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Spesa intelligente: addio agli sprechi
di Giuliana Gambuzza

Con gli alimentari che gli italiani buttano si potrebbe sfamare per un anno una città come Genova. Il risparmio che deriva per le famiglie da “acquisti oculati” si aggira sui 585 €/anno

Tags: Spesa



CATANIA - In tempi di crisi buttare alimenti scaduti ma che si sospettano ancora commestibili, oltre ad assottigliare il già misero gruzzolo, fa serpeggiare il senso di colpa tra i consumatori, pentiti per l’inutile spesa.

Nel mondo gli sprechi – che nel 40% dei casi sono dovuti all’eccesso di acquisti – sono praticamente raddoppiati dal 1974: in Italia ogni anno vengono cestinati prodotti che basterebbero a sfamare 44 milioni di persone e che corrispondono a circa 1/3 della produzione nazionale. Lo spreco alimentare pesa sul bilancio dello Stato per il 3% del Pil e su quello di una famiglia intorno ai 585 €.

Senza contare che il cibo gettato via si trasforma in rifiuti che vengono smaltiti a costi non indifferenti, sia in termini economici sia in termini di inquinamento ambientale: si pensi che una sola tonnellata di rifiuti alimentari provoca l’emissione di 4,2 tonnellate di CO2.

Secondo la Fao, tra gli alimenti incriminati ci sono soprattutto frutta e verdura fresche, forse perché più difficili da conservare non essendo obbligatorio, per esse, indicare la scadenza. Anche questa, però, non sempre orienta il consumatore come dovrebbe: per esempio, lo yogurt può essere mangiato senza danni alla salute o alterazioni del gusto fino a due settimane oltre la scadenza; mentre i succhi di frutta in bottiglia resistono un anno in più di quanto riportato, otto mesi se in tetrapak.
Ad alto rischio per lo spreco di cibo sono soprattutto le festività; visto che quelle natalizie sono alle porte, il QdS vi propone una serie di suggerimenti per evitarlo, strizzando l’occhio all’ambiente (e al portafogli).

Dal marketing si impara che, per non comprare prodotti superflui, bisogna andare a fare la spesa con lo stomaco pieno, preferibilmente con una lista già compilata. Eviterete poi brutte sorprese controllando l’etichetta prima dell’acquisto e chiedendovi: “Riuscirò a consumare il prodotto in prossimità della scadenza?”.
Offerte come il “prendi tre paghi due” fanno sì risparmiare, ma spesso spingono il consumatore a mettere nel carrello più prodotti del necessario.

Attenti poi a non farvi tentare dalle novità più azzardate: nel 9% dei casi gli alimenti vengono buttati perché non sono piaciuti. Inutile comprare molto cibo da destinare alla cena se rientrate in quel 76,3% di siciliani che, stando a recenti rilevazioni Istat, considera il pranzo il pasto principale. 
Una volta a casa, è preferibile riporre gli acquisti in ordine di scadenza: dietro i cibi che scadono dopo, a portata di vista quelli più deperibili.

Occhio anche alle condizioni di conservazione: per carne e pesce la temperatura di conservazione non deve superare i 5°, mentre l’olio e i cibi con l’imballaggio di plastica non devono essere esposti a fonti luminose.
È vero, il tempo a disposizione della preparazione dei pasti si riduce sempre più, ma non rinunciamo comunque a praticare l’antica arte del recupero degli avanzi.

E se proprio non riusciamo a consumare tutto quello che abbiamo comprato, proviamo a seguire il consiglio dell’Associazione Nazionale Dietisti e usiamolo come fertilizzante per le piante.
 


Al via la riforma del sistema delle scadenze degli alimenti
 
L’Europa corre ai ripari nel tentativo di arginare il dispendioso e immorale fenomeno degli sprechi alimentari, rinnovando la dicitura che indica la scadenza sulle confezioni. L’Inghilterra ha deciso di conservare l’avvertenza “consumare entro” solo per quei cibi (pesce, uova, carne e formaggi freschi) che risulterebbero effettivamente nocivi se mangiati oltre la data di scadenza. L’UE si è dimostrata altrettanto attiva: i Paesi membri hanno tre anni di tempo per adeguarsi alla nuova direttiva sulle etichette alimentari, che comprende una sezione dedicata all’indicazione delle scadenze. Viene mantenuta la distinzione tra il termine minimo di conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro”) e data di scadenza vera e propria (“da consumarsi entro”). La novità è che questa deve essere riportata anche all’interno della confezione, mentre sulle preparazioni a base di carne o pesce surgelate o congelate va indicata la data della surgelazione o del congelamento. Inoltre, da anni le Onlus possono distribuire ai bisognosi gli alimenti rimasti invenduti e i prodotti per l’igiene con difetti nell’imballaggio. Né mancano i concorsi a tema, come l’originale “Non sprecare” organizzato a Genova.

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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