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Dislessia, si riconosce tra i banchi di scuola
di Andrea Cassisi

Si presenta sottoforma di disturbi nella memorizzazione di elenchi, inversione di lettere e numeri nella lettura o nella scrittura. Nella maggior parte dei casi si manifesta nei bambini al secondo anno di scuola elementare

Tags: Dislessia, Scuola



RAGUSA - La scuola gioca un ruolo fondamentale nella formazione di un bambino affetto da DSA ossia da Disturbi Specifici di Apprendimento, la patologia più comunemente conosciuta con il nome di dislessia. Attraverso una didattica individualizzata e personalizzata e adeguate modalità di valutazione, un docente in possesso di una specifica formazione può contribuire al successo formativo dell’alunno garantendogli quindi il diritto allo studio. “Dislessia, cosa cambia nella scuola con la nuova normativa” è infatti il titolo di un convegno promosso nei giorni scorsi a Ragusa dall’ Associazione Italiana Dislessia (AID) della provincia.  C’è una legge, la n.170 approvata l’8/10/2010, che ha conosciuto un lungo e travagliato iter iniziato il 2002, che ha portato alla consapevolezza del riconoscimento in Italia, dove esisteva una condizione di anomalia rispetto agli altri paesi europei, di disturbi come  dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia che interessa quasi il 5% di bambini nella fascia di scolarità tra gli 8 e i 13 anni. “Poiché per questi  bambini  l’apprendimento della lettura e della scrittura diviene una vera e propria barriera – dice Claudia Rosabianca Leo, presidente nazionale AID - che preclude la strada al futuro apprendimento, gli insuccessi che sperimentano nel corso degli anni scolastici li portano ad avere una scarsa autostima ed è facile che si verifichi l’abbandono scolastico al termine della scolarità obbligatoria.
 
Diventa fondamentale – continua - una collaborazione e una sinergia fra scuola, famiglia, aziende sanitarie: tutte quelle istituzioni che si fanno carico dello sviluppo della personalità dei bambini e dei ragazzi”. Ma come un insegnate può riconoscere un dislessico? è un  bambino lento nella lettura e spesso inverte le sillabe o tralascia alcune lettere in alcune parole, sia nella scrittura che nella lettura. Nella maggior parte dei casi questo avviene quando il bambino frequenta il secondo anno di scuola elementare “ecco perché centrale è il ruolo delle insegnanti”, dice l’esperto Enrico Ghidoni, Neurologo dell’arcispedale S. Maria Nuova Reggio Emilia, che si occupa anche di diagnosi di dislessia per gli adolescenti e gli adulti. Ghidoni ha anche collaborato con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la stesura della Legge 170 in riferimento alla nuova normativa e dopo l’emanazione del decreto attuativo e delle linee guida. Gli errori caratteristici di un bambino affetto da dislessia sono l’inversione di lettere e numeri nella lettura e nella scrittura; altri disturbi possono riguardare la memorizzazione di semplici elenchi: i giorni della settimana i mesi dell’anno, le lettere dell’alfabeto o anche la difficoltà di mantenere un costante livello di attenzione è un indice altrettanto importante. Gli esperti consigliano di rivolgersi a uno specialista in neuropsichiatria, in psicologia o in logopedia non solo se si trovasse corrispondenza nei sintomi ma anche se si riscontrassero difficoltà linguistiche legate alla lettura e alla scrittura, bambino o adulto che sia. Ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche dell’interessato agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali individuati.
 
A Ragusa nel 2006 è nata la sezione provinciale dell’AID oggi ospite presso la direzione didattica “Mariele Ventre” di via Piccinini in attesa di trovare casa. è nella scuola che si tengono gli incontri dei soci e si ricevono gli interessati presso lo sportello di ascolto di cui fanno parte genitori di dislessici, dislessici adulti, insegnanti e tecnici. è un gruppo di persone impegnate sul territorio in diverse attività per far conoscere il  problema nella provincia di Ragusa e sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e gli enti che si occupano dell’educazione dei bambini e dei ragazzi; sostenere le famiglie con bambini dislessici. Attualmente è in corso la partecipazione al corso “Non è mai troppo presto”, un progetto longitudinale triennale, che vede coinvolti circa 500 alunni della scuola primaria di Ragusa e provincia, con cui vengono effettuati degli screening, negli anni compresi tra la prima e la terza classe, con lo scopo di  individuare precocemente alunni a rischio DSA per poter intervenire tempestivamente.

Per chi fosse interessato a rivolgersi al referente della sezione di Ragusa, l’insegnante Carmela Stancati può collegarsi al sito www.dislessia.it. 
 

 
Attenzione in classe al bambino disattento e svogliato
 
I disturbi dell’apprendimento interessano circa dal 3% al 5% dei bambini in Italia, 1 alunno per classe. Spesso gli insegnanti segnalano “il bambino è disattento e svogliato”. Nella realtà scolastica occorre ricordare che l’alunno “difficile” è così perché presenta delle difficoltà che vanno ricercate attraverso un’anamnesi. Considerarlo “irrecuperabile” e discriminarlo, perché non in linea con gli altri compagni, è inconcepibile in un ambiente scolastico, primaria fonte di socializzazione. In effetti l’insegnante si può accorgere della dislessia quando l’alunno è lento, si stanca facilmente e apprende con grande difficoltà il meccanismo della letto-scrittura, salta righe e parole, il linguaggio verbale è povero e non memorizza i termini  difficili, etc. La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi specifici dell’Apprendimento (DSA) o Learning  Disabilities (LD) che “derivano da una disfunzione o da diverso funzionamento del Sistema Nervoso Centrale intrinseca all’individuo e sono originati da alterazioni di natura neurobiologica”. Secondo l’OMS si diagnostica una dislessia sulle basi di 5 condizioni: QI è nella norma (tra 85 e 115), il livello di lettura è significativamente distante dalla media, non ci sono disturbi neurologici o sensoriali, il disturbo è persistente nonostante gli interventi scolastici, il disturbo dà conseguenze nella scolarizzazione.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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