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Quotidiano di Sicilia

Alla Regione chiesti risparmi per 3,6 miliardi di euro
di Pierangelo Bonanno

L’attenta analisi della Corte dei Conti Sicilia ha messo ben in evidenza che si tratta di 1,2 mld l’anno per 2012-2013-2014. I tagli imposti agli enti territoriali dalle tre manovre (L. 122/10; L. 111/2011 e L. 148/2011)

Tags: Corte Dei Conti, Regione Siciliana, Sanità, Politica, Burocrazia



PALERMO - La crisi finanziaria ed economica italiana obbliga il governo della Regione siciliana ad una drastica riduzione delle spese per il 2012 di oltre 1200 mln di euro. La stessa cifra dovrà essere risparmiata per il 2013 ed il 2014. L’instabilità dei mercati ed il peggioramento delle condizioni economiche internazionali hanno indotto il precedente governo nazionale all’emanazione di tre manovre disposte nell’arco di circa un anno: il d.l. 78/2010, il d.l. 98//2011 ed il  d.l. 138/2011 (rispettivamente convertiti in L. 122/10; L. 111/11 e L. 148/11).

Il taglio della spesa pubblica fortemente auspicato dai governi europei ha implicato l’assunzione di precisi impegni  per tutti i soggetti istituzionali per le Regioni ad autonomia speciale, il contributo è complessivamente salito a 3 miliardi per ciascuno dei tre anni considerati.

Il dato è stato ribadito dalla Presidente della Corte dei Conti per la Regione siciliana, Rita Arrigoni, nel corso della relazione presentata alla commissione bilancio dell’ARS lo scorso 17 novembre. Il documento ripercorre il percorso normativo ed economico nazionale che obbliga la Sicilia ad un ripensamento radicale delle politiche di bilancio e finanziarie.
 In particolare, la presidente Arrigoni ha precisato che la manovra di riequilibrio dei conti pubblici italiani, varata con il d.l. 31 maggio 2010 n.78 stabiliva  per le regioni a statuto ordinario e per gli enti un taglio dei trasferimenti statali, invece per le regioni a statuto speciale non era prevista una sottrazione di risorse, perciò il conseguimento degli obiettivi di risparmio ha implicato che a tale comparto sia stato imposto un obiettivo di miglioramento da ottenere o con una riduzione di spesa o mediante un vincolo sui risultati complessivi di bilancio.

Tale modalità è stata successivamente precisata con la legge di stabilità 2011 (L. 13 dicembre 2010 n. 220) che, oltre a ripartire fra le singole autonomie speciali il contributo loro richiesto, ha indicato anche le modalità di realizzazione. Il contributo richiesto è stato ripartito in funzione dell’incidenza della media degli impegni finali 2007-2009 di ciascun ente rispetto alla somma delle medie degli impegni finali del triennio delle autonomie speciali nel loro complesso. Quanto alla Sicilia per il Patto 2012 verrà a pesare la quota di risparmio prevista per tale anno dal d.l. 78, pari ad ulteriori 199 milioni (397 cumulati), e dovrà  incorporare l’ulteriore riduzione di spesa richiesta alla Regione siciliana con la manovra di agosto 2011 (d.l. 138).
 

 
Corte Conti: “Totale assenza di proposte operative da parte dei vari rami dell’amministrazione regionale”
 
L’instabilità dei mercati e il peggioramento delle condizioni economiche internazionali hanno indotto il Governo nazionale ad assumere nell’agosto 2011 (d.l. 138) nuove misure per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica che, integrandosi con quanto già previsto dal decreto legge 98/2011, consentissero di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio come richiesto dalla Bce.

L’impatto aggiuntivo, rispetto ai precedenti interventi, è nel complesso di 6 miliardi nel 2012 e 3,2 miliardi nel 2013.  Rispetto alle politiche del governo siciliano nel documento elaborato dai magistrati contabili si legge che “pur prendendo atto del possibile effetto virtuoso collegabile alla direttiva emanata dalla Giunta regionale con la delibera 207 del 5 agosto 2011, finalizzata al contenimento della spesa ad opera dei vari rami dell’amministrazione regionale, come pure dalla circolare 7/2011 sui criteri di formazione del bilancio di previsione 2012 e pluriennale 2012-2014, va tuttavia considerato che, come si legge dalla relazione tecnica, l’elaborazione dei documenti finanziari è stata effettuata in quasi totale assenza di proposte operative da parte dei vari rami dell’amministrazione regionale”.

La Presidente della Corte ha ricordato alle istituzioni siciliane che “misure necessarie per favorire la crescita non mancano nella legge di stabilità regionale disposizioni in tal senso. A proposito delle quali, e nel prendere ancora una volta atto – come già in occasione della parifica del rendiconto generale 2010 – dell’esistenza di iniziative legislative regionali intese a dare nuovo slancio all’economia e allo sviluppo di impresa, nondimeno non può non rilevarsi come non siano in realtà i programmi di spesa pubblica che possano di per sé far scattare la ripresa in assenza di nuovi investimenti in capitale produttivo e in capitale umano, al cui sostegno occorrono innovazione, concorrenza, buona organizzazione e semplificazioni burocratiche”.
 

 
L’inchiesta del QdS di giovedi 21 luglio 2011 ha individuato proprio questa cifra
 
È proprio di 3,6 miliardi la cifra che il QdS ha individuato nell’inchiesta del 21 luglio 2011, come risparmi possibili per la Regione tra politica, sanità e burocrazia.
Assemblea regionale siciliana, indennità di Giunta, auto blu, consulenti, partecipate, clientes, presidenti di comitati, consigli e collegi, indennità di sindaci, assessori e consiglieri comunali, Province regionali: tutte le voci della Politica in Sicilia, da cui è possibile tagliare quasi un miliardo € tra sprechi e privilegi. Poi ci sono i costi della Burocrazia: tra personale regionale, pensionati, consumo carta, illegalità e corruzione altri 1,6 miliardi da tagliare.
Infine la Sanità vede una spesa farmaceutica oltre l’obiettivo stabilito per 400 milioni €, troppe persone che vanno a curarsi fuori con uno spreco di 187 milioni € e un errato rapporto tra il numero di dirigenti e quello dei dipendenti del Servizio sanitario tale che tutti costano 516 milioni in più del dovuto. Insomma 3,6 miliardi che è possibile risparmiare da subito.
Tutti i dati che abbiamo riportato, nell’inchiesta del 21 luglio 2011 a pagina 10, sono stati ripresi dai bilanci degli enti di riferimento o dalle relazioni della Corte dei Conti Sicilia, la quale, abbiamo sentito lo scorso fine giugno, ha iniziato, come il Quotidiano di Sicilia, a considerare la Lombardia parametro di riferimento, data la stessa estensione in kilometri quadrati e il doppio di abitanti. E, infatti, guardando alla politica, artiamo dalla politica, che costa 1,6 miliardi all’anno, circa un miliardo (899,4 milioni per la precisione) possono essere tagliati, come? A partire dall’Assemblea regionale siciliana, la più cara d’Italia. Applicando il modello Lombardia possiamo risparmiare 101 milioni €.
Lucia Russo

Articolo pubblicato il 30 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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