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Quotidiano di Sicilia

Domanda di credito da agevolare con l’abbassamento dei costi
di Marina Mancini

“Il mercato del credito dal locale al globale” tavola rotonda delle Giornate dell’economia e titolo di un libro. Busetta: “Errore metodologico della Banca d’Italia che non lo ha fatto”

Tags: Pubblica Amministrazione, Gaetano Armao, Regione Siciliana, Pagamenti, Carlo Alberto Tregua, Pietro Busetta



PALERMO - “Felicità oltre il declino: re-immaginare lo sviluppo” è questo il tema attorno al quale si è svolta la quarta edizione de “Le giornate dell’Economia del Mezzogiorno”,  che si stanno svolgendo a Palermo, dal 7 al 12 novembre, a cura della fondazione centro di ricerche economiche Curella e dal Diste Consulting.

Incontri, tavole rotonde e conferenze per fotografare la situazione economica del Sud ed in particolare dell’Isola dove le banche giocano un ruolo fondamentale. E proprio gli istituti di credito sono stati al centro dell’incontro “Il mercato del credito dal locale al globale”; la tavola rotonda si è svolta l’8 novembre scorso nella sala rossa di palazzo dei Normanni.
Il dibattito, coordinato dal direttore della nostra testata, Carlo Alberto Tregua, ha preso spunto dall’omonimo volume edito da Liguori per i Quaderni della fondazione Curella.

Al tavolo di discussione i direttori d’area dei maggiori gruppi bancari operanti in Italia,  tra i quali Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, il direttore generale dell’Irfis – Fin Sicilia Roberto Cassata e l’assessore all’economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao.

Ad introdurre i lavori il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta, che ha sottolineato come la gestione del credito in Sicilia affondi le sue radici nella storia stessa della Sicilia intrecciandosi con lo spirito autonomista della regione condizionato dai fattori inquinanti e dalla debolezza del tessuto produttivo. Busetta sottolinea gli effetti delle concentrazioni bancarie sul debole tessuto produttivo del Meridione evidenziando come a pilotare tale evoluzione sia stata la Banca d’Italia che ha trasformato la realtà creditizia del Mezzogiorno. L’eccessivo accorpamento di istituti di credito ha fatto uscire di scena storici istituti come il Banco di Sicilia, il Banco di Napoli, la Cassa di Risparmio, con lo scopo di realizzare un sistema bancario più efficiente.

“L’intento non è riuscito” – sostiene l’esperto di economia – “ed il nostro volume tende a dimostrare l’errore metodologico di Banca Italia che ha provocato l’aumento del razionamento del credito e le sofferenze bancarie e la diminuzione del rapporto tra impieghi e depositi. Occorreva intervenire sulla domanda di credito e non sull’offerta, abbassando i costi”.
Curella espone la sua soluzione che mira a risolvere la problematica della liquidità nel sistema creditizio: “Occorre potenziare i confidi per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti destinati allo sviluppo delle attività economiche e produttive, e al contempo garantire le banche rendendo per loro più conveniente offrire credito, proteggendole dalle insolvenza mediante le fidejussioni”.
 

 
Problemi di liquidità. Migliaia le imprese che non incassano dalla Pa
 
"Le banche che operano in Sicilia devono fare di più per accompagnare lo sforzo di investimento delle imprese” esordisce così l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, che intervenendo alla tavola rotonda organizzata dalla fondazione Curella ha presentato anche i dati del rapporto dell’Osservatorio sul credito in Sicilia. L’analisi semestrale conferma le difficoltà della situazione economica della Sicilia.

L’assessore ha risposto anche ad una annosa questione: Tregua ha chiesto ad Armao: “i crediti incagliati dalla pubblica amministrazione, stimati intorno ai 5 miliardi in Sicilia, ed oltre 60 miliardi a livello nazionale, come possono essere sbloccati? Sono migliaia le imprese che non incassano dalla PA. La regione aveva approvato una legge, la L. R. 6/2009, che prevedeva che le imprese potessero cedere alle banche convenzionate i crediti pro- soluto, in modo da sbloccare gli affidamenti e sviluppare proprio business ma il decreto di attuazione non è stato ancora emanato. A questo quesito segue quello sulla tempistica che discende dalla direttiva dell’UE n. 7 del 16 febbraio 2001 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. “La norma era inapplicabile – risponde Armao, riferendosi alla legge 6 - non consentiva al sistema bancario di intraprendere questo percorso nei confronti dell’impresa creditrice della PA, abbiamo studiato casi di successo come quello della Regione Lazio ed abbiamo deciso di non dare attuazione ad una norma claudicante”. In Finanziaria 2010 ci sarà una norma invece favorevole.

In merito ai tempi Armao ha spiegato che la direttiva Ue  è molto impegnativa per un sistema, con quello siciliano, che vive di finanza propria, che riscuote dalle proprie imposte e che quindi dipendente dai tempi delle entrate e dei pagamenti delle imposte, pertanto ci sono momenti di crisi di liquidità. A tutto ciò si aggiungano i tagli del Governo, dunque anche una sofferenza indotta dallo Stato”.
 

 
Tregua: “Potenziare i Confidi per favorire l’economia”
 
Il ruolo strategico dei consorzi Fidi è stato sottolineato anche da Carlo Alberto Tregua che è stato fondatore di uno dei primi consorzi Fidi in Sicilia negli anni ‘80: “Sono cinghie di trasmissione importantissime per muovere masse di credito, potenziare questo strumento significa velocizzare i movimenti della moneta e favorire l’economia”.
Si domanda quali strumenti esistano per favorire il credito agevolato, quali funzionino davvero, quali siano le risorse impiegate e quali i fabbisogni degli imprenditori, Roberto Cassata, direttore generale dell’Irfis: “Ogni mercato è governato da norme, occorrono nuove leggi ed è necessario superare la frammentarietà degli strumenti e la scarsa informazione da parte degli operatori, mancano però i decreti attuativi; il legislatore ha operato correttamente poi è mancato l’anello di congiungimento tra politica, assessorati e burocrazia”.
“Anche il sistema bancario deve fare un salto di qualità per recuperare efficienza, a sostenerlo Bernardo Medina, vicecapo area del Monte dei Paschi di Siena che aggiunge: le banche devono entrare nel business e nei programmi di sviluppo delle aziende, qualificandosi come organi di consulenza”.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Da sinistra: Armao, Busetta, Tregua
Da sinistra: Armao, Busetta, Tregua