, che nella nota inviata al Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, “gli obiettivi fissati dal Patto interno di stabilità per l’anno 2011 per la Regione Siciliana non consentono al dipartimento regionale della Protezione civile, che funge da struttura di supporto al commissario, di utilizzare le somme stanziate dall’ordinanza in questione”.

Da qui il blocco, e dunque l’impossibilità di aprire i cantieri, dare assistenza alla popolazione, pagare i debiti accumulati, i contributi affitto etc.

Ci vuole una deroga. Lo ha detto Gabrieli, lo ha confermato Lombardo, lo ha ribadito Buzzanca: “Fino al 30 giugno - ha detto il sindaco - non esisteva una norma che vincolasse i fondi della Protezione civile alla contabilità ordinaria, dopo sì. A settembre è stata fatta quell’ordinanza e in quel momento, non un mese dopo, la Regione avrebbe dovuto segnalare che i fondi, con queste modalità, non si sarebbero potuti utilizzare. Ci voleva e ci vuole una deroga”. Ma al momento in cui scriviamo ancora nulla è stato fatto a Roma. E nessuno si è preso né si prenderà mai la responsabilità per quello che è successo, come se l’ordinanza si fosse scritta e fosse stata anche valutata da sola. Errare è umano, ma il fatto che qui in Sicilia non paghi mai nessuno è davvero aberrante.
 

 
L’elenco. Numerose opere da finanziare
 
MESSINA - Quando i fondi sono stati bloccati (un problema che non riguarda solo Giampilieri e dintorni ma anche San Fratello e la zona dei Nebrodi), a Messina già da tempo il dibattito era incentrato su come spenderli. Per l’ingegnere capo del Genio civile si sarebbe dovuto iniziare con la costruzione del ponte sul torrente Racinazzi, a Scaletta, e sul consolidamento sopra via Puntale, proprio a Giampilieri. Ma l’elenco delle opere già previste e da finanziare arrivava a 29 interventi, tutti di una certa emergenza. Come quelli, tra gli altri, che riguardano aspetti legati più al sociale che alla sicurezza vera e propria. A Scaletta il cimitero è inaccessibile da due anni, il centro storico di Giampilieri è ancora un ammasso di detriti, la vita in quella zona sembra ancora lontana. Ora tutto ciò, che già sembrava potersi realizzare, è ridiventato lontano, opaco, come il senso di giustizia, mortificato da due anni d’inchiesta giudiziaria che finora hanno partorito solo un’accusa di abuso d’ufficio.

Articolo pubblicato il 03 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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