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Cittadini, denunciate i burocrati
di Massimo Mobilia

Burocrazia. Via alla “rivoluzione” voluta da Brunetta.
La normativa. La legge di stabilità 2012 obbliga la completa “decertificazione” nei rapporti tra la Pubblica amministrazione e i privati. Guerra aperta a carta e lunghe code negli uffici.
Nei capoluoghi. Solo Messina si è attrezzata con un’ampia sezione sul web. Palermo e Catania restano indietro al Dpr del 2000 e non hanno ancora aggiornato le procedure.

Tags: Burocrazia, Renato Brunetta



PALERMO - "Allora... mi deve presentare il certificato di nascita, quello di residenza, lo stato di famiglia, lo stato civile, un certificato che attesti il titolo di studio, uno per la qualifica professionale, uno sulla sua situazione economica e reddituale". Quante volte di fronte allo sportello di un ufficio pubblico ci siamo sentiti elencare dal funzionario di turno i certificati da presentare e quante volte avremmo voluto mandare a quel paese la burocrazia?

Ebbene, forse molti ancora non lo sanno ma dal primo gennaio del 2012 l'impiegato pubblico che richiede certificati al cittadino incorre nel reato di violazione dei doveri d'ufficio. Non potrà più neanche accettarli, perché è entrata in vigore la norma prevista dall'art. 15 della Legge di stabilità 2012 (n. 183 del 12 novembre 2011), recante "Adempimenti urgenti per l'applicazione delle nuove disposizioni in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive", che impone la completa "decertificazione" nei rapporti tra Pa e privati.

Le nuove disposizioni vanno a richiamare quanto già previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, secondo il quale gli uffici pubblici non possono richiedere atti o certificati contenenti informazioni già in possesso della Pa. A chiarire le nuove disposizioni ci ha pensato il neo ministro della Pubblica amministrazione e Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, che il 22 dicembre ha inviato una direttiva a tutte le Pa, con le informazioni necessarie per rendere esecutiva l'operazione pensata e voluta dal suo predecessore, Renato Brunetta.

Così, le certificazioni rilasciate in ordine a stati, qualità personali e fatti, sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati; nei rapporti tra privati e Pa (o gestori di servizi pubblici) invece vengono rimpiazzate dalle Dichiarazioni sostitutive di certificazione o dall'atto di notorietà. Le amministrazioni pubbliche devono inoltre individuare un ufficio responsabile per gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l'accesso diretto agli stessi, e rendere note nei propri siti internet istituzionali le nuove misure adottate. I certificati utilizzabili tra privati infine, per essere validi, devono riportare la dicitura, "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della Pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi".

La scomparsa dei certificati e il coronamento dell'autocertificazione non potrà che portare notevoli benefici, perché si sa quanto la burocrazia allunghi i tempi e freni lo sviluppo. Per esempio, la nuova legge determinerà un risparmio per le piccole e medie imprese di ben 23 miliardi di euro in oneri amministrativi, secondo quanto riferito dal dipartimento della Funzione pubblica.
Siamo sicuri però che l'operazione "Certificati zero" gioverà innanzitutto a ogni singolo cittadino. In Sicilia ci stiamo organizzando per adempiere alle misure imposte dal Governo? Siamo andati a vedere come si stanno attrezzando i Comuni delle città metropolitane: Palermo, Catania e Messina.

Non si è fatto trovare impreparato il Comune di Messina, che con un avviso del 4 gennaio ha informato i cittadini sulla "decertificazione", ha posto la nuova dicitura sui certificati e gli estratti rilasciati dal dipartimento Demografico e ha pubblicato sul proprio sito internet i modelli di Dichiarazione sostitutiva. Il Comune dello Stretto ha creato sul web un'apposita area "Autocertificazioni", facilmente raggiungibile, dove vengono forniti tutti i chiarimenti sulla nuova normativa, e vengono anche elencati un responsabile per ogni ufficio e tutti i recapiti necessari a cui le altre Pa o gestori di pubblici servizi possono rivolgersi.

Allo stesso modo non possiamo dire che Catania e Palermo non abbiano prodotto servizi di autocertificazione, ma nel loro caso si tratta di modalità ancora non aggiornate alla Legge di stabilità 2012, bensì ferme al Dpr del 2000, e con sezioni nei propri siti internet non immediatamente raggiungibili dall'utente. Nel sito del Comune di Catania, per esempio, bisogna dapprima entrare sui "Servizi on-line", poi cercare la sezione autocertificazione che rimanda, a sua volta, a un link esterno dove è possibile effettuare le dichiarazioni attraverso un sistema telematico, ma la normativa è ferma al 2000.

Così come nel caso di Palermo, dove una volta centrata la voce "Guida all'autocertificazione", tra decine elencate dall'amministrazione, si entra in una pagina che fornisce indicazioni sommarie, senza riferimenti alla nuova normativa, priva del modello di Dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà e che pubblica solo un modello di Dichiarazione sostitutiva di certificazioni senza le diciture previste dalle nuove disposizioni.

Si può ancora fare di meglio e proprio per questo il Quotidiano di Sicilia ha lanciato ai propri lettori l'invito a segnalare situazioni di inadempienza da parte dei burocrati siciliani. Per tutti coloro i quali volessero segnalare eventuali richieste di certificati non dovuti, è possibile scrivere una mail all'indirizzo redazione@quotidianodisicilia.it. Ne daremo notizia sulle pagine del nostro giornale.

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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