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Svuotacarceri, Fleres: “Non servirà a ripristinare condizioni umane”
di Giulia Cosentino

Fuori dalle carceri siciliane “appena” 500 reclusi: troppo pochi per evitare giudizi di condanna dall’Ue. Sovraffollamento: il Garante dei diritti dei detenuti delinea i nuovi scenari in Sicilia

Tags: Svuotacarceri, Carcere, Salvo Fleres



PALERMO – Affrontare le criticità per cercare di risolvere il problema delle carceri in Italia è il punto focale su cui si basa il decreto “svuota carceri” che qualche giorno fa ha incassato l'ok definitivo anche dalla Camera dei deputati e definito tale perché verosimilmente porterà fuori dagli istituti di pena circa 3.300 detenuti. Il sovraffollamento è difatti una delle piaghe più dolorose dell’intero sistema giudiziario.
 
Basta pensare che, di mese in mese, il quadro che emerge circa il numero effettivo dei detenuti presenti nelle carceri, resta pressoché allarmante. L’ultimo “bollettino di guerra” aggiornato al 31 gennaio sul sito del Ministero mette in evidenza – ancora una volta – come la regolamentare capienza degli istituti penitenziari resti un parametro di riferimento per la vivibilità dei detenuti puntualmente disatteso. Nonostante negli ultimi due mesi, si sia registrato un calo del numero dei detenuti presenti, la situazione continua a destare preoccupazione perché ad essa si accompagnano una serie di fattori altrettanto gravi e di cui già siamo a conoscenza: sovraffollamento, suicidi, obsolescenza delle strutture, carenze igieniche e di organico della polizia penitenziaria.

In Lombardia sono poco più di 4.000 i detenuti in più rispetto all’effettiva capienza delle carceri (pari a 5.398); in Sicilia, così come per le altre regioni, se è pur vero che negli ultimi mesi è diminuito il numero dei detenuti presenti (da 7.797 dello scorso novembre a 7.454 del mese di gennaio), si calcolano sempre 2.000 detenuti in più. Per quel che riguarda la componente straniera, l’Isola si piazza al settimo posto (dopo Lombardia, Lazio, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Veneto) con 1.574 detenuti stranieri, mentre per la componente femminile, la Sicilia è quinta (dopo Lombardia, Lazio, Campania, Puglia) con 200 donne.
 
Si tratta di numeri ancora molto alti che probabilmente si ridurranno con il neo decreto “svuota carceri”, che però ha fatto e fa tuttora discutere. Uno fra questi: il fenomeno dell’attenuazione delle cosiddette “porte girevoli” relativo all’ingresso e all’uscita - nel giro di tre giorni - dei detenuti nelle carceri. In questo modo il soggetto arrestato per reati di “un’offensività limitata” può essere portato dalla polizia giudiziaria nelle celle di sicurezza delle Questure. Entro 48 ore, si deciderà se convalidare o meno l’arresto, restituire alla libertà la persona, mandarla ai domiciliari o al carcere.
 
Altra polemica quella relativa ai braccialetti elettronici per il controllo a distanza dei detenuti, entrati in vigore 10 anni fa. Il loro numero non solo è insufficiente, ma si tratta di strumenti tecnicamente non idonei, poiché privi di sistema gps che quindi non consente la localizzazione del soggetto. Se il sovraffollamento resta un problema assai critico, non meno importante e delicato è quello relativo alla presenza di detenute madri e figli, costretti a “scontare” i primi anni di vita in un luogo inappropriato. Attualmente in Italia le donne rinchiuse in carcere sono circa 2600, il 4% dei detenuti. Di queste poco più di 60 sono internate insieme ai loro figli che ad oggi risultano essere 70, con età inferiore ai 3 anni. In Italia sei sono le carceri interamente femminili e 17 gli asili nido funzionanti, di cui uno in Sicilia.
 
Sul sito del Ministero della giustizia viene tracciato un quadro completo, datato al 31 dicembre 2011, riguardante la presenza di donne-madri con bambini in istituto. In Sicilia si conta la presenza di una detenuta madre con figlio in struttura, mentre predominante è il numero (pari a 15) delle madri con bimbi nelle carceri della Lombardia, seguita da Lazio, Campania, Piemonte e Puglia. La realizzazione di strutture come le sezioni nido è comunque di per sé un luogo incompatibile con le esigenze di crescita del bambino, che trova un’alternativa attraverso la sperimentazione dell’istituto a custodia attenuata per madri (Icam). Se è pur vero che l’obiettivo promosso dall’Icam è quello di evitare “un’infanzia negata” ai bambini, altrettanto vero è che la reclusione femminile e il modo in cui la vita carceraria influisca sulla maternità e lo sviluppo del bambino è pressoché invisibile agli occhi delle istituzioni.
 

 
Opg, soppressione di un’anomalia italiana

Dopo l'approvazione definitiva da parte della Camera, il decreto “svuota carceri” può essere considerato a tutti gli effetti legge di Stato. Adesso ci si chiede quali saranno le ripercussioni che lo stesso avrà sull’intero sistema giudiziario.
“Non ho votato la legge svuota-carceri 2 perché la considero del tutto inadatta a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri italiane”. Questo il primo commento di Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti, il quale ha aggiunto come il suo voto sia di astensione e non di contrarietà. “Il testo difatti – ha detto Fleres - prevede la soppressione degli OPG e la loro trasformazione in strutture detentive, importante poiché, dopo l’approvazione della legge Basaglia, nel nostro Paese non ci sarebbero dovuti essere più manicomi. Gli OPG costituivano un’anomalia che spesso ha prodotto effetti devastanti e documentati. Mi auguro però che la soppressione degli OPG non costituisca un rimedio peggiore del male”. In riferimento alle nuove norme previste dal decreto, Fleres ha commentato come “i risultati sperati saranno molto limitati, così come già accaduto con la legge svuotacarceri 1”. La stima che è possibile fare non supera i 3.500 reclusi in tutta Italia, non oltre 500 in Sicilia. “Troppo pochi – spiega Fleres - per ripristinare condizioni umane di detenzione nelle carceri o per evitare i giudizi di condanna da parte dell’Europa”. Anche l'uso delle camere di sicurezza in alternativa al carcere non produrrà gli effetti sperati perché o non verrà attuata per indisponibilità di celle adeguate o perché considerata una misura poco sicura. In compenso, l'operazione costerà ai cittadini circa 32 milioni di euro”.

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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