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Quotidiano di Sicilia

Una riflessione sul dramma dell’immigrazione a Lampedusa
di Massimo Mobilia

Un incontro-dibattito organizzato dal Lions Club Taormina presieduto da Gerolamo Barletta. L’isola, porta d’Europa, è considerata massimo esempio di generosità e solidarietà

Tags: Immigrazione, Lampedusa, Lions



TAORMINA (ME) - “La Sicilia, per tradizione e cultura, è sempre stata una terra ospitale”. Con queste parole si è aperto sabato sera a Taormina il convegno organizzato dal locale Lions Club, “Mediterraneo, mare di immigrazione. Incontro con i protagonisti”, con cui si è tornato a riflettere sul dramma dell’immigrazione nell’isola di Lampedusa. Lo sforzo compiuto dalle forze dell’ordine agrigentine per fronteggiare l’emergenza iniziata a febbraio sotto i colpi della rivoluzione tunisina è stato notevole, soprattutto quando, nella concitazioni dei primi giorni, si è dovuto far fronte a centinaia di immigrati con le sole forze di pubblica sicurezza che prestano stabilmente servizio a Lampedusa.

Adesso che l’emergenza sembra scemata, il Lions di Taormina, presieduto da Gerolamo Barletta, ha chiamato a raccolta i massimi rappresentanti di chi si è reso protagonista per mesi, nel Canale di Sicilia, salvando migliaia di vite dalla morte in mare e assicurando la massima protezione alla popolazione locale. Encomi di riconoscimento sono stati consegnati al comandante della Guardia costiera di Lampedusa, Antonio Morana, al comandante della Guardia di finanza, Pasquale Porzio, al vice Questore di Agrigento, Ferdinando Guarino, ed al comandante della Compagnia dei carabinieri di Agrigento, Giuseppe Asti.

“Il Club di Taormina - ha detto Barletta nella sua introduzione - ha sempre posto l’accento sulla Sicilia intesa come centro del Mediterraneo e ponte di integrazione tra Occidente ed Oriente. La generosità di Lampedusa, porta d’Europa, ne è oggi il massimo esempio”. A dirigere il dibattito è stato lo scrittore e storico Gaetano Allotta, che ricordando il dramma vissuto nei mesi passati ha evidenziato i risvolti negativi che le ondate di immigrazione hanno generato sull’isola, la cui economia turistica è stata gravemente danneggiata, soprattutto per l’enfasi mediatica che si è scatenata. “Non dobbiamo dimenticare - ha ricordato Allotta - che dietro gli immigrati ci sono gli scafisti, mercanti di carne umana, che chiedevano duemila dollari a testa per la traversata. Di fronte all’emergenza, ritengo che il Governo sia intervenuto con fermezza attraverso le forze dell’ordine, per scongiurare più gravi problemi di ordine pubblico”.

Non poteva mancare all’incontro la senatrice della Lega Nord e vicesindaco di Lampedusa, Angela Maraventano che ha voluto subito chiarire la differenza tra immigrati regolari, come lo sono stati per decenni tanti italiani e siciliani in partenza per l’America, e immigrati irregolari o clandestini, come più comunemente vengono definiti, come quelli nordafricani in partenza per le nostre coste. “Non per questo non dobbiamo salvarli dal mare - ha detto la pasionaria leghista - ma dobbiamo anche capire che accogliendoli facciamo il gioco dei trafficanti, perché non possono considerarsi giuridicamente profughi. Si pensa a migliorare le loro condizioni, ma prima dovremmo pensare a migliorare la nostra di situazione, e chi non vive da vicino questo dramma come i lampedusani, non può capire”.
 
Presenti all’incontro anche il prefetto di Messina, Francesco Alecci, l’assessore provinciale alla Cultura, Mario D’agostino, e quello comunale, Antonella Garipoli, insieme alle locali rappresentanze delle forze dell’ordine e al nostro direttore, Carlo Alberto Tregua, sempre vicino alle iniziative del Club Lions taorminese.
 

 
Dati Questura Agrigento. Tutti i numeri dell’emergenza umanitaria
 
Ripercorriamo i numeri e le tappe principali dell’assalto migratorio a Lampedusa. Secondo la questura di Agrigento, nel periodo febbraio-settembre 2011, si è registrato il record di sbarchi rispetto agli anni passati: ben 48.786, mentre erano stati appena 759 nel 2010, 4.415 nel 2009 e 31.311 nel 2008. Tutto è iniziato lo scorso 7 febbraio, quando la rivolta in Tunisia ha spinto sulle coste lampedusane ben 1.650 persone in soli cinque giorni, determinando così un duplice problema, umanitario nei loro confronti e di sicurezza per la popolazione locale, essendo inizialmente chiuso il Centro di accoglienza dell’isola. Riaperto l’edificio sono sorti problemi di natura igienico-sanitaria e di autolesionismo, ma la tensione massima è stata raggiunta quando gli africani sull’isola hanno sfiorato le 7 mila unità superando la popolazione locale che da quel momento ha iniziato ad agitarsi. L’impegno stesso dei cittadini, unito a quello delle forze di polizia, ha contribuito comunque a placare gli animi della protesta, mentre il Governo interveniva con gli sgomberi e i rimpatri. All’accoglienza siciliana, però, gli immigrati tunisini hanno risposto il 20 settembre dando fuoco al Centro di accoglienza e provocando danni per 3 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 15 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il tavolo dei relatori, da sx Maraventano, Barletta, Garipoli e Allotta (mm)
Il tavolo dei relatori, da sx Maraventano, Barletta, Garipoli e Allotta (mm)