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Dai cantori “orbi” agli zampognari. La tradizione delle novene di Natale
di Stefano Di Mauro

Canti narrativi suddivisi in nove parti che raccontano le vicende della Natività: una tradizione che continua in Sicilia. Da Monreale ad Antillo, davanti alle edicole sacre appositamente addobbate, si celebra la nascita di Gesù

Tags: Speciale Natale 2011



CATANIA - La tradizione musicale del Natale in Sicilia non è scomparsa anzi continua ad essere molto vivace; le Novene rappresentano in Sicilia non solo religiosità e fede ma anche l’occasione per stare insieme, fare festa in chiesa, per le strade in piazza.

Le Novene di Natale, canto narrativo suddiviso in 9 parti che narrano le vicende della natività sono eseguite per le 9 sere che precedono il Natale, ad opera di un gruppo di musicanti che suonano davanti ad edicole sacre addobbate con frutta, alloro ed asparago ed eseguendo un vario e suggestivo repertorio commissionato da devoti che alla fine offriranno cibo e bevande a loro ed ai presenti; in diversi paesi, vengono accesi dei falò per “quadiari lu Bammineddu”.

Le origini delle novene risalgono agli orbi (ciechi), suonatori e cantori ambulanti siciliani. Gli orbi vennero riuniti in congregazione a Palermo dai Gesuiti fin dal 1661, con il preciso obiettivo di diffondere presso il popolo un’ampia produzione di testi poetici dialettali di argomento religioso: storie di santi, canti di Natività e di Passione, rosari, ecc. La Chiesa fissava così, attraverso la scrittura, temi e motivi destinati alla più ampia ricezione popolare grazie alla mediazione “orale” degli orbi. L’ampio impiego di testi in latino e, più recentemente, in italiano - dalle Litaniae lauretanae a inni come Tu scendi dalle stelle, Evviva Maria, ecc. - conferma la natura “mista” del repertorio natalizio.

A Monreale oggi, diverse coppie di zampognari (ciaramiddari) si esibiscono la mattina e la sera, dall’Immacolata all’Epifania con la zampogna “a chiave”, o a Licata con quella “a paio” con il sostegno ritmico del cimmulu (cerchietto) munito di piattini e sonagli. La Novena da Madonna, a Novena di Natali, l’Ottava dell’Epifania, della Natività, dall’Annunciazione alla Nascita, alla fuga in Egitto ed il Triduo (triinu), che conclude i tre giorni dal 3 al 5 gennaio, sono alcuni degli antichi canti proposti nelle novene; i brani più richiesti e commissionati dai devoti sono Lu viaggiu dulurusu (lu caminu di San Giuseppi), A la notti di Natali, Ninu Ninu lu picuraru, Li tri re, Dinghi dinghi la campanedda, la Sarvi Regina di Natali, e melodie strumentali come le Pasturali che sono l’esito di scambi tra la musica dotta e quella popolare; i Ballitti concludono le Novene. Temi ricorrenti sono l’adorazione dei pastori, le ninna nanne al Bambino.

“Lu caminu di San Giuseppi” è un lungo testo in quartine di ottonari che narra le vicende evangeliche della nascita di Gesù di cui fu autore un monaco monrealese Binidittu Annuleri, pseudonimo del canonico Antonio Di Liberto. Dal suo “Viaggio dulurusu di Maria Santissima e lu Patriarca San Giuseppi in Betlemmi”, nacquero nei secoli molte varianti, diversi brani simili, con svariate combinazioni vocali e strumentali.

Un’altra interessante novena è attribuita a Giacomo D’Orsa, celebre poeta popolare dei primi anni del Settecento, dal titolo “Curteggiu di li pasturi a lu Santu Bambinu Gesù, la ninna di la Gluriusa Virgini Maria”; da queste discendono le numerose varianti riproposte ancora oggi.

Il Pitrè testimonia di novene di Natale, eseguite con svariati strumenti: friscalettu, scacciapensieri, violino, contrabbasso e flauto. Alla fine dei canti, i cantanti ricevevano il compenso. “Fari u firriatu” cioè offrire ai suonatori ed ai presenti, vino, ceci, cucciddati, uva passa e fichi secchi dai devoti.
“È nasciutu u Bammineddu: datici lu carrineddu!”, o “la nuvena è terminata, datici li cucciddata”.
Il contenuto delle Novene, i personaggi trovano origine molto spesso, dai Vangeli apocrifi trasmessi nel tempo per via orale.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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