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Sicilia, metà del gas importato in Italia passa da qui
di Rosario Battiato

Dall’Algeria e dalla Libia, tramite l’Isola, arriva quasi il 50% del totale degli acquisti di aeriformi, esercitati sul mercato internazionale. Il mercato isolano si rifornisce da Mazara (gasdotto algerino) e Gela (dalla Libia), ma il 65% si consuma da Roma in su

Tags: Gas, Energia



PALERMO – Metà del gas nazionale importato parte dalle coste nordafricane e attraversa la Sicilia prima di raggiungere il continente e gli impianti di stoccaggio dell’Italia centro-settentrionale. All’Isola restano solo le briciole che si inseriscono nel mercato regionale prima che il grosso del flusso finisca nel Settentrione dove nel 2010 si è consumato il 65,5% del quantitativo complessivo dalle famiglie italiane. L’Isola, non bastasse il petrolio, è ancora una volta crocevia strategico per l’energia nazionale.

La Sicilia assaggia il gas, senza poterlo effettivamente gustare. L’Isola è la porta di ingresso per circa il 50% del totale del gas importato (il 35,6% arriva dall’Algeria il 9% dalla Libia passando da Mazara del Vallo e Gela) ma in tutto il Meridione se ne consuma soltanto il 12,8% del dato complessivo nazionale. Il meccanismo di distribuzione del gas nazionale è assai semplice. “Se, per esempio, un operatore lombardo vuole vendere il proprio gas in Sicilia, egli prenoterà un entry point in Lombarida e un exit point in Sicilia, - si legge nello studio Natural Gas Transport in Italy, The analysus of trasportation rates di Susanna Dorigoni e Sergio Portatadino della Bocconi - ma in realtà non verrà pompato alcun gas dal Nord Italia al Sud! Per ottenere lo stesso effetto fisico si procederà col pomparne meno da Sud a Nord, nella stessa quantità del gas che il lombardo vuole vendere in Sicilia. Questo meccanismo alleggerisce il flusso principale e diminuirà di conseguenza (per motivi fisico-tecnici) i costi operativi di rete”.

La conferma giunge anche da Federico Pontoni, collaboratore de Lavoce.info e ricercatore presso IEFE, il centro di ricerca dell’università Bocconi. “Il trasporto del gas naturale può essere scomposto in due attività: trasporto ad alta pressione (rete nazionale gestita da Snam); distribuzione a bassa pressione (reti locali). Il gas importato e prodotto entra nella rete di trasporto nazionale la quale ha diversi punti di riconsegna dove sono allacciate le reti di distribuzione”. Poi nella “rete nazionale, ovviamente, - ha proseguito Pontoni - il gas che arriva da più parti si mischia” ed è normale che in punti “di riconsegna vicini a punti d’ingresso transiti lo stesso gas, anche per questioni di minori costi di trasporto”.

In Sicilia, ha concluso il giovane ricercatore bocconiano, “si consuma solo gas che entra da Mazara e da Gela”, anche perché “visto inoltre le ingenti quantità che entrano in Sicilia, non avrebbe senso spingere il gas in controflusso dal nord”.
Il resto finisce al nord dove esiste la macroarea che per ragioni climatiche ed industriali è la più energivora d’Italia. Inoltre nell’area centro settentrionale sono collocati gli impianti di stoccaggio, la cui attività consiste nell’immagazzinare il gas in giacimenti durante l’estate, quando la domanda è bassa. I campi di stoccaggio in esercizio in Italia sono sono una decina, tutti realizzati in corrispondenza di giacimenti a gas esauriti, anche se stanno per essere date ulteriori concessioni. La capacità di stoccaggio di gas naturale, aggiornata al 31 dicembre 2010, è stata pari a circa 14.700 milioni di metri cubi  di cui 5.100  per stoccaggio strategico. Gli impianti sono collocati tra la Lombardia (4), l’Emilia Romagna (3), l’Abruzzo (2) e il Veneto.

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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