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Sopravvivono al fallimento le impresa siciliane
di Liliana Rosano

L’Osservatorio trimestrale sulla crisi d’impresa di Cerved rivela un dato in controtendenza, insieme a Basilicata e Sardegna. Lo scorso anno numero record da quando, nel 2006, è stata introdotta l’attuale disciplina
 

Tags: Economia, Impresa, Fallimento



PALERMO – Resistono le imprese siciliane all’ondata del fallimento che nel 2011 ha colpito molte delle imprese italiane, soprattutto nell’area del Nord Ovest. Lo rivela il Rapporto “Osservatorio trimestrale sulla crisi d’impresa” del Cerved Gruppo. Nel quarto trimestre del 2011, nel Mezzogiorno i fallimenti hanno continuato ad aumentare con tassi a due cifre anche nel 2011 (+11,2%), trascinati dai forti incrementi registrati in Molise (+39,5%), Campania (+29,6%), Puglia (+9,7%) e Calabria (+9,7%).
In controtendenza la Basilicata (‐39,4%), la Sicilia (‐0,5%) e la Sardegna (+0%). L’Isola quindi si tiene al riparo dalle ondate fallimentari, rispetto alle grosse realtà imprenditoriali del Nord che, dati alla mano, stentano ad andare avanti.  L’ondata di fallimenti che ha colpito le imprese italiane dall’inizio della crisi è proseguita anche nell’ultima parte del 2011, portando il numero totale di procedure aperte in un singolo anno ai massimi da quando è stata riformata la disciplina fallimentare nel 2006.

Secondo gli archivi di Cerved Group, tra ottobre e dicembre del 2011 sono state aperte 3.500 procedure fallimentari, per un incremento del +1,9% rispetto al quarto trimestre del 2010. Con questo dato, salgono a quindici i trimestri consecutivi in cui si rileva un aumento delle procedure rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Complessivamente, nel 2011 si contano più di 12 mila fallimenti, un aumento del 7,4% rispetto alle oltre 11 mila procedure del 2010 (che, a sua volta, aveva fatto segnare un +19,8% rispetto all’anno precedente). Dopo il brusco calo dei default osservato nel 2006 e nel 2007 per effetto della riforma della disciplina fallimentare, la crisi ha quindi prodotto un continuo e prolungato aumento delle procedure: complessivamente, tra 2009 e 2011, si contano 33 mila fallimenti. I 12 mila default aperti nel 2011 non superano in termini assoluti il record toccato nel 2005 (quando però potevano fallire anche le microimprese).

Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel 2011 a livello nazionale non ha interessato il Nord Est, area in cui il numero delle procedure si è attestato sui livelli del 2010 (‐0,3%). Il Nord Est ha beneficiato del calo dei fallimenti aperti nel Trentino Alto Adige (‐5,5%), nel Veneto (‐4,4%) e in Friuli (‐3,4%), mentre sono risultate in aumento le procedure presentate da aziende dell’Emilia Romagna (+7,1%). Il Nord Ovest si conferma nel 2011 l’area con la maggiore frequenza di fallimenti: l’IR ha toccato quota 25,7 punti (24,1 nel 2010).
 
L’aumento dei fallimenti (+8,4% tra 2011 e 2010) ha riguardato tutte le regioni dell’area: +3,9% in Piemonte, +8,4% in Liguria, +9,8% in Lombardia e +11,1% in Valle d’Aosta. Nel Centro Italia, i fallimenti aumentano più della media nazionale (+9,5% rispetto al 2010, contro il +7,4% in Italia), soprattutto per il forte incremento osservato nel Lazio (+23,4%) e, in misura minore, in Umbria (+8,6%). Migliore (o meno negativa), la performance delle regioni a maggiore specializzazione manifatturiera, come la Toscana (+1,7%) e, soprattutto, le Marche (‐7,1%).

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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