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Quotidiano di Sicilia

Carceri siciliani sempre più bombe ad orologeria
di Giulia Cosentino

La capienza regolamentare ormai è un optional: 2.427 i detenuti di troppo nelle 27 carceri dell’Isola. Sovraffollamento, scarsa igiene e gravi carenze di organico restano problemi irrisolti

Tags: Carcere, Sicilia



PALERMO –  Sono passati pochi giorni dall’insediamento del nuovo Governo e con esso la nomina dei nuovi ministri che già si pensa ad azioni risolutive alle svariate problematiche sociali che da tempo attendono risposta. E se la crisi economica nazionale riveste un ruolo di prim’ordine, non meno importante è la crisi del sistema giudiziario, i cui protagonisti sono gli stessi detenuti e le condizioni in cui da tempo si ritrovano. Dal sovraffollamento alla grave carenza di personale, dalle nuove carceri alla manutenzione di quelli esistenti, dalla mancanza di fondi per la benzina al mancato pagamento dello straordinario e delle missioni. Sono solo alcuni dei tanti – oramai noti – temi su cui bisogna intervenire e che si presentano sul tavolo del neoministro della Giustizia Paola Saverino.

Il materiale da lavoro è presente in “casa”. Basta difatti dare uno sguardo al sito del Ministero della Giustizia per visualizzare gli ultimi dati aggiornati al 31 ottobre 2011, riguardanti il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane, per capire come la situazione attuale resta grave.

Il quadro che emerge è sempre lo stesso: la regolamentare capienza degli istituti penitenziari non è sufficiente a contenere il numero effettivo dei detenuti. A questo problema di fondo si sa che ne seguono altri strettamente collegati tra loro: scarsa igiene, carenza di organico della polizia penitenziaria, tracce di sangue di suicidi tra i detenuti e l’obsolescenza delle strutture. Spesso difatti in 7 metri quadri si sta in sei o in 12-14 persone, lontano dagli standard europei che prevedono per ogni detenuto almeno 7 metri quadri in cella singola e 4 in cella multipla.

In Sicilia ad oggi, la regolamentare capienza nei 27 istituti penitenziari è di 5.406 (13 posti in meno rispetto allo scorso 31 agosto), ma i detenuti presenti sono 7.833 (ben 79 in più rispetto agli ultimi dati rilevati). In pratica nell’Isola, in soli due mesi, la situazione si è aggravata: non solo la regolamentare capienza vede posti in meno da offrire ai detenuti, ma il numero degli stessi è aumentato notevolmente. Scende invece il numero delle donne presenti (da 223 a 216) e degli stranieri (da 1.876 a 1.789).

Non meno roseo il quadro della Lombardia, dove la regolamentare capienza nei 19 istituti penitenziari è di 5.416. Al 31 ottobre sono presenti 9.530 reclusi (211 detenuti in più rispetto allo scorso agosto quanto se ne contavano “solo” 9.319.
Tra le Regioni più equilibrate a parità di capienza regolamentare e numero dei detenuti effettivi: la Valle D’Aosta, la Sardegna e il Molise. Invece, il Trentino Alto Adige, malgrado negli ultimi mesi abbia registrato 11 detenuti in più, si aggiudica sempre il primo posto. Nei due istituti penitenziari presenti nella regione, con capienza regolamentare pari a 520, sono presenti solo 362 detenuti.

“Siamo certi – ha detto Mimmo Nicotra, vicesegretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp - che il neoministro della Giustizia terrà conto dell’emergenza-carceri e che, subito dopo aver incontrato i rappresentanti dell’associazione magistrati, convocherà i rappresentanti della polizia penitenziaria”.
 

 
Sindacato Sappe. Riforma “svuota-carceri” urgente
 
PALERMO – Il Sappe, principale sindacato penitenziario ha salutato con favore la nomina del neoministro Saverini e auspica un intervento concreto per fronteggiare la situazione di tensione che si sta determinando in molti istituti penitenziari del Paese. A questo proposito Donato Capece, segretario del Sappe, ha evidenziato come “non si può perdere ulteriore tempo per cui occorre percorrere la strada di una riforma del sistema penale, sostanziale e processuale che renda stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale, prevedendo che i compiti di controllo sull’esecuzione penale e sulle misure alternative alla detenzione siano affidati alla Polizia Penitenziaria”. 
“Oggi difatti – ha aggiunto Capece - 20mila degli attuali detenuti sono condannati a pene inferiori a 3 anni. Esclusi gli stranieri, da espellere per far loro scontare la pena nel Paese d’origine, gli italiani detenuti con pena inferiore ai tre anni potrebbero essere affidati ai servizi sociali e impiegati in lavori socialmente utili, quindi fuori dal carcere”.
Si tratta quindi di attuare una riforma svuota-carceri quindi, proposta promossa del garante dei diritti dei detenuti, Salvo Fleres.

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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